Input your search keywords and press Enter.

Gli italiani e la gestione della risorsa idrica

Ispra, l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale ha presentato il nono Rapporto sulla qualità dell’ambiente urbano. Tra le questioni esaminate, il consumo e la gestione della risorsa idrica da parte degli italiani.

Gli italiani stanno lentamente imparando a usare l’acqua, anche se rimangono sempre spreconi nei confronti con l’Europa. Secondo i dati, in dieci anni (2000-2011) è diminuito il consumo domestico medio di acqua del 14,5%. «Il fenomeno – spiegano gli esperti -è da attribuirsi alla maggior attenzione degli italiani, visto che solo tre città (Reggio Calabria, Palermo e Messina) hanno adottato misure di razionalizzazione nell’erogazione».

Sono ormai 570 i Comuni che inseriscono il tema del risparmio idrico all’interno dei propri Regolamenti Edilizi, di cui 505 ne prevedono l’obbligo mentre gli altri 15 propongono incentivi per favorire una diminuzione dei consumi e dei costi per le famiglie, includendo quindi l’aspetto fondamentale dei comportamenti individuali.

La Puglia risulta la regione meno autosufficiente dal punto di vista idrico. Più del 60% della disponibilità complessiva da destinare all’utenza finale (circa 333,5 milioni di metri cubi di acqua ad uso potabile), infatti, proviene dalla Basilicata (per circa il 64%), dalla Campania (per circa il 36%) e in quantità residuali dal Molise.

Il parametro del recupero delle acque piovane è presente in 556 Comuni, di cui 449 lo rendono un requisito obbligatorio. L’aspetto negativo è quello che vede ancora ad oggi circa il 97% di questi Comuni virtuosi concentrati nelle Regioni del Centro-Nord. Sono 199 i Comuni che includono il tema delle acque grigie, ossia quella parte delle acque domestiche derivate dagli scarichi della cucina, della doccia, vasche da bagno e lavandini, nei Regolamenti Edilizi comunali, 39 ne fanno un requisito cogente sia nel caso di nuova costruzione sia in quello di ristrutturazioni importanti. In altri 25 casi sono previsti incentivi.

Print Friendly, PDF & Email

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *