Green Economy e nuova era digitale, la Commissione Europea reiventa l’Europa

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nel Programma di Lavoro per il 2021 che la Commissione Europea ha pubblicato il 19 ottobre grande attenzione è riservata alla lotta ai combiamenti climatici e all'avvio di una nuova era digitale

Il Programma di lavoro 2021 lanciato Commissione Europea ha degli obiettivi di ampio respiro da raggiungere entro il 2030 in tutti i settori a partire dalla lotta al cambiamento climatico e dalla transizione verso l’era digitale. Sarà facile raggiungere tutti gli obiettivi previsti?

Se c’è una parola che ricorre come un mantra nel Programma di Lavoro per il 2021 che la commissione Europea ha licenziato il 19 ottobre, questa è “ambizioso”: Ambizioso è infatti il programma che Bruxelles intende realizzare entro il 2030, ambiziosi sono gli obiettivi specifici, ben oltre le previsioni degli scorsi anni, ambiziosa è l’idea di fondo, cioè quella di “rendere l’Europa più sana, più equa e più prospera”, il che, detto in una fase storica caratterizzata dal risorgere dei nazionalismi, dalla nuova dirompente avanzata della pandemia di Covid-Sars 19 e dal conseguente impoverimento generale delle economie dei 27 paesi dell’Unione Europea, ha il sapore di una sfida davvero molto difficile da vincere.

Cosa è il Programma di lavoro della Commissione Europea

Ogni anno la Commissione europea informa cittadini e colegislatori (Parlamento europeo e Consiglio) delle iniziative e azioni che intende avviare o completare entro 12 mesi attraverso un programma di lavoro. Questo programma è la diretta filiazione del discorso sullo stato dell’Unione e ne riprende i temi principali, primo fra tutti il Green New Deal.

Nel Programma di lavoro della Commissione per il 2021 si punta a passare all’azione e a varare nuove leggi utili a concretizzare i sei ambiziosi (come li chiama il documento) obiettivi messi nero su bianco con la presidenza von der Leyen: Green Deal europeo, era digitale, economia al servizio delle persone, rafforzamento del ruolo dell’Europa nel mondo, promozione dello stile di vita europeo, slancio verso la democrazia europea, obiettivi che si concretizzano in ben 44 iniziative concrete

Su due assi la Commissione punta particolarmente per accelerare la trasformazione del sistema-Europa e sono la Green Economy e l’era digitale, “un’opportunità senza precedenti – è scritto nel documento della Commissione Europea – per uscire dalla situazione fragile della crisi e creare una nuova vitalità per l’Unione”. Il tutto senza dimenticare la necessità di rendere economie e società europee più resilienti. «Dobbiamo restare vigili e andare avanti, tutti – sono parole di Ursula von der Leyen, Presidente della Commissione europea-. La Commissione europea continuerà ad adoperarsi per garantire un vaccino futuro ai cittadini europei e per aiutare le nostre economie a riprendersi attraverso la transizione verde e digitale».

Un Green Deal europeo

Dunque, la transizione verde è il primo obiettivo, e non in ordine di presentazione, da centrare, secondo il programma di lavoro della Commissione per il 2021, che preannuncia la creazione di un’Europa green e a emissioni zero entro il 2050. È già pronto il pacchetto di misure “pronti per il 55 %” per ridurre le emissioni di almeno il 55 % entro il 2030. Energie rinnovabili, efficienza energetica, prestazione energetica nell’edilizia, utilizzo del suolo, tassazione energetica, scambio di quote di emissione. Tutti i settori strategici verranno coinvolti in questo sforzo. “Un meccanismo di adeguamento del carbonio alla frontiera contribuirà a ridurre il rischio di rilocalizzazione delle emissioni di carbonio e a garantire condizioni di parità incoraggiando i partner dell’UE a puntare più in alto in materia di clima”, precisa il documento.

Altri interventi che la Commissione proporrà riguardano un piano d’azione europeo per l’economia circolare (in particolare per i rifiuti elettronici), e strategie diversificate sulla biodiversità, la mobilità, le produzioni “dal produttore al consumatore”.

Un’Europa pronta per l’era digitale

Anche sul fronte dell’era digitale la Commissione europea ha pronta una tabella di marcia da completare per il 2030. L’accento sarà posto sul diritto alla riservatezza e alla connettività, sulla intelligenza artificiale, sulla libertà di espressione, sulla libera circolazione dei dati e sulla cybersicurezza, su cui si interverrà anche con leggi ad hoc. Previsti anche un sistema europeo di identificazione elettronica, un aggiornamento della strategia industriale per l’Europa che tenga conto dell’impatto del coronavirus nonché una proposta legislativa per migliorare le condizioni di lavoro dei lavoratori delle piattaforme digitali.

Un’economia al servizio delle persone

La Commissione Europea ha pronta anche in questo caso una risposta ambiziosa per far fronte alla trasformazione della crisi sanitaria ed economica in crisi sociale. Si tratta di un piano d’azione basato sui diritti sociali, per evitare che la ripresa lasci indietro qualcuno. In programma anche una nuova garanzia europea per l’infanzia che garantisca l’accesso a sanità e istruzione. Mano tesa anche alle banche per gestirne i fallimenti e all’Unione economica e monetaria. Prevista anche l’intensificazione della lotta al riciclaggio di denaro.

Un’Europa più forte nel mondo

La Commissione guarda anche al ruolo dell’Europa vuole svolgere nel panorama internazionale. Il primo obiettivo sarà garantire un vaccino sicuro e accessibile a tutti. Tra gli altri obiettivi, un nuovo approccio strategico a sostegno del disarmo, della smobilitazione e della reintegrazione degli ex combattenti e una comunicazione sull’aiuto umanitario dell’UE

Contro il COVID uno stile di vita europeo

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Nel Programma di lavoro 2021 è previsto un piano d’azione contro il traffico di migranti e una strategia sostenibile per il rimpatrio volontario e la reintegrazione(foto Capri23auto da Pixabay)

Un’Agenzia biomedica di ricerca e sviluppo avanzati è la carta che la Commissione Europea vuole giocare per bloccare la pandemia da COVID. Un’agenzia messa a disposizione di tutti i cittadini europei e che verrà per questo collegata ad una strategia di più ampio respiro riguardante il futuro di Schengen. In programma per il 2021 anche il nuovo patto sulla migrazione e l’asilo basato su misure in materia di migrazione legale, tra cui un pacchetto “talenti e competenze”. Sempre sulla spinosa materia delle migrazioni, ci sono un piano d’azione contro il traffico di migranti e una strategia sostenibile per il rimpatrio volontario e la reintegrazione. Lotta al terrorismo, all’antisemitismo, alla criminalità organizzata e alle minacce ibride sono tra gli altri obiettivi su cui lavorare per tutto il 2021.

Un nuovo slancio per la democrazia europea

Per costruire un’Unione dell’uguaglianza, la Commissione presenterà nuove strategie sui diritti dei minori e delle persone con disabilità, nonché una proposta per combattere la violenza di genere. Proporrà inoltre di ampliare l’elenco degli euroreati per includervi tutti i reati generati dall’odio e di incitamento all’odio. Tra le altre proposte, norme più chiare sul finanziamento dei partiti politici europei, misure per proteggere i giornalisti e la società civile dall’abuso del contenzioso e iniziative a lungo termine per sviluppare le zone rurali.

 Quali finanziamenti per questo programma?

Fin qui la presentazione del Programma di lavoro per il 2021. A breve la Commissione avvierà le discussioni con il Parlamento e il Consiglio per stabilire un elenco di priorità comuni su cui intervenire rapidamente. Certo si tratta di azioni a lungo termine e che mirano a trasformare nel profondo il volto dell’UE: per questo lo sforzo successivo consisterà nell’avere leggi di grande impatto e rivolte al futuro.

L’altro elemento su cui contare è quello economico-finanziario. Lo strumento individuato per la ripresa è il NextGenerationEU con una dotazione di 672,5 miliardi di euro. Nel frattempo gli Stati membri sono al lavoro per la realizzazione di piani di ripresa e resilienza che tengano conto della priorità rappresentata dagli obiettivi della politica verde e digitale dell’UE: i piani dei  singoli stati devono prevedere un minimo del 37 % di spesa per la transizione verde e un minimo del 20 % per il digitale.

Perché un programma così ambizioso

Resta da capire se le azioni e gli obiettivi programmati per il 2021 potranno essere ragionevolmente raggiunti o se non si tratti, riprendendo la metafora degli “arcieri prudenti” usata nel Principe da Machiavelli, di una programmazione di interventi molto impegnativi per ottenere consapevolmente un risultato se non eccellente, almeno dignitoso. Quanto proposto nel Piano di Lavoro 2021 apre infatti una serie di questioni.

La prima. Nonostante pandemia e conseguente crisi economica è chiaro che l’intenzione in UE è di “ricostruire meglio”, anzi di “reinventare le nostre infrastrutture e molto altro”, come ha recentemente detto la Presidente della Commissione Europea Von der Leyen. Il Green Deal non è un impegno politico di facciata, ma é supportato da azioni che hanno profondi impatti sulla maniera in cui i sistemi economici, produttivi, e sociali degli Stati Membri funzionano. Sullo sfondo c’è la necessità di fermare l’aumento della temperatura del pianeta. L’Unione Europea è praticamente sola nel tenere alta la guardia su questo tema, visto il disimpegno degli Stati Uniti e di altri grandi paesi come l’Australia e il Brasile. Sapranno tutti gli stati membri accettare questa politica tanto rigorosa e rispondere con pari entusiasmo e determinazione? 

La seconda questione. Bruxelles sconta un certo appannamento della sua immagine: la paralisi nell’affrontare la questione del climate change con la relativa lentezza delle risposte va addebitata non solo alle istituzioni e all’impresa, ma anche allo scarso coinvolgimento del pubblico nell’azione. L’incapacità dell’UE di incidere su questioni come il risorgere dei sovranismi e il nodo– migranti è sotto gli occhi di tutti; la politica del rigore per troppi anni ha creato malumori in molti stati; la proposta del MES lascia molti stati membri perplessi. Un piano così ambizioso potrebbe  provocare una crisi di rigetto, simile a quanto si vide con i gilet jaunes in Francia a causa delle eco-tasse sui carburanti fossili?

Infine: possiamo dire che il piano è completo o manca qualche area d’azione?

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