Greenwashing, procedimento Ue contro 20 compagnie aeree

Un articolo pubblicato sul sito di Altroconsumo, scritto dal collega Roberto Usai, denuncia il grande inganno dei voli green e il sistesa della compensazione delle emissioni di CO2

 

Claim ad hoc e sovrapprezzo dei biglietti per finanziare i carburanti sostenibili e compensare le emissioni di CO2. Un sistema studiato da alcune compagnie aree per promuovere il greenwashing, ma che in realtà è un inganno.

È quanto accertato da Altroconsumo che, dopo l’adesione alla campagna dell’Organizzazione europea dei consumatori (Beuc), insieme ad altre 22 organizzazioni Ue, ha inviato le segnalazioni di operazioni poco chiare in materia, che hanno spinto le autorità ad avviare un procedimento nei confronti di 20 compagnie aeree per greenwashing.

Chiedere un contributo ai consumatori per sostenere la causa della lotta alla crisi climatica è una pratica ormai consolidata messa in atto da diverse compagnie, ma è anche un modo per riversare la responsabilità dell’impatto ambientale sul singolo consumatore, così che i vettori riescano a ribaltare a proprio favore una situazione di scomodo, deresponsabilizzandosi.

La causa di questa situazione è la mancanza di una strategia comune tra i Governi dopo l’accordo di Parigi. Proprio questa lacuna ha fatto sì che i vettori investissero in progetti per controbilanciare le emissioni dovute ai propri voli e che utilizzassero la compensazione e le “emissioni nette zero” per mitigare l’impatto sull’ambiente.

Le compensazioni ambientali, inoltre, vengono utilizzate dalle compagnie come scusa per rimandare il problema ed evitare di ridurre effettivamente le emissioni: in questo modo si giustifica la possibilità di continuare a inquinare, con la scusante che si stanno compensando le emissioni. Ma il dato di fatto è che, attraverso queste iniziative, le compagnie non riescono a mitigare il danno provocato sull’ambiente dai viaggi aerei. Per parlare di una reale compensazione ambientale, queste iniziative dovrebbero rispettare alcuni criteri specifici, per esempio essere permanenti. Anche l’escamotage dell’utilizzo di carburanti sostenibili non è indice di una reale attivazione per la decarbonizzazione del settore dell’aviazione, perché i carburanti sostenibili per l’aviazione (SAF) non saranno ancora disponibili su vasta scala almeno prima della fine del prossimo decennio.

Secondo un regolamento Ue dello scorso aprile, infatti, le quote di SAF messe a disposizione negli aeroporti degli Stati Ue dovrà essere del 2% nel 2025 e dovrà aumentare progressivamente, fino a raggiungere quota del 20% nel 2035 e fino a superare il 50% tra il 2045 e il 2050. Questo conferma che chiedere un contributo ai consumatori per supportare i carburanti “green” in questa fase è del tutto ingannevole.

Ulteriori dettagli sull’argomento, si possono leggere nell’articolo “Il grande inganno dei voli “green” e a emissioni di CO2 compensate. Procedimento contro 20 compagnie”, pubblicato sul sito di Altroconsumo, a firma del collega Roberto Usai

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