Quello di Foggia è il secondo impianto d’Italia dove campeggia, rosso su blu, il logo Barilla, tra i primi Gruppi alimentari italiani e leader nel mercato della pasta in particolare. Con le sue 226mila tonnellate di pasta prodotte ogni anno, lo stabilimento nella zona industriale di Foggia si è candidato “sul campo” – è il caso di dirlo – ad ospitare il primo incontro del tour “Campi Aperti” che – fino al 29 maggio – attraverserà in lungo e il largo il Belpaese per presentare i risultati di un progetto finalizzato alla produzione di grano duro ecosostenibile. Un progetto promosso in tutt’Italia da Barilla in collaborazione con “Horta”, spin-off dell’università Cattolica di Piacenza, le cui “linee guida” possono essere brevemente tracciate nella possibilità concreta di ottenere grano duro di migliore qualità alternando, sugli stessi terreni, le semine di cereali, legumi e ortaggi, in modo tale da ridurre l’utilizzo dei fertilizzanti chimici e di conseguenza le emissioni di anidride carbonica in atmosfera. Insomma, più qualità e meno impatto ambientale.
Tale sperimentazione – condotta in tutta Italia tra il 2011 e il 2012 sui campi di 25 aziende agricole fornitrici di grano per Barilla – ha dimostrato l’importanza di un approccio integrato, che tenga conto cioè della salvaguardia del suolo e dell’ambiente, degli aspetti di qualità e sicurezza alimentare e del valore economico per gli operatori della filiera. I risultati raccolti non hanno deluso le aspettative: le emissioni di anidride carbonica sono diminuite del 30 per cento e la produzione ha tratto addirittura giovamento. «Nella campagna 2011/2012 condotta con Barilla – spiega Pierluigi Meriggi di Horta –l’adozione di corretti avvicendamenti e l’impiego dell’uso dei modelli previsionali hanno complessivamente condotto a una riduzione superiore al 30% delle emissioni di CO2, un aumento del 20% delle rese di produzione, con un riduzione dei costi per l’agricoltore fino al 30%». Ciò è avvenuto grazie ad un uso mirato dei fertilizzanti e ad un’ottimizzazione dei trattamenti fitosanitari, rispetto alle tecniche intensive tradizionali che prevedono un impiego di risorse definite a priori e non in funzione dell’andamento meteorologico o delle reali esigenze della pianta od ancora della biodisponibilità del terreno di coltivazione.
E i margini di crescita del progetto non possono fare altri che aumentare, considerando il “peso” dell’azienda patron dell’iniziativa. Sono circa 20mila, infatti, i cerealicoltori che producono grano per Barilla. In Capitanata – terra del frumento duro – ci sono già due aziende che sperimentano l’avvicendamento colturale con grano, legumi, soia, girasole e verdure, per migliorare la fertilità dei terreni. E con risultati evidenti. «Attraverso l’analisi del ciclo di vita del prodotto – ha detto Luca Ruini, Responsabile People, Safety and Environment di Barilla – abbiamo visto che oltre il 60% dell’impronta ecologica della pasta deriva proprio dalla coltivazione del grano duro. Ci siamo così impegnati ancora una volta nella ricerca sul grano per garantire una materia prima ottima per la nostra pasta con un minore impatto ambientale». Intanto, per essere sempre vicini ai cerealicoltori, è nato granoduro.net, un portale che fornisce informazioni tecnico-scientifiche agli operatori del settore in ogni fase del ciclo di coltivazione, a dimostrazione di quanto si sia evoluto il modo di fare l’agricoltore. Si tratta di uno strumento online, messo a punto dai tecnici di “Horta”, che aiuta l’agricoltore giorno dopo giorno a ottimizzare le tecniche di coltura attraverso interventi mirati in base alle specifiche del raccolto (condizioni meteorologiche previste, le caratteristiche del suolo, la varietà di grano o le precedenti rotazioni).


