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Guinea Bissau: in lotta contro l’inquinamento ambientale

Tre ragazzi, videocamera, taccuino e zaino in spalla, alla scoperta di uno dei Paesi più impoveriti al mondo. È l’esperienza di un giornalista, un videomaker e un fotografo, tutti foggiani e volontari di Solidaunia, la onlus impegnata nella cooperazione allo sviluppo, che da qualche settimana sono in Guinea Bissau per realizzare un documentario sull’intera nazione. La loro esperienza è raccontata nel blog www.a1oradaqui.blogspot.com.  Il nostro collaboratore Fulvio Di Giuseppe è uno dei protagonisti di questa esperienza e per Ambient&Ambienti ha realizzato una serie di rèportages. Questo è il primo.

"Questa terra è nostra!" è il motto dell'associazione Tiniguena

Se il Cassanga fosse una lingua più diffusa, gli ambientalisti di tutto il mondo avrebbero la loro parola chiave: Tiniguena. Un termine solo, per un concetto molto più profondo, la cui traduzione letteraria da una delle trenta etnie che compongono il ricco mosaico della Guinea Bissau è “Esta terra é nossa”. E “questa terra è nostra” lo gridano ormai da venti anni in questa piccola nazione dell’Africa occidentale, ai piedi del podio degli Stati più poveri al mondo (quart’ultima per indice di sviluppo umano, secondo le recenti stime della Comunità internazionale).

Tiniguena è una stella che brilla nel Barrio Belem di Bissau, anomala capitale africana, più simile a un villaggio ingrandito che a una metropoli, e rappresenta una sorta di “riserva”, come amano definirla i soci fondatori. Tra loro c’è Augusta Henriquez, attivista 59enne che si presenta come una Vandana Shiva in salsa guineana. «Quando siamo nati, venti anni fa, eravamo solo sei persone, tutte sognatrici che speravano di fare qualcosa per il proprio Paese. Oggi nell’associazione lavorano trentuno persone», spiega con orgoglio, seduta nella propria stanza all’interno della sede di Tiniguena, una struttura che presenta una folta vegetazione capace di integrarsi felicemente con gli edifici che ospitano i laboratori e i centri di ricerca dell’associazione. «Abbiamo fondato il gruppo il 5 giugno del 1991. Una scelta simbolica perché combaciava con la giornata mondiale dell’ambiente – sottolinea la Henriquez – nell’anno della prima Conferenza di Rio, ispirati principalmente da due figure, il condottiero rivoluzionario Amilcar Cabral e il pedagogo Paulo Freire».

La fondatrice e direttrice di Tiniguena, Augusta Henriquez

Il primo comandamento di Tiniguena è quello di valorizzare la ricchezza che contraddistingue la Guinea Bissau, incentrando il proprio lavoro sullo sviluppo della nazione partendo dalle potenzialità della terra, in particolare l’agricoltura (in primis il cajù, simile al nostro anacardo) e la pesca. «Noi non pensiamo alla biodiversità come a una cultura statica, qualcosa che sia messa in un museo e ammirata da lontano – sottolinea la Henriquez – bensì la intendiamo come qualcosa che sia parte integrante del territorio e perciò dobbiamo essere capaci di saperla vivere».

Una delle sfide più difficili è quella di conciliare la sensibilizzazione sulle tematiche ambientali con la realtà quotidiana, in cui la popolazione brucia per strada i propri rifiuti. «Un mio amico – scherza la Henriquez – mi dice sempre che i guineani sono ottimi riciclatori, ma in realtà provochiamo dei danni al nostro ambiente, spesso trascinati da un’idea di globalizzazione che non dovrebbe appartenerci. La questione del lixo, ovvero i rifiuti – ammette la direttrice di Tiniguena – è sensibilmente aumentata per l’effetto nocivo della società dei consumi: si compra tanto, si compra anche senza senso per dimostrare di avere potere per comprare e poi bisogna smaltire, ma poiché qui da noi il materiale biodegradabile è pochissimo, inquiniamo troppo». La sensibilizzazione passa anche attraverso le Cabaz di terra, delle botteghe in stile commercio equo e solidale, in cui vengono venduti i prodotti artigianali locali. «Ci identifichiamo nello slogan criolo kil di ki nos, mas sabi, cioè “quel che è nostro ha più sapore” – evidenzia Augusta Henriquez – e vogliamo offrire un’alternativa a quei prodotti di scarsa qualità, sempre più presenti sul mercato e purtroppo sempre più dannosi per il consumatore».

(foto: Edgardo Tufo)

La sede dell'associazione Tinuguena

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