Gucci sceglie Econyl, il lusso sostenibile

Gucci sceglie tessuti sostenibili ECONYL, ottenuti da reti da pesca e materiali di scarto, lavorati da Aquafil, leader nella produzione di nylon 6.

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Gucci sceglie il nylon ecologico di Aquafil

Gucci, il gruppo di moda italiano sceglie di essere dalla parte dell’ambiente. Per la sua collezione uomo ha deciso di adottare tessuti sostenibili, come quelli prodotti dall’azienda Aquafil, leader nella produzione di nylon 6 e di nylon 100% rigenerato da reti da pesca e materiali di scarto.

Il tessuto così derivato si chiama Econyl, utilizzato da altri marchi di abbigliamento come Levi Strauss Co. e Outerknown, che riflette il suo impegno personale per la moda sostenibile.

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Il nylon 6 ECONYL®, utilizzato anche da Gucci, deriva da rifiuti post-consumo, cioè prodotti finiti composti in tutto o in parte da poliammide 6 e giunti a fine vita, tra cui reti da pesca, fluff (parte superiore di tappeti e moquette) e tessuti rigidi, e da rifiuti pre-consumo, generati dal ciclo produttivo del nylon 6.

Ora anche Gucci ha scelto di adottare ECONYL per la realizzazione di capi uomo rispettosi dell’ambiente e della natura. Un’idea di moda etica e responsabile che sta influenzando tantissimi brand, con l’auspicio .

“Gucci è fortemente impegnato in pratiche di sostenibilità ambientale e l’alta qualità di ECONYL permette di mantenere i suoi altissimi standard” ha commentato Giulio Bonazzi, CEO di Aquafil.

ECONYL® Regeneration System è un sistema industriale altamente innovativo, che permette di sostituire la materia prima vergine di origine non rinnovabile, con materia prima seconda derivante dal riciclo di vari rifiuti tra cui le reti da pesca a fine vita e altri rifiuti.

Da sempre uno degli obiettivi strategici di Aquafil, e ora anche di Gucci, è quello di creare e diffondere prodotti di alta qualità, e caratterizzati da un basso impatto ambientale. “Per farlo, è fondamentale esaminare gli impatti originati lungo le varie fasi del ciclo di vita dei prodotti, così da capire in quali di esse ci siano più margini di azione. A tale scopo, da ormai più di tre anni, abbiamo deciso di adottare l’analisi del ciclo di vita (LCA) come strumento per la valutazione degli impatti ambientali dei suoi prodotti e delle sue attività produttive.” 

 

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