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Greenpeace, il mondo chiede liberazione degli attivisti

Sono al trentesimo giorno di arresto gli Arctic 30, i 28 attivsti Greenpeace ed i due giornalisti che, a bordo dell’Arctic Sunrise, manifestavano pacificamente contro le trivellazioni nell’Artico. La scorsa notte, intanto, a Murmansk (Russia), luogo di detenzione degli Arctic 30, sei uomini incappucciati sono penetrati nell’edificio che ospita l’ufficio di Greenpeace.  Ė scomparsa una gabbia che sarebbe servita per un’iniziativa di solidarietà verso gli attivisti.

Lo sdegno per la repressione violenta delle proteste pacifiche di Greenpeace sta facendo il giro del mondo (photogallery). Uno striscione è stato aperto alla base del monte Everest, mentre a Città del Messico gli attivisti di Greenpeace hanno costruito una cella attorno al monumento a Gandhi. Nel centro di Groningen (Olanda), città natale di uno degli attivisti imprigionati e città gemellata con Murmansk, è stata eretta una gabbia gigantesca. A Bangkok la gente si è radunata al tempio di Wat Phra Kaeo e ha composto con i fiori la scritta Free the Arctic 30. La stessa scritta è stata proiettata sull’Alahambra, a Granada, in Spagna. In India, a Bangalore, il raduno è stato indetto a Freedom Park, dove una volta c’era una prigione; in Germania da settimane si svolge una lunga e partecipata veglia.

A Napoli, città dell’attivista Cristian D’Alessandro, si terrà stasera un sit-in a piazza Dante, al quale domani saranno attesi anche i familiari.

Si moltiplicano le richieste al presidente russo Putin di riconsiderare le accuse di pirateria mosse nei confronti degli Arctic 30. Alla lettera scritta dai Nobel per la Pace, si aggiunge la telefonata del Cancelliere tedesco Angela Merkel. L’appello dei Nobel è stato rilanciato in Italia anche da Dario Fo.

Greenpeace ha inviato una lettera all’AD di ENI Paolo Scaroni, per ringraziarlo dell’iniziativa che ha voluto prendere a favore degli attivisti detenuti in Russia. Nelle prossime settimane, ENI e Greenpeace discuteranno sulla situazione degli attivisti arrestati e sugli aspetti ambientali dei progetti di ENI, nell’Artico come nel Mediterraneo, per i quali Greenpeace vede le maggiori criticità.

Questa mattina, il presidente del Board di Shell – altro partner strategico di Gazprom nell’Artico – ha dichiarato in Finlandia che l’attivista finlandese Sini Saarela dovrebbe essere liberata. Greenpeace si augura che l’AD di Shell, Peter Voser, rompa con Gazprom e faccia il possibile per la liberazione degli Arctic 30.

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