I danni dell’industria del tonno in scatola: Bloom richiama Carrefour (e le più importanti catene italiane)

Una lettera di messa in mora a uno dei più grandi supermercati al mondo. Una serie di report dell’associazione francese mette in guardia i consumatori anche su etichette vaghe o fuorvianti

 

Mesi di ricerche da parte dell’associazione Bloom hanno portato alla luce impatti ambientali e abusi multidimensionali della pesca del tonno tropicale. I vari report disponibili sul loro sito riguardano realtà di diverse parti del mondo: dal conflitto di interessi del governo francese con l’industria della pesca in Africa alle diverse pratiche di sfruttamento nell’Oceano Indiano, il quadro che ne è emerge è quello di una tendenza anti-ecologica e neocoloniale che interessa tutte le potenze europee (e non solo). Per questo la delegazione italiana ha preso posizione anche nel Bel Paese, inviando una lettera di messa in mora a Carrefour (la settima catena di supermercati più grande al mondo) per il mancato rispetto del suo dovere di diligenza aziendale.

Indian Ocean Tuna Commission: un quadro di violenza neocoloniale

Sono otto i report che Bloom ha stilato in riferimento alle pratiche adottate dai grandi pescherecci europei in giro per il mondo, in particolare nelle acque dell’Oceano Indiano. C’è, ad esempio, quella riguardante l’Indian Ocean Tuna Commission, nata per “gestire in modo sostenibile” le risorse marine e “promuovere la cooperazione” tra gli Stati membri. Le discussioni ai tavoli sono condotte da 24 Paesi confinanti con l’Oceano Indiano e 6 non confinanti, tra cui anche la Francia a nome dei suoi territori d’oltremare Mayotte e Réunion, così come la Spagna. Le due potenze europee si sono “alleate” nel tentativo di mantenere intatte le loro aree di sfruttamento, continuando a perpetuare la loro “violenza neocoloniale – si legge nel report -, che consiste nel preservare eternamente il loro retaggio industriale nei Paesi in via di sviluppo”, vale a dire creare una visione distorta di concorrenza, “resa possibile da continue colossali sovvenzioni pubbliche”, e dal continuo saccheggiamento delle risorse marine.

Ancora, il report sui diritti umani nell’industria del tonno in scatola: salari bassi, orari di lavoro da schiavitù, abusi sul luogo di lavoro sono stati documentati da diverse fonti indipendenti. A soffrire sono soprattutto le donne e i bambini, sfruttati e abusati soprattutto in aree dell’oceano Pacifico e Indiano.

Inoltre, il processo di trasbordo (in cui le navi trasferiscono il loro pescato da e verso altre imbarcazioni) permette ai pescherecci di rimanere in mare anche per anni. Il trasbordo provoca il mescolamento del pesce catturato da navi diverse, rendendo estremamente difficilmente la tracciabilità dell’origine del tonno.

“Deliberata ignoranza”: le catene italiane in fondo alla classifica delle buone pratiche nella pesca del tonno

Classifica di Bloom su supermercati europei

“I supermercati chiudono deliberatamente un occhio sulla drammatica realtà della pesca al tonno” : è l’osservazione di Pauline Bricault, autrice principale della classifica intitolata “Deliberata ignoranza”, che valuta le pratiche di approvvigionamento di tonno di 36 supermercati francesi, britannici, italiani, spagnoli, tedeschi e belgi. La quasi totalità delle catene, comunica Bloom, si è rifiutato di fornire dati sulle vendite di prodotti a marchio terzo (cioè i prodotti che non portano il marchio del distributore, quali ad esempio Rio Mare o Mareblu), anche se l’analisi ha rivelato che questi prodotti sono generalmente i più problematici. In questo, le catene di supermercati italiani sono stati i peggiori in assoluto: né Esselunga, né Conad, né Coop hanno dato una qualsiasi risposta alle richieste d’informazioni avanzate da BLOOM, ricevendo così un voto di 0/10 per la cooperazione.

Da qui l’appello alle grandi catene europee, in primis Carrefour. In qualità di catena di supermercati leader in Francia, Carrefour dovrebbe avere pratiche esemplari nell’approvvigionamento di prodotti a base di tonno, ma la classifica mostra che le politiche di acquisto dei supermercati europei sono totalmente inadeguate quando si tratta di questioni cruciali come la protezione dei lavoratori e la salvaguardia delle specie marine. Carrefour ottiene un punteggio sotto la sufficienza in tutti i paesi dove sono state analizzate le sue politiche di acquisto (Francia, Italia, Spagna e Belgio), “cosa che – scrive Bloom in un comunicato – contrasta con l’immagine d’impresa attenta alla sostenibilità di cui si vanta”.

“Il più delle volte, come nel caso di Carrefour, i supermercati si nascondono dietro etichette ingannevoli, come quella del MSC (Marine Stewardship Council), che non forniscono alcuna garanzia affidabile sulla sostenibilità dei prodotti, né dal punto di vista ambientale né da quello dei diritti dei lavoratori. Come recentemente rivelato dall’inchiesta ‘The Outlaw Ocean Project’ del giornalista investigativo Ian Urbina, undici fabbriche cinesi che lavorano filetti di pesce e calamari con il marchio MSC sono coinvolte nel lavoro forzato degli Uiguri. I marchi arrivano persino a inventare formulazioni fuorvianti o a utilizzare dei label di autoproclamata “sostenibilità” e prodotti dall’azienda stessa per infondere fiducia nei consumatori. È il caso, ad esempio, di Esselunga e Coop, che hanno sviluppato entrambe le proprie etichette “pesca sostenibile” che dovrebbero garantire ai consumatori che il tonno acquistato è rispettoso dell’ambiente e, nel caso di Esselunga, che esso non provenga da stock sovrasfruttati. Ma i fatti smentiscono la pretesa responsabilità dei prodotti venduti da questi supermercati: abbiamo trovato numerose scatolette con l’etichetta “pesca sostenibile” contenenti del tonno pinna gialla proveniente dall’Oceano Indiano, una specie pescata ben oltre i limiti di sostenibilità”.

La lettera di Bloom al marchio francese

Esempio di etichetta non conforme ai principi di pesca sostenibile

Sul suo sito web, Carrefour afferma di promuovere “la pesca sostenibile sviluppando una gamma più responsabile di prodotti ittici e di acquacoltura”, ma in realtà Carrefour commercializza un gran numero di prodotti a base di tonno realizzati con pratiche distruttive che non esita a definire “sostenibili” o “responsabili”. Nel 2018, il leader della grande distribuzione francese ha persino spiegato la sua decisione di non partecipare all’iniziativa Tuna Protection Alliance in quanto “troppo all’avanguardia per dedicarci del tempo” e in quanto aveva già una “politica sufficientemente solida”. Questa retorica farebbe pensare che Carrefour sia estremamente attenta a non approvvigionarsi di specie sovrasfruttate o catturate con tecniche di pesca distruttive, ma non è così.

Come molti supermercati, dichiara Bloom, la stragrande maggioranza del tonno venduto da Carrefour proviene dalla pesca industriale che utilizza attrezzi distruttivi molto controversi come i dispositivi di aggregazione dei pesci, o “FAD”, zattere ultra-tecnologiche sotto le quali vengono catturati indiscriminatamente tonni e altri animali marini. Il risultato è una strage di razze, squali e tartarughe, oltre ai tonni stessi, la maggior parte dei quali viene catturata prima di aver raggiunto l’età riproduttiva.

Inoltre, nonostante i suoi impegni scritti a non acquistare pesce proveniente dalla pesca illegale, che comporta i rischi più elevati in termini di violazioni dei diritti umani, i prodotti rivenduti da Carrefour provengono dai più grandi armatori industriali del mondo (Fong Chun Formosa, Thai Union e Dongwon Group), che si riforniscono regolarmente da attività di pesca identificate come illegali.

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