Grattacielo a Bari? Il no delle associazioni (e lo cantava già Celentano)

Come si inserirebbe il grattacielo di 120 metri nella città, secondo un render

Non si ferma il dibattito sulle scelte urbanistiche dei prossimi mesi a Bari. L’associazione culturale La materia e la forma, il  Gruppo di Democrazia Partecipata Picone Poggiofranco e il Forum ambientalista, che fanno parte della Consulta comunale per l’Ambiente, esprimono  il loro parere

 

Era il 1972 quando un Adriano Celentano protoecologista componeva testo e musica di Un albero di trenta pianipolemica ballata contro la speculazione edilizia e in particolare contro il grattacielo Pirelli (alto appunto 30 piani), canzone che rientrava nell’album I mali del secolo. Tra questi mali, la cementificazione selvaggia nella città meneghina, con tutte le conseguenze che ne derivavano – consumo di suolo, aumento dell’inquinamento, solitudine esistenziale, nevrosi ecc.), in contrapposizione alla sana vita in una campagna sempre più a rischio.

Celentano, lo sappiamo, ha sempre avuto una particolare sensibilità verso l’ecologia, a partire dal Ragazzo della via Gluck (1966) e passando attraverso  Il contadino (1967) La storia di Serafino (1968), L’ultimo degli uccelli (1972), ma l’attacco al consumo di suolo indiscriminato è stato un tema a lui particolarmente caro. Chissà come la prenderebbe il supermolleggiato se venisse a sapere che quell’albero di 30 piani si stia materializzando a Bari, con un grattacielo alto 120 metri (grosso modo proprio di 30 piani) che oltre ad unità abitative è destinato ad accogliere, uffici, esercizi commerciali e locali destinati a vario uso.

Adriano Celentano compose e pubblicò “Un albero di 30 piani” nel 1972

Sulla questione specifica di questo edificio, e più in generale delle scelte urbanistiche più recenti la Consulta comunale per l’Ambiente ha raccolto i pareri delle associazioni che lo compongono. Ambient&Ambienti sostiene questa linea pubblicando gli interventi.

LEGGI ANCHE: Un grattacielo in città: a chi serve?

Carmen Genchi – Presidente dell’Associazione culturale LA MATERIA E LA FORMA

Quando nel 2006 furono abbattuti i palazzi di Punta Perotti, la città e soprattutto i cittadini potevano guardare il mare ‘senza saracinesca’. Quella data segnò una svolta che faceva sperare in un progetto di città a misura d’uomo, una speranza confortata da un’idea di ambiente consustanziale a quella di territorio e di paesaggio. In questi giorni leggiamo la notizia che uno studio di architetti propone la costruzione di un grattacielo alto 120 metri da erigere vicino ad un suolo che per Bari rappresenta una pagina nera della storia cittadina: dove la fabbrica Fibronit corrodeva la salute degli operai e degli abitanti del rione Japigia, oggi si pensa di cementificare tutto attorno, quasi a cercare di salvaguardarne la memoria girandoci intorno, in nome di una vana rincorsa alla modernità-spot.

Sembra quasi così di smantellare il lavoro che per decenni ha impegnato comitati civici, politici avveduti e sensibili, la Consulta comunale per l’ambiente, urbanisti e professionisti e tutta la società civile nel progettare una rinascita, se non una redenzione, di un luogo, non solo una parte ma anzi di un’intera area della città, di un quartiere, che ha seminato morte e deteriorato in modo devastante il territorio. L’etica del mercato, espressione del nuovo e del successo, si rappresenta nell’estetica della dismisura, la verticalizzazione della città si impone come la forma del futuro. Sono i grattacieli invocati a ‘rammendare le periferie’? Dov’è il rapporto tra città e cittadinanza, tra identità e appartenenza, tra partecipazione e condivisione di uno sviluppo per il futuro? La voluttà di copiare prende il posto della gioia di creare, una inspiegabile cupio dissolvi innalza a valore supremo l’omogeneizzazione a modelli globali, lontani dalla memoria identitaria, svaluta la diversità, il valore culturale, la fedeltà a sé stessi. Siamo veramente certi che questo “civico solletico” possa generare una tipologia architettonica fedele all’habitus del cittadino non solo barese? La città visibile non deve dimenticare quella invisibile, la sua anima è fatta di storia, di racconto, delle tensioni e dei conflitti che il tempo segna ma che testimonia il passato. Se ci liberiamo del passato, della memoria collettiva siamo destinati a ignorare la nostra storia. Non svendiamo la nostra città, non inseguiamo la chimera della ricchezza prodotta dal turismo, non cancelliamo e abbattiamo ciò che gli altri ci hanno lasciato, la memoria è conservazione e mutamento, mai oblio. 

Tiziana Di  Roma- Forum Ambientalista

Oltre alle abitazioni il progetto prevede ammesse attività di commercio all’ingrosso ed al minuto, alberghi e pubblici servizi, attività ausiliarie al commercio, gestioni finanziarie, servizi per lo spettacolo, pubblica amministrazione e studi professionali

È una vera follia! In una città che già affoga nel cemento, un altro edificio, per di più così invadente visivamente e sovradimensionato rispetto alle proporzioni generali della città, avrebbe un impatto devastante. Più verde, più spazi di aggregazione sociale e fruizione culturale, e soprattutto meno cemento!

Onofrio Traversa – Gruppo di Democrazia Partecipata Picone Poggiofranco

Come Gruppo di Democrazia Partecipata Picone Poggiofranco esprimiamo la nostra contrarietà a questo nuovo scempio di consumo di suolo, con nuove migliaia di metri cubi di cemento che verranno versati nella nostra città.

Dopo la richiesta di abbattimento dell’ex palazzo della Gazzetta del Mezzogiorno per fare spazio a nuovo condominio, si propone e si vuole realizzare un palazzo che si svilupperà in altezza che farà da attrattore a nuovo inquinamento urbano e toglierà la visuale a tutto ciò che gli sta intorno, questo per la sola sete di costruire e fare soldi, non ricordando che la popolazione barese è in netto calo. Certo la politica si alimenta di questo tipo di consenso, ma noi cittadini che abbiamo a cuore il bene comune dobbiamo resistere e imporre ai nuovi candidati sindaci per Bari, una nuova visione che vede al primo posto la salvaguardia del territorio su cui cresceranno i futuri cittadini baresi.

Articoli correlati