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Green Drop Award (e non solo…)

Green Drop Award: il premio

Anche la decima musa si veste di verde. Mai come quest’anno la Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia strizza l’occhio ai temi dell’ambiente è della sostenibilità. Prima tra tutte l’idea di istituire un apposito riconoscimento al film – tra i 18 in concorso – che meglio interpreta i valori dell’ecologia. L’associazione Green Cross, con il Comune di Venezia e l’accordo della Biennale, ha perciò dato vita al Green Drop Award, premio collaterale del red carpet nella città lagunare. Un’iniziativa che ha beneficiato del patrocinio del Ministero dell’Ambiente, della Regione del Veneto e dell’Assessorato all’Ambiente e Città sostenibile.

Si tratta di «un premio cinematografico dedicato all’ambiente e alla cooperazione tra i popoli», come lo ha definito il Premio Nobel per la Pace Mikhail Gorbaciov, fondatore di Green Cross International, che commenta così la decisione di inserire fra i premi collaterali della kermesse cinematografica il Green Drop Award.

E la prima “goccia verde” la giuria del premio, presieduta dal regista Ermanno Olmi, l’ha assegnata al lavoro del duo belga Woodworth/Brosens La Cinquième Saison (La Quinta Stagione). Calzante il tema al centro della pellicola: il controverso rapporto tra uomo e natura.

Ma l’idea di dar voce al grande schermo per sensibilizzare il pubblico verso la tutela del pianeta non è nuova. E non poteva che essere Hollywood ad aver mosso i primi passi in questa direzione. Da sette anni, infatti, ancora Green Cross assegna negli negli Stati il Global Green, con tanto di cerimonia alla vigilia del Premio Oscar.

Un evento che non manca di glamour: ad esempio all’edizione di quest’anno ha preso parte il regista di Avatar, James Cameron, assieme a tante altre celebrità che, tutte insieme, hanno richiesto una più sentita mobilitazione per contrastare i cambiamenti climatici. Durante la kermesse non è mancata l’esposizione di soluzioni “verdi” – dalle toilette eco-friendly agli abiti ecologici – e una raccolta fondi dedicata alla causa, che ha portato a raccogliere ben oltre 300mila dollari.

Un successo oltre-misura per L’Europa e l’Italia? La partenza promette bene e i propositi corrono spediti con obiettivi ben chiari: «L’obiettivo del premio – spiega il presidente di Green Cross International, Alexander Likhotal – è incoraggiare l’industria cinematografica a sostenere e produrre film che possano influenzare l’opinione pubblica su temi quali il climate change e la sostenibilità ambientale». E si guarda già al futuro: «Sono certo – conclude Likhotal – che riconoscimenti come questo possano spingere una nuova generazione di giovani registi a trovare spunti per opere originali e che tocchino la sensibilità del pubblico».

Intanto gli States chiamano e l’Italia risponde, con un corollario di iniziative amiche dell’ambiente in bella mostra sul parterre del cinema nostrano, ormai giunto al termine. Si è iniziato Con la proiezione del documentario Cinema & Ambiente realizzato per l’occasione da Dixit Scienza/Rai per i 150 Anni dell’Unità d’Italia. L’ideatore, il giornalista Marco Gisotti, scorre tra film come Into the wild, Gomorra, Rapa Nui per e attraversa oltre cento anni di storia recente con uno sguardo critico verso quei processi che hanno portato la catastrofe ambientale a farla da padrona.

Dalle Teche della Rai non manca la riscoperta di due opere di eccezione: Astronave Terra, 1971, di Alberto Negrin che ricostruisce la lotta della biologa Rachel Carson che negli anni Cinquanta mise sotto accusa l’industria del DDT, e Una lepre con la faccia da bambina, 1987, di Gianni Serra sul disastro di Seveso. Quest’ultima pellicola, in particolare, ricorda le tragiche conseguenze della nube tossica contenente diossina fuoriuscita dallo stabilimento chimico ICMESA di Meda, vicino Seveso. Un incidente, questo del 1976, che non può non far ricordare i quantomai attuali fatti dell’ILVA di Taranto. Alla proiezione è intervenuto poi Paolo Rabitti, già consulente nel processo per il Petrolchimico di Marghera e autore del recenti libro-inchiesta su Seveso Diossina. La verità nascosta (Feltrinelli, 2012).

Novità anche durante il debutto di Un angelo all’inferno (trasmesso da Rai Uno col patrocinio della Regione Veneto) e che sarà il primo film italiano prodotto secondo il protocollo “EDEN: from green screen to green living“. Un’iniziativa che vuol contribuire a ridurre le emissioni di CO2 non solo in fase di produzione ma anche attraverso la promozione di un messaggi più consapevole. Un’impresa dunque possibile, anche sulla favola del grande schermo.

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