Guerra in Ucraina e cereali : i rischi sono per la campagna 2022/23

campo di grano
Molte guerre si sono svolte/si svolgono per il controllo delle regioni agricole che producono il grano (foto oleg_mit da Pixabay)

Non è solo la impossibilità di esportare il grano ucraino che ha fatto lievitare i costi dei cereali. Sono aumentati i costi delle assicurazioni e dei noli dei carichi. Aumenta anche il prezzo dei concimi e del carburante  per i trattori. Intanto i contadini ucraini si preparano alla semina primaverile…

 

Di Alessandro Giraudo*

Ci sono 70 navi che attendono di caricare dei cereali (e merci alla rinfusa) nei porti del nord del mar Nero. Si tratta di porti ucraini che attualmente sono stati minati (dai genieri ucraini) e quindi le navi non possono attraccare. Un silo della società Bunge  è stato danneggiato ed attualmente è fuori uso; Bunge fa parte del gruppo ABCD,  le 4 grandi compagnie mondiali che negoziano i cereali (Archer, Bunge, Cargill, Louis-Dreyfus). Queste navi possono caricare almeno un milione di tonnellate di cerali (essenzialmente grano, mais e semi di girasole).

Si stima che l’Ucraina debba ancora esportare sei milioni di tonnellate di grano previste per la campagna in corso e 18 milioni di tonnellate di mais. Queste navi potranno ricominciare a caricare ed esportare dei cereali solamente quando l’operazione di neutralizzazione delle mine sarà interamente terminata: quindi un po’ meno di un paio di mesi dopo la fine del conflitto, nel caso ottimista.

Dove va il grano?

Intanto una piccola quantità dei cereali destinati all’esportazione viaggia per treno: si tratta di convogli che trasportano 1500 tonnellate, contro una capacità di 30-50mila tonnellate di una nave che può viaggiare nel mar Nero (vincoli di pescaggio dei porti).  Questo grano è esportato, essenzialmente, dal porto rumeno di Costanza e quello della Moldavia di Giurgiulesti, dove i treni sbarcano il grano. Non bisogna dimenticare la produzione di cereali del Kazakistan (18.5 milioni di tonnellate, di cui nove milioni esportate). Le esportazioni sono realizzate in parte tramite i porti russi e una grande quantità via treno e camion verso l’Azerbaigian, la Georgia, l’Afghanistan e soprattutto la Cina. Il paese è un grosso esportatore di farine, molto apprezzate nelle regioni dell’Asia Centrale.

LEGGI ANCHE: La guerra in Ucraina e la scommessa di Putin sulle materie prime

Perché aumentano i prezzi del grano, dei noli e delle assicurazioni?

Evidentemente i prezzi del grano sono saliti perché in pratica quasi tutta la produzione ucraina destinata all’esportazione è bloccata ed i noli delle navi che si dirigono verso il mar Nero o che devono uscirne sono saliti in misura molto sensibile: da una quarantina di dollari/tonnellata al doppio ed i premi delle assicurazioni che coprono la merce (ed anche la nave) sono esplosi. Attualmente, gli assicuratori sono molto riluttanti ad assumere questo tipo di rischi e, se accettano di assicurare la merce e la nave, vogliono incassare dei premi particolarmente elevati.

Anche il mondo bancario è molto restio a finanziare delle operazioni di «trade finance», cioè il finanziamento di una vendita di merce che comporta il finanziamento dell’acquisto della merce ed il trasporto con l’assicurazione verso il porto del compratore finale: questo, in genere, paga contro la consegna, ma tutta l’operazione può prendere 2-3 mesi.

Quindi i paesi importatori di cereali sono penalizzati da forti rialzi dei costi CIF (costo, assicurazione e nolo). Per esempio l’asta dell’Algeria per importare 750 mila tonnellate di grano, all’inizio dell’anno,  era stata realizzata a 345 dollari/tonnellata ; i prezzi sono poi schizzati a 485$ ed attualmente oscillano intorno ai 450$. La Tunisia ha pagato 500$/t.  per ottenere del grano.

Costanza porto_silos
1.500 tonnellate di grano vengono esportate, essenzialmente, dal porto rumeno di Costanza (nella foto) e quello della Moldavia di Giurgiulesti, dove i treni sbarcano il il cereale (foto di Kepass da Pixabay)

Vari analisti politici stanno parlando di un rischio di un “bis repetita” della primavera araba in certi paesi del nord Africa, del Medio-Oriente ed, anche, dell’Africa tropicale.  Ma, attualmente, tutti i governi di questi paesi sovvenzionano largamente le importazioni di grano (tenero per la panificazione e duro per produrre il couscous e pasta); quindi non esistono problemi immediati. Questi possono sorgere se la situazione dura a lungo perché molti governi non saranno più in grado di sovvenzionare le importazioni (almeno 200 $/t.), soprattutto i paesi che non dispongono di risorse naturali e che, quindi, non profittano dei rialzi dei prezzi di numerose materie prime, che – invece – pesano sulle loro bilance commerciali.

Quando scenderà il prezzo del grano?

I prezzi del grano dovrebbero stabilizzarsi o anche scendere, tenendo conto della produzione australiana che è molto abbondante come quella dell’Argentina: si tratta dei due grandi paesi esportatori che aumentano le loro produzioni quando i prezzi dell’emisfero del nord sono molto elevati; i contadini si attivano e, sei mesi dopo, la produzione dell’emisfero del sud arriva a coprire la domanda.

Ma bisogna tenere conto del comportamento nei prossimi mesi dei contadini ucraini che devono preparare i terreni per seminare grano primaverile, mais, barbabietole , girasole, soia. La raspoutitza non è ancora terminata; è il periodo dello scioglimento primaverile della neve nei campi, con una produzione fastidiosa di fango. Inoltre, dal mese di giugno inizieranno i raccolti dei seminati invernali (grano, soprattutto); i contadini saranno ritornati nei campi?

Prezzi dei concimi alle stelle

Esiste un altro problema per le semine: i prezzi dei concimi sono saliti alle stelle. Il 70% dei concimi sono fabbricati con il gas che produce l’urea con cui si fabbrica il concime azotato; i prezzi del gas oscillano intorno ai 200 dollari/barile, se comparati a quelli del petrolio). Ecco perché il prezzo dell’urea è salito in questi giorni da 300 a 1000 dollari la tonnellata. I contadini ucraini hanno la «fortuna» di disporre delle famose terre nere estremamente feconde e quindi possono utilizzare meno concimi; ma gli agricoltori del mondo intero devono impiegare i concimi per mantenere il rendimento dei loro raccolti…

I problemi della campagna 2022/23

silos australia
Australia e Argentina sono due grandi paesi esportatori che aumentano le loro produzioni quando i prezzi dell’emisfero del nord sono molto elevati (nella foto, un silos a Gilgandra, Australia – foto di agmclellan da Pixabay)

 Ma allora dove è il problema dei cereali e dei prezzi che salgono? Probabilmente, escludendo certe tensioni delle ultime settimane e magari delle prossime, la campagna 2021/22 dovrebbe terminare senza troppi problemi, sapendo che però forse sarà necessario dimenticare temporaneamente le esportazioni ucraine. L’ultimo rapporto del 17 marzo dell’International Grain Council ricorda i problemi attuali concentrati essenzialmente nel mar Nero, ma conclude che la domanda è largamente coperta dalla produzione e dagli stock mondiali e che, alla fine della campagna, gli stock finali saranno stati intaccati solo marginalmente. In pratica l’ IGC riconosce che la speculazione ha fatto salire i prezzi in misura anomala, anche se ammette che i costi di produzione stanno salendo (concimi, carburanti, energia elettrica).

Il vero problema si presenta per la campagna del grano 2022/23!  Attualmente, i consumatori stanno utilizzando le scorte di grano molto abbondanti; su una produzione mondiale di 765 milioni ci sono almeno 292 milioni di scorte. Evidentemente, i silos pieni di grano sono localizzati nei paesi produttori/esportatori ed il grano manca proprio nei paesi importatori, anche se l’Egitto, cioè il più grande importatore mondiale (lo storico granaio dell’Impero Romano) dispone, attualmente, di scorte importanti.  Ma le prossime semine alla metà della primavera e alla metà dell’autunno potrebbero essere ridotte a causa degli alti costi dei concimi e dei carburanti per i trattori. Questo vale anche per i paesi dell’emisfero australe che seminano i raccolti con sei mesi di ritardo rispetto alle nostre semine e bisogna ricordare che il Brasile è il più grande importatore mondiale di concimi destinati al suo settore agricolo  che, a sua volta, alimenta la produzione di carne. Ed i costi della carne stanno salendo perché i prezzi dei mangimi per gli allevamenti sono più cari.

Dalla lista bisogna escludere la carne suina perché la Cina, che ha subito una grave ondata di peste suina, aveva  aumentato fortemente le importazioni di carcasse di maiali ed ultimamente ha ridotto sensibilmente questi volumi che erano eccezionali : il paese è il principale importatore mondiale di carne suina da vari anni, da quando cioè è migliorato il potere d’acquisto dei cittadini.

  

CAMPAGNA 2021/22 – GRANO in milioni di tonnellate

                        PRODUZIONE    ESPORTAZIONE

Russia             83.5                             36.8

Ucraina           25.5                             17.0

Kazakhistan    11.8                               6.8

 

CAMPAGNA 2021/22 – MAIS in milioni di tonnellate

                        PRODUZIONE    ESPORTAZIONE

Russia                         13.5                 4

Ucraina                       30.0                 24.7

Kazakhistan                1.3                     0.4

 

CAMPAGNA 2021/22 – ORZO in milioni di tonnellate

                        PRODUZIONE    ESPORTAZIONE

Russia                         20.5                 5.1

Ucraina                          8.0                  4.5

Kazakhistan                   3.0                   0.8

 

FONTE: US Dip. Agricoltura, FAO, International Grain Council)

 

 EQUILIBRIO MONDIALE PRODUZIONE/CONSUMO DI TUTTI I CEREALI

CAMPAGNA 21  2021/22 (milioni di tonnellate)

Stock iniziali                 616                  600

Produzione                 2220                2284

Tot. Offerta                2836                2884

Consumo                    2235                2278

Stock finali                    600                  607

Fonte: International Grain Council – 17 marzo 2022

*Alessandro Giraudo vive a Parigi da vari anni, economista, insegna Finanza Internazionale e Storia della Finanza in una Grande Ecole di Parigi ed è autore di vari libri di storia economica

 

 

Articoli correlati