Grattacieli di legno? Si può

Negli ultimi anni stanno riprendendo quota a livello architettonico e fascino nell’ambito dell’home design le costruzioni realizzate interamente con il legno.

Dalle palafitte alla case di campagna, dagli chalet di montagna alle casette sugli alberi, la storia pullula di esempi di abitazioni che, proprio per il fatto di essere state da sempre costruite col legno, non fanno effetto; ma le ultime tendenze raccontano di vere e proprie sfide nell’erigere palazzi, grattacieli, che si distinguono per la praticità, la sicurezza e il basso costo.

The Cube a Londra, con i suoi 13 piani e 33 metri di altezza
The Cube a Londra, con i suoi 13 piani e 33 metri di altezza, è il più alto edificio in legno del mondo

I grandi esempi nel mondo – Parafrasando la nota canzone di Giusy Ferreri e Baby K., molteplici sono i modelli saliti agli onori della cronaca, dall’Australia all’Inghilterra, passando per la Norvegia. Prendendo ad esame gli ultimissimi anni, nel 2012 a Melbourne è sorto un palazzo di 10 piani – in laminato, per i più esperti – seguito nel giro di due anni dal lussuoso palazzo di Bergen, nella fredda Norvegia, di ben 14 piani in legno lamellare; quindi a Londra, anno 2015, viene inaugurato The Cube, attualmente l’edificio più alto del mondo (33 metri). In cantiere però, altre due costruzioni che hanno dichiaratamente rifiutato il cemento e le sue caratteristiche e che diventeranno un simbolo dell’architettura contemporanea: il Tall Wood Building (nella foto di copertina), un residence universitario nell’altrettanto fredda Vancouver, e soprattutto l’Oakwood Tower – sempre a Londra   – un capolavoro di 80 piani per ben 300 metri di altezza (sarà indiscutibilmente l’edificio che si avvicinerà di più alla volta celeste).

Un “affare”, anche ambientale – Uscendo dall’elencazione statistica, la riscoperta del legno e la sua parabola ascendente degli ultimi anni affondano le radici non soltanto in una questione estetica. Le costruzioni in legno hanno innanzitutto – e non guasta – un costo più basso, nella lavorazione come nel trasporto, e anche in cantiere servono meno strumenti di lavoro. Di conseguenza anche i tempi sono più compressi. Non viene intaccata neanche la sicurezza della struttura, per la stabilità delle fondamenta, per la durezza delle pareti e per la qualità di essere antincendio. Merito del CLT, acronimo per Cross Laminated Timber, ovvero «i pannelli di legno massiccio a strati incrociati; unisce le caratteristiche delle costruzioni massicce tradizionali con la salubrità e le proprietà ecologiche del legno, migliorando l’inerzia termica della parete, grazie alla massa maggiore, e permettendo di costruire in altezza edifici stabili e sicuri».
Last but not least, l’impatto sull’ambiente è decisamente ridotto rispetto al canonico cemento armato ed all’acciaio, dalla produzione alla lavorazione. Nell’aspetto che interessa più da vicino, il legno non genera rifiuti, anzi è un elemento in grado di assorbire CO2, quella stessa CO2 che, invece, le industrie rilasciano nell’atmosfera nei vari processi di combustione dei materiali. Pertanto, a più ampio raggio, diventa elemento positivo nell’ormai annosa e dibattuta questione del cambiamento climatico.
Una nuova frontiera della bioedilizia sta ritagliandosi, dunque, uno spazio importante nel contesto attuale e futuro. Percorrendo una via decisamente più sostenibile.

Articoli correlati