I pescatori di Torre Guaceto si fermano a novembre

Rinunciano all’attività dentro e fuori l’area protetta per aumentare la tutela del delicato ecosistema

 

Per tutto il mese di novembre i pescatori autorizzati all’attività nel Parco di Torre Guaceto non praticheranno la pesca né entro i suoi confini, né fuori e sarà bloccata anche la pratica ricreativa. Obbiettivo: aumentare i livelli di tutela.

La decisione presa insieme all’ente gestore che ha aderito all’iniziativa lanciata dalla Regione Puglia a tutte le Aree Marine Protette pugliesi, che riconoscerà ristori economici ai pescatori che si fermeranno.

Così, gli artigiani di Brindisi e Carovigno hanno consegnato la propria licenza di pesca e per un mese non praticheranno in nessuno specchio marino. In questo modo, la fauna ittica sarà maggiormente tutelata sia in riserva, sia oltre i suoi confini.

Ancora una volta, i pescatori di Torre Guaceto abbracciano il concetto di sostenibilità ambientale del Consorzio di Gestione e si schierano al suo fianco.

Dopo il fermo pesca di 5 anni, attuato dall’ente nel 2000 al momento della sua istituzione, al fine di studiare lo stato di salute dell’Amp fino a quel momento martoriata dalla pesca indiscriminata, gli stessi pescatori che in un primo momento non avevano accettato di buon grado le nuove regole, hanno poi sposato in toto il progetto di sostenibilità del Consorzio quando hanno toccato con mano i risultati prodotti dalle scelte prese.

Grazie al fermo e al regolamento che nel frattempo l’ente aveva ideato insieme agli Istituti di ricerca, i pescatori hanno potuto contare su rese di pesca inimmaginabili sino a quel momento e sulla possibilità di svolgere l’attività senza dover competere con un numero indefinito di “colleghi”.

A Torre Guaceto, infatti, possono operare solo nell’area più esterna della riserva, la zona C, i soli pescatori dei comuni competenti territorialmente, Brindisi e Carovigno, una volta a settimana previa autorizzazione dell’ente, e con reti da posta a maglia larga, per non catturare i pesci giovani.

Il modello di pesca sostenibile della riserva ha funzionato per quasi 20 anni, da qui il fatto che la necessità di proteggere la fauna ittica è ormai sentire comune e trasversale.

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