I prodotti dei PIRP. I luoghi dell’incontro

I tre giovani morti nell'incidente della notte di Natale 2012 cui verrà dedicato un parco a Uggiano (Lecce)

Che cosa strana la mente umana! Mi è stato raccontato che può tutto e a volte ci credo veramente anch’io, con il mio razionalismo e il mio essere agnostico. Penso che laddove non riesco a capire, allora scatta la mia fede in qualcosa che raccoglie forse le nostre paure ed ansie, ma forse raccoglie anche la potenza del Creato.

Dobbiamo però aprire una parentesi per chiarire. Nella notte di Natale dell’anno scorso una jaguar andò a schiantarsi contro un ulivo secolare sulla strada Giuggianello- Minervino. A bordo c’erano tre ragazzi tra i 20 e i 21 anni, Alberto, Armando e Antonio, tutti di Uggiano, in provincia di Lecce. I primi due morirono sul colpo, il terzo pochi giorni fa, dopo un’agonia durata sei mesi. Ora, mi è stato raccontato che una delle scorse notti ad una donna di Uggiano che lavora nei pressi del parco e che li conosceva, è apparso in sogno Alberto: le ha detto “… che noi sempre qui stiamo”. Forse quella frase sentita in sogno voleva dire che quel trio di ragazzi non avrebbe mai abbandonato quel parco dove è cresciuto insieme a tanti altri ragazzi, a quelli che faranno la città del futuro e che proprio in questi giorni viene loro dedicato, nella periferia del paese. Io vorrei che anche Alberto, Antonio ed Armando diventassero i protagonisti della città del futuro, evidenziando ancora di più che loro sono sempre lì, come ha detto in sogno Abbi (il nomignolo affettuoso di Alberto).

E allora ha un senso dire che quello alla periferia di Uggiano è il loro parco, non solo per affidare alla memoria il loro nome e la loro breve esistenza, ma per ricordare qualcosa di ancora più bello: loro tre erano ragazzi impegnati, che credevano nel futuro, che speravano di costruirlo. Ci sono tante strade e tante piazze dedicate a qualcuno: è così che nasce il ricordo statico, quello che sopravvive quando ci passiamo e leggiamo dove ci troviamo, poi null’altro.

Il parco dedicato ai tre sfortunati ragazzi di Uggiano prima dell'intervento PIRP

Il PIRP ha voluto questo parco assieme ad altri interventi nati per rivitalizzare la 167, la porzione di città con cui integrarsi, quella città da cui rimuovere le carenze infrastrutturali. I PIRP vogliono puntare alla rigenerazione delle periferie urbane, che nel sito dell’Osservatorio Regionale della Condizione Abitativa vengono definite “luoghi fisicamente esterni o interni alla città consolidata, resi marginali dai processi di sviluppo insediativo e afflitti da gravi problemi di degrado fisico, sociale ed economico”. A Uggiano sono “nati”, grazie al PIRP, due parchi: il primo, vicino al bar, viene intitolato in questi giorni ai tre sfortunati ragazzi. Il secondo sarà dedicato a breve a Iqbal Masih, un bambino pakistano che è stato ucciso dalla mafia del posto per la sua ribellione e che è divenuto simbolo della lotta contro lo sfruttamento minorile.

Il parco della zona 167 può diventare un luogo di incontro, dibattito e crescita per tutti

Io vorrei che diventasse, come tanti non luoghi delle nostre città, un luogo dinamico, in cui richiamare un ricordo che costruisce, un ricordo “dinamico”. È questa la maniera per dare ulteriore valore aggiunto al PIRP. Io ho visto nascere la strategia del PIRP a Uggiano, a fianco dell’allora Sindaco Cristina Rizzo, ancora oggi modello e riferimento per i suoi concittadini per la sua fede nel futuro, nonostante proprio lei abbia perso uno dei tre ragazzi. Mi diceva, nel lontano 2006, che voleva che i giovani avessero riferimenti ideali e fisici, che dovevamo “attrezzare” le periferie e farle vivere. Un percorso ereditato ed attuato dall’attuale primo cittadino Salvatore Piconese. Io che ho letto i loro pensieri e trasferito questi in disegni, vorrei che il primo parco divenisse “il luogo dell’incontro”, il parco dell’incontro. Ho raccolto la volontà di pensare all’inserimento di sculture che ricordassero quei giovani: le vedo bene come rappresentanti della tragedia, ma anche del loro impegno, del loro entusiasmo. Le vedo che invitano all’incontro, con delle sedute ospitanti, con il posto trasformato in luogo dell’incontro e discussione, di litigio pacifico, di confronto di idee, di speranza, di futuro, come Alberto, Armando ed Antonio lo vivevano. Come le nostre piazze di 40 anni fa, pullulanti di vita e di futuro, quel futuro che i nostri ragazzi devono costruire ed in cui vedere i tre amici come elementi propulsori della nuova città. Attrezziamoci e non li dimenticheremo.

 

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