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Gravine, dopo il parco si riconosca la riserva

Una preziosa riserva naturalistica dove sono presenti 15 specie di rapaci nidificanti ed altre 8 migratrici. Sono alcune peculiarità dell’oasi della Lega italiana protezione uccelli (Lipu), inclusa nel Parco regionale “Terra delle Gravine” in un’area di particolare valore naturalistico, riconosciuta dal Ministero dell’Ambiente come Zona a Protezione Speciale (ZPS) e Sito d’Importanza Comunitaria (SIC). È inserita, inoltre, nell’elenco internazionale dei siti I.B.A. (Important Birds Areas) dall’Organizzazione internazionale Birdlife International.

Vittorio Giacoia

Gli aspetti sono stati illustrati da Vittorio Giacoia responsabile dell’Oasi della Lipu della Gravina di Laterza. 
Un’oasi all’interno di un parco è un bell’esempio di tutela del territorio. E’ così?
«Si, l’oasi è nata nel 1999, prima dell’istituzione del Parco regionale avvenuta nel 2005, e siamo stati in questa zona un po’ i pionieri della gestione e conservazione dei beni naturali. Ora abbiamo il Parco che ci tutela ancora di più perché intorno ai 1.000 ettari dell’oasi ce ne sono altre 30 mila che godono di misure di conservazione».
Dall’allora ad oggi cosa è stato fatto? 
«Tre sono i pilastri dell’attività: educazione ambientale, conservazione e fruizione dell’area. La Lipu ha creato le condizioni per un servizio di educazione ambientale rivolto alle scuole. Ogni anno visitano l’oasi 1.500 ragazzi, soprattutto delle scuole elementari e medie della Puglia e Basilicata ma anche della Campania e del Lazio.

Ululone appenninico

È stato realizzato anche un lavoro di conservazione naturalistico che ha riguardato alcune specie. Dal 2004, per esempio, è in corso un progetto per il capovaccaio, che ha previsto l’immissione nel Parco delle Gravine di 9 esemplari di questa specie con una tecnica molto particolare che è entrata a far parte del Piano d’azione nazionale dell’Ispra. Sono stati realizzati, inoltre, studi botanici e tesi di laurea su anfibi, rettili, censimenti ornitologici. Un’altra attività ha riguardato una migliore fruizione di questi beni. Sono stati realizzati progetti finanziati dai Por che hanno permesso una migliore fruibilità dei sentieri. Il primo tratto di 150 metri è percorribile anche da portatori di handicap. E’ stato attrezzato con cartellonistica un sentiero di 5 chilometri che permette di vedere tutta la gravina di Laterza. Sono state realizzate, in ultimo, guide in doppia lingua (inglese ed italiano) che hanno permesso ai turisti stranieri, in crescita in questi ultimi anni, la conoscenza di quest’area».

Un esemplare di biancone

Quante specie sono conservate?
«C’è una grande varietà di specie ed a livello regionale l’oasi è tra gli ambienti a più alta biodiversità. Ci sono una serie di censimenti e studi ormai da diversi anni. Ogni anno si aggiunge qualche specie vegetale. Per quanto riguarda le specie anfibi e rettili, mammiferi ed uccelli esemplari d’interesse conservazionistico, come l’ululone appenninico, il corvo leopardiano, sono presenti nell’allegato della direttiva habitat».
Quale sarà il futuro di quest’oasi?
«Il futuro dell’oasi è legato in modo indissolubile a quello del Parco regionale che, dopo alterne vicende, ha trovato una riperimetrazione condivisione ed accettata dai diversi comuni. Ora si tratta di riconoscere questa parte del Parco riserva naturalistica della Gravina di Laterza. Nei prossimi mesi, in questo senso, lavoreremo con la Regione Puglia e la Provincia di Taranto per vedere riconosciuto questo istituto. In questo modo si consoliderebbero gli sforzi che da anni stanno mettendo in campo il Comune di Laterza, la Provincia di Taranto e la Lipu».

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