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I novel food accanto alla dieta mediterranea

Si amplia lo scenario dell’alimentazione. Potrebbero diffondersi, infatti, nuovi prodotti, i novel food, che vedono una fonte preziosa di vari tipi di nutrienti in alghe, meduse, di cui si  fa già uso in una buona parte dei Paesi asiatici, ed insetti. Altri alimenti, inoltre, sono le carni di selvaggina alternativa ed i rettili. Si tratta di cibi, saliti alla ribalta durante Expo 2015, che non possono sostituire completamente i prodotti vegetali, lattiero-caseari e carni, ma essere un utile supporto in vista di scenari molto complessi a livello globale.

«Un primo aspetto da considerare sono i cambiamenti climatici che si prospettano fino al 2050 con un progressivo aumento della temperatura nell’arco di questi anni di 2,5 gradi. Tale innalzamento produrrà una serie di scompensi con desertificazioni di una parte del territorio e spostamento delle abituali colture verso nord. Bisogna considerare un secondo aspetto demografico. Si stima un aumento della popolazione da 7,3 a 9,5 miliardi. Andiamo incontro ad un periodo in cui probabilmente le risorse alimentari decresceranno», spiega il prof. Valerio Giaccone, docente del Dipartimento di medicina animale, produzione e salute dell’area d’ispezione degli alimenti dell’Università di Padova. Una valutazione molto realistica, la sua, se si pensa che già la coltura del riso, per esempio, non è abbondante come una volta, così come la pesca si sta riducendo ed è compensata dall’allevamento di prodotti ittici con l’attività dell’acquacoltura.

Secondo il prof. Valerio Giaccone (nella foto), l'arrivo dei novel food dev’essere messo in relazione all'arrivo di popolazioni sempre più multietniche per motivi di studio, lavoro e fuga da realtà difficili

Secondo il prof. Valerio Giaccone (nella foto), l’arrivo dei novel food dev’essere messo in relazione all’arrivo di popolazioni sempre più multietniche per motivi di studio, lavoro e fuga da realtà difficili

E’ necessario, quindi, un ripensamento del cosiddetto food way, ovvero il modo in cui ci nutriamo e cosa mangiamo. «Dovremo probabilmente in parte – sostiene Giaccone – modificare le nostre abitudini e trovare fonti di proteine, carboidrati, grassi e vitamine in alimenti complementari e di supplemento. Se osserviamo il territorio, le risorse che potranno essere utilizzate avranno un impatto ecologico sull’ambiente meno pressante rispetto agli attuali alimenti. I fautori del consumo di questi alimenti fanno notare che ricavare cibo dalle alghe, meduse ed insetti ha un impatto sicuramente minore rispetto a quello richiesto per allevare bovini, maiali e polli con un’immissione inferiore di Co2. Il ricorso a queste nuove risorse alimentari, quindi, produrrà effetti positivi sull’ambiente».

Secondo la prof.ssa Giuseppina Tantillo, docente di Ispezione degli alimenti della Facoltà di Medicina Veterinaria dell’Università di Bari,  «ci sono tanti aspetti degli insetti che non conosciamo. La zootecnia veterinaria dovrebbe condurre ancora altri studi. Bisognerà comprendere bene quali siano gli alimenti che hanno le qualità ed i contenuti proteici e lipidici tali da sostenere qualsiasi organismo. Un percorso già avviato e da sostenere è quello del pollame e prodotto ittico allevato».

La dieta mediterranea, comunque, è salva. «La nostra base – conclude Giaccone – rimarrà quella per tradizione e produzione. Non è pensabile che passiamo ad alimentarci integralmente di alghe, meduse ed insetti perché poi si creerebbero seri problemi di produzione di questi alimenti. L’arrivo di questi nuovi alimenti dev’essere messo in relazione ad un aspetto: il fatale ed inevitabile arrivo di popolazioni sempre più multietniche per motivi di studio, lavoro e fuga da realtà difficili».

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