Greenpeace vs Enel, nuova battaglia legale

Nuovo capitolo giudiziario della battaglia Greenpeace contro Enel.

Oggi, 28 maggio, si apre il processo che vede imputati 13 attivisti (di cui uno italiano) che protestarono contro la centrale a carbone Federico II di Cerano (BR, foto). Enel si è costituita parte civile nel procedimento, chiedendo un risarcimento provvisionale di 200 mila euro; tale richiesta dovrebbe precederne un’altra, ben più consistente, per 1,2 milioni di euro.

I fatti risalgono a luglio 2009: in concomitanza col G8 de L’Aquila, gli ambientalisti hanno denunciato gli impatti ambientali e sanitari del carbone che Enel usa per produrre elettricità. Centrali come quella di Cerano sono causa, per l’inquinamento che producono, di centinaia di morti premature e di danni per miliardi di euro ogni anno. La tesi di Greenpeace è suffragata dall’Agenzia Europea dell’Ambiente: Andrea Boraschi, responsabile della campagna Energia e Clima di Greenpeace, evidenzia come l’Agenzia stessa «ha stabilito che la centrale a carbone Federico II è l’impianto industriale più inquinante d’Italia, diciottesimo nell’Unione, perché causa su base annua 119 morti premature e danni economici compresi tra i 536 e i 707 milioni di euro»

Enel non ha mai direttamente contestato il messaggio diffuso da Greenpeace, preferendo muovere contro l’organizzazione una fitta guerriglia legale. Nelle aule di tribunale, il gestore elettrico è stato sconfitto in due distinti procedimenti: la Magistratura ha decretato come i dati sostenuti da Greenpeace siano veridici e fondati e come i modi e le forme della sua campagna siano legittimi e commisurati alla gravità delle denunce.

Greenpeace conferma che la campagna anti-carbone non sarà né fermata né compromessa dalle minacce dell’Enel. Le richieste di Greenpeace: ritirare ogni progetto di nuova centrale a carbone in Italia; dimezzare la produzione elettrica col carbone entro il 2020, fino a portarla a zero entro il 2030; sostituire questa quota di produzione con energia pulita dalle nuove fonti rinnovabili, con le quali Enel, oggi, produce in Italia meno del 2 per cento della sua elettricità.

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