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Golfo del messico: ritorna l’incubo della marea nera

Alle 9.30 di ieri mattina, le 16.30 in Italia, un altro impianto off-shore è esploso nel Golfo del Messico.  L’esplosione si è

l'incendio della Vermillion oil 380

verificata sulla piattaforma petrolifera Vermillion oil 380 di proprietà della Houston Mariner Energy, a circa 100 miglia (180 chilometri) al largo di Vermillion Bay, Louisiana e 200 miglia (370 chilometri) a ovest della Deepwater Horizon la piattaforma della British Petroleum esplosa il 20 aprile scorso e costata la vita a undici persone e responsabile del più grave disastro ambientale nella storia degli Stati Uniti, con i suoi 780milioni di litri di petrolio versati in mare. Lo scoppio sulla Vermillion ha causato il ferimento di una persona, altre tredici, per evitare conseguenze, si sono poste in salvo tuffandosi in mare dopo aver indossato i giubbetti salvagente.

salvi i tredici tecnici che si sono lanciati in mare

Sul luogo dello scoppio si sono recati elicotteri e navi della Guardia Costiera degli Stati Uniti che hanno sorvolato una chiazza di petrolio lunga poco più di un miglio e larga alcune decine di metri. Secondo la Guardia Costiera americana, non è chiaro se provenga dalla piattaforma della Mariner Energy. Gli ambientalisti non escludono, invece, il rischio di un nuovo disastro ambientale.  «Purtroppo la notizia di oggi non è una sorpresa», afferma Kieran Suckling, direttore esecutivo del Center for Biological Diversity’s. «le perforazioni offshore nel Golfo del Messico sono come giocare alla roulette russa.

il fumo dell'incendio è visibile a chilometri di distanza

Non è una questione di se qualcosa andrà male, è una questione di quando… Non possiamo rischiare altre catastrofi». L’esplosione di ieri nel Golfo del Messico, l’ultima di una serie di incidenti negli ultimi decenni, è l’ennesima conferma dei pericoli delle perforazioni offshore in acque poco profonde, nonostante le rassicurazioni da parte dell’amministrazione Obama. Una relazione del 2007 della Direzione della Minerals Service ha reso noto che la maggior parte di incidenti simili sono avvenuti nei pozzi in acque profonde meno di 500 piedi (150 metri). In questo caso, però, sarebbe più semplice intervenire se ci fosse fuoriuscita di petrolio e quindi, secondo gli esperti, i danni sarebbero limitati.

Photo courtesy KATC-TV

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