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Greenpeace vs Adidas e Nike

Greenpeace contro i colossi dell’abbigliamento sportivo. Un gruppo di attivisti ha esposto in queste ore uno striscione con la scritta “Detox” (Disintossicazione) all’entrata principale del più grande negozio al mondo di Adidas a Pechino e del vicino negozio Nike, per chiedere alle due aziende di eliminare gli inquinanti tossici dalla propria catena produttiva e dai prodotti in commercio. La richiesta arriva a seguito di un’indagine condotta nell’ultimo anno da Greenpeace, che ha appurato la presenza di sostanze inquinanti e pericolose nelle acque dei fiumi cinesi. Infatti i campioni di acqua raccolti presso gli scarichi di due complessi industriali cinesi – lo Youngor Textile Complex e il Well Dyeing Factory Limited, in prossimità rispettivamente del delta dei fiumi Yangzte (il fiume Giallo) e delle Perle – indicano la presenza di alchilfenoli e composti perfluorurati. Si tratta di sostanze usate in alcune fasi della produzione tessile, pericolose in quanto capaci di alterare il sistema ormonale dell’uomo, anche a basse concentrazioni, e altamente insidiose per l’ambiente. «Dietro questi complessi industriali cinesi ci sono grandi marche dello sport nazionali ma soprattutto internazionali che, con il loro potere economico, avrebbero la forza di influenzare l’intera catena di produzione e il mercato», afferma Vittoria Polidori responsabile della campagna Inquinamento di Greenpeace. Unica soluzione possibile per stanare il problema alla radice è quella di intervenire sui processi produttivi per eliminare gradualmente l’uso delle sostanze pericolose, come già avviene in alcuni Paesi occidentali.

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