I cambiamenti climatici secondo Giobbe Covatta

Ci sono ancora i numeri, con una simbologia ben precisa, dietro lo spettacolo sui cambiamenti climatici di Giobbe Covatta. In Puglia, tra Bari e Foggia, ha portato sul palco “6° (Sei gradi)”, dopo ‘7’ (come i vizi capitali) e ‘30’ (il numero degli articoli della Carta dei Diritti dell’Uomo).

L’interrogativo, diretto e senza fronzoli, lo pone alla fine dello spettacolo. In platea si ride, a volte di gusto e a volte in maniera amara. Si riflette, tanto. E poi, ci si trova dinanzi a un paradosso: “Se il Pianeta ci serve per vivere, perché lo stiamo mandando in malora?”. È la versione edulcorata dell’ultima, bruciante battuta di 6° (Sei gradi), l’ultimo spettacolo sui cambiamenti climatici portato in scena da Giobbe Covatta.

Il senso dello spettacolo

Sei, come l’aumento, in gradi centigradi, della temperatura del nostro Pianeta. Perché Covatta si immagina nel futuro e “rilegge” il presente in diversi periodi storici, nei quali la temperatura media della Terra aumenta, gradualmente, di uno, due, tre, quattro, cinque e, appunto, sei gradi.

Sul palco, la scenografia è ridotta all’osso perché sono le parole e i concetti (oltre alle battute) a recitare il ruolo di protagonista: un mappamondo, un leggio e una lavagna, su cui apporre bozze di disegni e di simulazioni, per spiegare concetti fisici e chimici ma con linguaggi non tecnici.

Tra battute e riflessioni

Giobbe Covatta

Perché quell’interrogativo finale, in realtà, accompagna il pubblico per tutto lo spettacolo. Sapere come va (potrebbe andare) a finire e pensare alle soluzioni per invertire il destino, prima dei titoli di coda del film del nostro Pianeta. Covatta ci scherza anche su e non potrebbe essere altrimenti. È pur sempre un comico, anche quando parla di cambiamenti climatici.

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L’appello

Eppure, tra un richiamo (ironico) all’attualità politica e uno dei suoi tipici giochi di parole, non strappa solo sorrisi. Si fa serio(so) quando parla affronta il tema della sostenibilità ambientale. E quando si rapporta con i cambiamenti climatici le battute fanno un passo indietro in scena. Vuole trasmettere divertimento ma anche lanciare un pizzico di allarmismo, affinché – rileggendo il presente – si possa agire in tempo.

Del resto, sul palco Giobbe Covatta immagina le drammatiche e stravaganti invenzioni scientifiche, sociali e politiche, che metteremo a punto per far fronte a una drammatica emergenza ambientale e sociale. Ne emergono personaggi di grande verve comica indaffarati a realizzare all’ultimo momento quello che noi avremmo dovuto fare da anni. Appunto, siamo ancora in tempo. E l’ennesimo campanello d’allarme per ‘svegliarci’ l’ha appena suonato anche Giobbe. Ridendo e scherzando, ma neanche tanto.

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