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Gli ambientalisti italiani frenano l’avanzata del “fronte del carbone”. Si parte da Saline Joniche

«Fermare la costruzione della centrale a carbone di Saline Joniche in Calabria bloccherà l’avanzata lungo tutto lo stivale delle lobby del carbone e di una politica energetica vecchia, inutile e dannosa per il clima e la salute ma che tuttora persiste nella Strategia Energetica Nazionale in fase di pubblica consultazione».

Come annunciato qualche giorno fa, gli attivisti di Legambiente, LIPU, Greenpeace e WWF hanno formalmente depositato ricorso contro l’autorizzazione alla costruzione della centrale a carbone nella località calabra, concessa da decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri a vantaggio dell’azienda energetica svizzera Repower. Il ricorso è avallato dalla Regione Calabria, che a sua volta contesta alla Presidenza del Consiglio dei Ministri l’aggiramento della propria Strategia Energetica Regionale, che vieta espressamente la costruzione di centrali a carbone sul territorio calabrese e punta sul mix fatto di rinnovabili ed efficienza energetica. Vanno anche considerati due aspetti di ordine ambientale ed energetico-economico: se costruita, la centrale a carbone di Saline Joniche stravolgerebbe l’ecosistema marino e terrestre dell’Area Grecanica e della Costa Viola, minaccerebbe ben diciotto aree vincolate (secondo il Ministero dei Beni Culturali), di cui ben cinque Siti di Importanza Comunitaria (SIC), in pieno contrasto con la direttiva europea Habitat. Inoltre, la centrale andrebbe ad alimentare una sovraccapacità produttiva che già costringe gli impianti a funzionare a scartamento ridotto con gravi conseguenze economiche per il Paese e per le stesse bollette dei cittadini.

Paradossale è anche la posizione della stessa Repower che ha recentemente ammesso che non costruirebbe mai in Svizzera una centrale come quella di Saline Joniche, che a pieno regime emetterebbe ben 7,5milioni di tonnellate di CO2 l’anno. Partiti, associazioni e movimenti dei cittadini del Cantone dei Grigioni sono solidali alla popolazione calabrese.

Il caso di Saline Joniche è l’emblema di una controversa Strategia Energetica Nazionale, che sta finanziando un vero e proprio fronte del carbone anche in altre località italiane, come Porto Tolle, Vado Ligure e Sulcis. Gli ambientalisti chiedono che sia eliminata dalla SEN la quota carbone prevista e dirottata in favore di fonti di energia più pulite ed efficienti. Questo è un impegno richiessto dalla COP18, la Conferenza ONU sui Cambiamenti Climatici, in corso a Doha (Qatar) fino al prossimo 7 dicembre. Attraverso questo meeting, gli Stati industrializzati sono invitati a trasformare le indicazioni del Protocollo di Kyoto in veri e propri target di riduzione delle fonti energetiche impattanti.

 

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