Input your search keywords and press Enter.

Gli ecomusei in Puglia

Il patrimonio rurale, paesaggistico, culturale e archeologico pugliese con l’approvazione della Lr 15/2011 diventerà un ecomuseo regionale che genererà valore aggiunto e ricadute economiche sul territorio.

Cantiere archeologico a Otranto, foto Ing. G. Carluccio

Il sistema da Nord a Sud attraversa tutta la Puglia: dall’Ecomuseo di Carapelle, il Valle d’Itria, all’ecomuseo del Poggio delle Antiche Ville di Mola di Bari, per giungere al Sistema Ecomuseale del Salento in rete già da anni grazie alprogetto  “Sesa” dell’università degli studi di Lecce.

In Puglia, il Salento si conferma best practice con il suo sistema ecomuseale in una regione che vanta otto realtà di genere; così i Musei diffusi, storico-archeologico a Cavallino e del Castello di Alceste a San Vito dei Normanni, il Parco dei Guerrieri di Vaste, il Centro di educazione ambientale di Alessano, gli Ecomuseo Urbano a Botrugno, del Paesaggio delle Serre Salentine a Neviano e dei Paesaggi di Pietra a Vernole assieme al Laboratorio di Architettura del paesaggio dell’Università di Lecce diretto dal professor Francesco Baratti, l’Ecomuseo di Carapelle e della Valle d’Itria, esprimeranno un complesso di sensibilità ed esigenze nuove: dalla consapevolezza della centralità dei processi culturali nella nuova società della conoscenza, alla volontà di affermazione dell’identità socioculturale dei diversi territori a fianco dei fermenti della globalizzazione; dalla promozione di forme di partecipazione diffusa al governo dei territori, ai temi della sostenibilità e della responsabilità sociale sino alla sperimentazione di nuovi processi gestionali.

L’iniziativa nasce all’interno del progetto del Sistema Ecomuseale della Puglia ed è stato inserito dalla Regione fra i progetti pilota del nuovo Piano Paesaggistico Territoriale Regionale quale esempio di best practice di partecipazione alla conoscenza, salvaguardia e gestione del paesaggio. 

Perchè queste scelte – La valle del Carapelle nel basso Tavoliere è stata scelta perché esistono le più importanti testimonianze archeologiche dell’intera provincia Dauna. D’altro canto l’Ecomuseo della Valle d’Itria è il più grande del mondo per estensione con i suoi 720 kmq di superficie,dato che riunisce sei comuni di tre diverse province: Locorotondo, Monopoli, Alberobello, Fasano, Cisternino e Martina Franca; tutti luoghi che accolgono tratturi, trulli, jazzi, muretti a secco, pozzi e lavatoi ma anche tradizioni e produzioni tipiche.

Faro di Punta Palascia, Otranto (LE) - foto archivio SIT&A srl

Da qualche mese, poi,  il panorama surreale e meraviglioso di Punta Palascia a Capo d’Otranto, il punto più orientale dell’Italia, è diventato ecomuseo. La collina dalla quale nelle giornate serene si vedono i rilievi ondulati dei Balcani, è stata per molto tempo al centro di una contesa tra la Marina Militare che voleva quei terreni per ampliare la propria base militare e i cittadini della zona che hanno combattuto perché quel posto meraviglioso non venisse cementificato. Oggi Punta Palascia fa parte del Parco Costa d’Otranto è diventato zona panoramica protetta.

A Punta Palascia tra Punta Facì e la baia di Sant’Emiliano c’è un antico faro che è stato in stato di abbandono per anni e riconsegnato al Salento nel 2008. La sua è una storia lunga un secolo; ristrutturato su progetto dell’ingegner Tommaso Farenga, il faro ospita l’osservatorio “Ecologia e Salute degli Ecosistemi Mediterranei”, un centro dell’università del Salento e la sua luce è tornata a guidare i naviganti.

L’Ecomuseo dei Paesaggi di Pietra di Acquarica di Lecce a Vernole, è nato invece intorno a ricerche archeologiche avviate nel 1996 dall’Università del Salento in località Pozzo Seccato. In questa zona è venuta alla luce una masseria fortificata risalente alla fine del IV secolo a.C. Il muro di fortificazione, largo poco meno di quattro metri è in pietre giuntate a secco, foderato all’esterno da una cortina di grandi blocchi di calcare squadrati. L’insediamento conserva ancora le sue caratteristiche originali: muri a secco, pagghiare, aie, uliveti, strittule.

Esistono però iniziative che non sono ancora entrate nel “sistema” come il Poggio delle Antiche Ville di Mola di Bari e che l’assessore regionale all’Assetto del Territorio Angela Barbanente prevede sarà presto valorizzato e visitabile.

Panoramica della Valle dell'Itria

Print Friendly, PDF & Email

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *