Grotta dei cervi. Al di la’ della realta’

1° Febbraio 1970. Il gruppo speleologico salentino “Pasquale de Laurentiis” sta perlustrando la costa di Porto Badisco, a sud di Otranto, quando, per puro caso, si imbatte in un cumulo di pietre. Qualcosa di strano. Da quell’ammasso litico si dipana una lieve brezza e uno strano odore. Presagio di una sensazionale scoperta: migliaia di raffigurazioni pittoriche in ocra rossa e guano di pipistrello decorano un dedalo di corridoi ipogei (di cui tre principali), «un vero e proprio manifesto ideologico della preistoria», afferma la prof.ssa di Paletnologia dell’Università del Salento, Elettra Ingravallo.

Veduta della Grotta dei Cervi
Scansione 3d dell'interno della grotta (foto tratta dal sito del coordinamento SIBA)

Le immagini che si susseguono nei cunicoli sotterranei si datano a più di 4000 anni fa: ci sono rappresentazioni di uomini che tendono l’arco, oggetti di vario genere (vasi e otri), mani di bambini, scene di caccia, tra cui quella più rappresentativa, dei cervi, che dà il nome alla grotta, e numerosissimi pittogrammi ancora non decifrati. Almeno per ora, considerato che la docente di Paletnologia ritiene che ogni simbolo abbia un significato ben preciso all’interno di un racconto che si snoda ed è condiviso dai primitivi frequentatori del posto. Vige un divieto, però. Quello di accesso. Per non alterare il delicato microclima (umidità 92% – 100% e temp. 18°) che ha permesso la miracolosa conservazione, infatti, solo pochi addetti ai lavori possono accedervi. Ergo bisogna conservare, ma fruire. Come? Ricorrendo alla tecnologia, laddove il virtuale simula il reale. Il progetto denominato, appunto, “Grotta dei Cervi – Porto Badisco” e avviato nel 2003 grazie alla collaborazione tra il SIBA dell’Università del Salento, il CNR canadese e il CASPUR di Roma, tra l’altro anche finanziatori, e la Soprintendenza per i Beni Archeologici della Puglia, marcia in questo senso. Una scommessa che a distanza di sette anni ha già dato i suoi frutti e i dovuti riconoscimenti.

I ricercatori durante l'acquisizione digitale (foto tratta dal sito del coordinamento SIBA)

Allo stato attuale dell’arte, sono state acquisite molte immagini in formato digitale 2D e 3D sia delle pitture parietali che degli ambienti più significativi, è stata ricostruita e rappresentata in 3D la cosiddetta zona V e si stanno creando nuovi strumenti tecnologici sofisticati, in grado di elaborare l’enorme quantità di dati raccolti. Le apparecchiature vanno, infatti, adeguate alle esigenze del momento. Basti pensare, ad esempio, che nella campagna 2005 è stato utilizzato uno scanner 3D costruito dal CNR canadese per applicazioni della Nasa, modificato per la Grotta e successivamente per la scansione della Gioconda di Leonardo. Si comprende, dunque, la grande difficoltà per operazioni del genere. Ma per terminare i lavori urgono, come sostiene la coordinatrice del progetto, la dott.ssa Virginia Valzano, «nuovi fondi da parte degli Enti locali». Un “appello”, questo, rivolto in occasione della presentazione del progetto lo scorso 25 novembre nel Castello aragonese di Otranto, a cui nessun amministratore può sottrarsi. Perché rendere fruibile tutta la” Cappella Sistina della preistoria”, come la Grtotta dei cervi è stata soprannominata, , attraverso l’allestimento di Teatri virtuali 3D (oltre a quello del SIBA e del CASPUR, si auspica uno nei sotterranei del Castello di Otranto) e una riproduzione fisica fedele in scala 1:1 di una zona più rappresentativa della Grotta, così come è stato fatto per la Grotta di Lascaux in Francia, vuol dire non solo monitorare costantemente l’ambiente ipogeico e studiarlo a 360°, ma vuol dire anche investire su più fronti: da quello scientifico e culturale, a quello turistico ed economico. Con un semplice click.

Articoli correlati