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I nuovi agricoltori? Giovani dinamici e laureati

Un momento del convegno "Il contributo dell’agricoltura per la riforma del Lavoro e la crescita" organizzato dalla CIA lo scorso 18 ottobre

In occasione del convegno Il contributo dell’agricoltura per la riforma del Lavoro e la crescita che ha visto la partecipazione del ministro Fornero, la Cia (Confederazione italiana agricoltori), ha presentato qualche settimana fa un’indagine dalla quale è emerso che le “nuove leve” dell’agricoltura sono giovani, intraprendenti e laureati o con un titolo di studio elevato. Analizzando la situazione ci si accorge che tra i nuovi “dottori” dell’agricoltura – spiega la Cia – il 73% ha rilevato l’azienda di famiglia. Fra questi alcuni si sono costruiti un curriculum ad hoc per rimanere in azienda come, per esempio, agronomi o periti agrari; la maggior parte ha percorso altre strade di formazione ma poi, complice anche la crisi, ha preferito rimanere all’interno dell’attività di famiglia.

Nuove braccia per l’agricoltura – Oltre ai figli d’arte, c’è una piccola fetta di agronomi ed enologi (6%) che decidono di investire in agricoltura pur non avendo un’attività familiare da cui partire. Infine il 21% ha scelto la campagna voltando pagina e tagliando ogni ponte con il percorso precedente: si tratta di giovani completamente estranei all’agricoltura, sia per tradizione che per formazione. È questo il fenomeno nuovo.

Il 73% dei giovani con laurea impiegati nell'agricoltura ha rilevato l'azienda di famiglia

Le motivazioni sono da ricercarsi nelle esperienze lavorative concluse negativamente;alcuni dichiarano di aver scelto l’agricoltura per la qualità della vita dell’ambiente agricolo, altri sono stati coinvolti nella scelta da amici. Ma questi nuovi imprenditori dell’agricoltura hanno un elemento in comune: nella maggior parte dei casi sono stati aiutati dalla famiglia nella fase di start-up aziendale.

In gruppo si lavora meglio – Un altro aspetto nuovo di queste imprese è il carattere di equipe della guida aziendale. Al timone di queste realtà competitive e multifunzionali troviamo combinazioni assolutamente originali: quasi sempre c’è almeno un esperto, quindi un agronomo, un enologo o un biologo, a cui si affiancano le figure professionali più disparate, che a volte si reinventano completamente agricoltori, portano il loro know-howin azienda dandogli una marcia in più: insegnanti, psicologi e operatori sociali che creano fattorie didattiche e fattorie sociali, ingegneri che si cimentano nelle agro-energie, progettando impianti d’eccellenza per il riciclo degli scarti agricoli, laureati in economia che curano i bilanci e l’export aziendale, erboristi e farmacisti che trasformano l’azienda agricola in un laboratorio per la cosmesi e il benessere.

Secondo i dati della CIA le aziende agricole condotte da donne sono più del 33%

L’agricoltura è donna – E ancora. In controtendenza con i dati di disoccupazione  nazionali, dall’analisi della Cia, emerge un altro fattore importante: l’agricoltura è il settore produttivo in cui la presenza femminile si è imposta e continua a crescere. Oggi infatti le aziende agricole condotte da donne sono più del 33% e le lavoratrici rappresentano quasi il 40% della forza lavoro del comparto con un processo graduale di “femminilizzazione” che parte proprio dalle regioni meridionali. Si tratta di aziende dinamiche e creative, orientate alla qualità con il biologico, le produzioni di nicchia Dop e Igp e la vitivinicoltura, ma anche verso quelle attività più legate al sociale e alla cura della persona. Regine dell’arte dell’accoglienza e custodi delle tradizioni contadine, infatti, le agricoltrici moderne aprono le porte delle loro aziende non solo ai turisti, ma alle scolaresche, ai disabili, agli anziani. E lo fanno creando agriturismi, fattorie sociali e didattiche, agri-nidi e agri-asili. Tutti dati che fanno ben sperare: chissà se un “ritorno alla terra” potrà contribuire a risollevare le sorti del nostro Paese.

 

 

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