Grecia, se a fare le spese del crac è l’ambiente…

Violazioni di natura ambientale: sono violazioni per il funzionamento di discariche senza autorizzazioni ambientali, lo smaltimento incontrollato delle acque reflue e lo smaltimento irregolare di cenere, oltre allo scarico incontrollato dei rifiuti liquidi, solidi e pericolosi. Grecia al terzo posto in Europa dopo Spagna e Italia. Pubblicata lo scorso 20 febbraio la valutazione ufficiale del Collegio dei Commissari, ma è stata resa nota pochi giorni fa, nelle stesse ore della crisi cipriota. Tre le criticità: mancanza di una pianificazione nazionale della gestione dei rifiuti pericolosi, l’inquinamento da pesticidi, discariche illegali. L’assenza di una politica ambientale lungimirante in Grecia è un punto critico lontano nel tempo, per via di una lentezza atavica nel recepire le direttive comunitarie e per l’inesistenza (fino a qualche anno fa) della voce “differenziata”. Un macigno lungo molti anni cresciuto a dismisura che ha portato a realtà controverse, come gli allarmi rossi dei mesi scorsi registrati nella regione dell’Attica (la più popolosa del paese) e in alcune isole.

A complicare il quadro ci ha pensato anche Eurostat, che nell’ultima rilevazione diffusa certifica che moltissima è la spazzatura che finisce ancora nelle discariche, rispetto a ciò che accade nel resti dei paesi del club europeo. I dati si riferiscono all’anno 2011 e dimostrano come in Grecia i greci abbiano interrato l’82% dei rifiuti prodotti contro la media comunitaria del 37%. Un nervo scoperto quello della non-cura ambientale nella Grecia che è lungi dall’essere uscita dalla morsa della troika. Con i rappresentanti di Fmi, Ue e Bce che per concedere la tranche di prestiti di marzo chiedono la testa di 25mila dipendenti pubblici. E con riverberi chirurgici di questa eurocrisi che si abbattono in comparti sensibili come appunto l’ambiente.

E ancora, solo un mese fa dalla Commissione europea era arrivato un altro “cartellino giallo” ad Atene, per via delle discariche illegali non sanate né chiuse. Con il rischio di un richiamo che potrebbe presto trasformarsi in una corposa multa, quantificata dalla Commissione alla Corte europea di Giustizia in una penalità giornaliera di 71.193 euro. E per ogni giorno di ritardo successivo alla seconda sentenza della Corte, fino a quando il Paese non avrà rispettato proprio il dispositivo giudiziario. Si parla anche di una tantum forfettaria di 7.786 euro al giorno, che dovrebbe intercorrere tra la prima sentenza e la data in cui verranno messe in regola le discariche illegali. Un salasso per conti pubblici già gravati da un quasi default e dal memorandum della troika che non concede respiro. Le denunce che il Paese ha ricevuto sono per le discariche illegali di Kalivia, Megara, Loutraki, San Teodoro, Andravida, Aegina Argolide, Ilia, Messinia, Imathias Serres, Salonicco, Creta, Corfù e Alexandroupolis. Si tratta di discariche abusive che, sebbene le decisioni comunali ne abbiano imposto la chiusura, continuano a ricevere spazzatura privata. 

Quattordici ammende per un totale di 549.281 euro sono state decise dal segretario dell’Ispettorato Ambiente ed Energia, Kourouzidis. Tra i sanzionati  tre comuni, due impianti di alimenti e bevande, due centrali elettriche, un produttore di riciclaggio di batterie al piombo, un’industria di stampa, un’unità cooperativa rurale di olio di oliva.

 

E mentre dal dossier si evince che i francesi inceneriscono il 35% dei rifiuti, nella casella riservata alla Grecia si staglia un preoccupante numero zero. Circa invece la quantità di spazzatura destinata al riciclo comanda la classifica continentale la Slovenia con il 35% mentre Grecia e Spagna sono fanalino di cosa in compagnia del Portogallo. E ad Atene solo il 3% diventa compost, contribuendo a fare della Grecia non certo un esempio di gestione dei rifiuti, nonostante l’imminente costruzione di quattro nuove discariche nella regione dell’Attica da parte di aziende tedesche.

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