Gli scienziati da Berlino: l’uomo è entrato in una nuova era, l’Antropocene

Esempio di cementificazione e antropizzazione a Dubai, capitale degli Emirati Arabi

Dalla rivoluzione industriale, l’uomo (anthropos) ha sconvolto gli ecosistemi, dalla foresta amazzonica alle barriere coralline, ai ghiacciai alpini e in un tempo brevissimo se rapportato alle ere che hanno preceduto quella in cui stiamo vivendo. L’antropizzazione ha causato l’estinzione di numerose specie animali e vegetali, ha provocato lo scioglimento dei ghiacciai e inquinato corsi d’acqua e aree coltivate. Secondo il rapporto del WWF “Save the Alpine Rivers!”, il primo studio globale sui sistemi fluviali dell’intero arco alpino, condotto in coordinamento con l’Università per le Risorse naturali e le Scienze della Vita, di Vienna, solo l’11% dei fiumi alpini è ancora ecologicamente intatto; piccoli corsi d’acqua, per la maggior parte minacciati dallo sviluppo di piccoli impianti idroelettrici. I gas liberati nell’atmosfera hanno generato una concentrazione di gas serra paragonabile, se non addirittura superiore – secondo alcuni scienziati -, a quella che in passato ha posto fine alle glaciazioni e dato origine al buco nello strato di ozono che avvolge il pianeta, con gravi rischi per la nostra civiltà.

Paul Jozef Crutzen, premio Nobel per la chimica dell’atmosfera nel 1995 grazie ai suoi studi sulla formazione del buco dell’ozono, ha preso in prestito il termine Antropocene, coniato negli anni ottanta dal biologo Eugene Stoermer, per definire, nell’era geologica in cui stiamo vivendo, l’Olocene, l’impatto che l’opera dell’uomo ha avuto sull’ambiente terrestre, inteso come insieme delle caratteristiche fisiche, chimiche e biologiche in cui si svolge ed evolve la vita.

Pechino, Cina, inquinamento atmosferico

Scienziati di tutto il mondo (geologi, esperti del clima e di ecologia) si sono riuniti nei giorni scorsi a Berlino per discutere proprio di questo passaggio dall’Olocene, dal greco ???? (holos, tutto o intero) e ?????? (kainos, nuovo), ossia “del tutto recente”, iniziato 11.700 anni fa, all’Antropocene, le cui origini si fanno risalire a quando è iniziato l’ultimo consistente aumento delle concentrazioni di CO2 e CH4 in atmosfera, con la rivoluzione industriale nel XVIII secolo.

Sull’argomento, in realtà si discute ormai da decenni ma al congresso che si è tenuto in Germania, sono stati tutti d’accordo sul fatto che ormai la forte antropizzazione del territorio ha avuto un notevole impatto sia sull’atmosfera sia sulla stratificazione del pianeta, tanto che distinguere ciò che è naturale da ciò che è opera dell’uomo sta diventando sempre più difficile. C’è solo da stabilire quando è iniziato questo passaggio, e trarne le conclusioni, nel corso dell’International Geological Congress del 2016.

Paul Jozef Crutzen

«L’Antropocene siamo noi – ha scritto Paul Jozef Crutzen nel suo libro “Benvenuti nell’Antropocene. L’uomo ha cambiato il clima, la Terra entra in una nuova era” (Mondadori, 2005. ISBN 88-04-53730-2) -. Siamo noi, nel bene e nel male, la variabile geologica oggi più importante, ed è nostra la responsabilità del futuro del pianeta. Perché abbiamo gli strumenti teorici e pratici per invertire la tendenza al degrado che noi stessi abbiamo innescato. E per inaugurare un’epoca di sviluppo sostenibile che non metta più a repentaglio la nostra stessa sopravvivenza».

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