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H2oro – Perché l’acqua non può essere una merce

L’acqua, elemento chimico H2O, si tramuta in H2oro e diventa uno spettacolo teatrale messo in scena dalla compagnia Itineraria per sostenerne il diritto all’accesso da parte di tutta l’umanità. Perché il pericolo con il quale dobbiamo confrontarci oggi è proprio il rischio che questo elemento divenga, e in parte lo è già, l’oro blu del XXI secolo, un po’ come il petrolio è stato l’oro nero del XX secolo.

la locandina dello spettacolo H2Oro

la locandina dello spettacolo H2Oro

Sulla base di queste semplici considerazioni Fabrizio De Giovanni  ed Ercole Ongaro hanno realizzato questa pièce teatrale giunta, in 4 anni, alla 280esima replica e che, dopo esere andata in scena in Sicilia e in Lombardia sarà in Puglia con uno spettacolo il prossimo 1° maggio nel Teatro parrocchiale al Quartiere Fornello di Altamura (Bari).
Ma come nasce l’idea? «Nasce da un mio interesse personale al tema – spiega Fabrizio De Giovanni, autore e attore dello spettacolo – ma che all’inizio non aveva lo scopo di tramutarsi in un opera teatrale. Ho partecipato così a diverse conferenze e dibattiti, dove mi sono accorto di come fosse difficile veicolare un certo tipo di messaggio».  A mutare le prospettive sono stati così gli incontri avuti con Riccardo Petrella,  – presidente del Contratto mondiale dell’acqua e dal 2005 al 2006 presidente dell’Acquedotto Pugliese -, con padre Alex Zanotelli e l’incontro con i libri scritti dal giornalista Giuseppe Altamore. «L’entusiasmo di queste persone – prosegue De Giovanni – mi ha fatto capire come potesse essere utilizzabile il linguaggio del teatro per informare la gente». Certo è che all’inizio nessuno si aspettava di arrivare a un simile successo di pubblico, ma anche un riconoscimento del Presidente della Repubblica (la targa d’argento) e il premio “Portatore d’acqua” istituito dal Comitato mondiale dell’acqua, proprio per premiare chi si fa portavoce di riconoscere il diritto all’acqua.
Si tratta quindi di uno spettacolo il cui fine è quello di sensibilizzare le persone attorno a un problema, quello della progressiva e apparentemente inarrestabile mercificazione di un “bene”, che non può essere considerato tale, ma deve ritornare a essere un diritto di tutti, anche in Italia dove il processo di privatizzazione del servizio ha già raggiunto il 50% dei nostri concittadini e si avvia a conquistare la restante parte. «Il decreto Ronchi n.135 del 25 settembre 2009 convertito, con modifiche, dalla Legge 20 novembre 2009, n. 166 (GU n. 274 del 24-11-2009 – Suppl. Ordinario n.215) – prosegue De Giovanni – stabilisce che entro il 2011 il 40% delle società che gestiscono l’erogazione del servizio debbano passare al privato, ma questo, laddove si è già verificato non si è tradotto in alcun modo in un miglior affare per il cittadino».

 

bottiglia acquaE snocciolando dati sul palco, De Giovanni, lo dice chiaramente: le tariffe aumentano, gli investimenti non vengono fatti e la qualità e la salubrità dell’acqua ne risente chiaramente. Così si crea un meccanismo per cui le multinazionali dell’acqua, oltre a “venderti” quella del rubinetto, ti riempiono di quella imbottigliata. «Siamo al paradosso – dice ancora l’attore – per cui siamo riusciti a portare l’acqua in tutte le nostre case, ma poi andiamo a comprarla al supermercato. Questo perché sono riusciti a creare un bisogno che prima non c’era, investendo massicciamente nella pubblicità; in Italia infatti il secondo big spender pubblicitario sui media è proprio chi vende acqua in bottiglia, preceduto solo dai costruttori di auto». E nel testo viene citato come esempio emblematico, il modo in cui Mineracqua sia stata capace di minacciare la Sipra, la concessionaria di pubblicità della Rai, di togliere tutta la propria pubblicità dopo che l’emittente aveva “permesso” a Oliviero Beha di parlare di queste cose.

Fabrizio De Giovanni in scena

Fabrizio De Giovanni in scena

Viviamo quindi in una specie di ricatto? «Sì, perché l’informazione è deformata, attraverso la pubblicità e perché certe notizie non vengono date». In questo senso H2oro si propone perciò d’informare i cittadini, perché prendano coscienza della speculazione attorno a questo diritto e perché di conseguenza si adottino comportamenti alternativi e possano passare le piccole o grandi iniziative che facciano da freno a tale processo di mercificazione. Per questo De Giovanni e i suoi collaboratori, che non a caso si definiscono Compagnia teatrale per i diritti umani, hanno portato avanti anche con successo diverse battaglie su questo fronte. La prima in Lombardia, dove la legge regionale n°18/2006 obbligava alla privatizzazione del servizio, sono riusciti a far approvare 144 Delibere comunali che ne hanno decretato la fine e molti di questi Comuni sono stati il teatro dove è andata in scena la piece.
Ora invece la battaglia si è spostata al livello nazionale. «Noi, insieme a tutti i movimenti che in giro per l’Italia si battono per la difesa di questo diritto fondamentale, siamo sicuri di riuscire a raccogliere le 700mila firme – conclude De Giovanni – che consentiranno di proporre una legge che impedisca la privatizzazione dell’acqua».

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