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Giù nelle grotte di Castellana

Scendere a sessanta metri nelle profondità della terra e guardare all’insù il grande foro circolare naturale e irregolare ritagliato nel cielo azzurro di Puglia è come iniziare il Viaggio al centro della Terra immaginato e descritto da Jules Verne alcuni anni fa.

"...La natura della terra, modellando per sè canali sotterranei ha raccolto sulle pareti strati infiniti di calcare, ora rosa, ora rosso, in pochi casi bianco ad una notevole profondità..."

Sotto il foro, un percorso ritagliato sul fianco della prima cavità carsica, minimo, solo per una persona, scende sfiorando la parete sinistra. Una somma infinita di concrezioni calcaree di milioni di anni. L’acqua, nel suo lento percorso che dalle nubi del cielo va verso il mare, accumula calcare scivolando sulle pareti degli anfratti rocciosi, tra le falde. Poi, gocciolando dalla volta curva tra i naturali vuoti nella terra, crea stalattiti e stalagmiti. Lente sculture di calcare dove il tempo è il grande scultore. La natura della terra, modellando per sè canali sotterranei ha raccolto sulle pareti strati infiniti di calcare.  Ora rosa, ora rosso, in pochi casi bianco ad una notevole profondità, dove l’ossigeno inizia a mancare, le ginocchia tremano, il senso di essere al centro della terra è percepibile. Ti senti la parte più piccola del pianeta, chiuso in una minuscola galleria sotterranea dove non c’è nessuna via di scampo.

Penso al foro d’ingresso nella terra da cui si sono calati i primi uomini, curiosi di sapere dove quel foro portasse. Un viaggio fisico negli strati della terra, luoghi antichi di accumulazione dell’acqua di pioggia che corre a dissetare falde, radici di alberi, cespugli, boschi affioranti sulla crosta terrestre.

Una trama capillare di fiumi d’acqua dolce non a vista, che silenziosamente irriga una lingua di terra, la Puglia, nel centro del Mediterraneo. Arsa dal sole d’estate. Battuta dai venti d’autunno. Innaffiata poco d’inverno, l’acqua si accumula, sotto la terra come oro trasparente, inumidendo strati di pietra calcarea con acqua dolce, ricca di minerali.

"...Gocce mobili e cristalline che si trasformano in calcaree, fisse, per sempre nel tempo..."

Acqua, oro trasparente di Puglia, scarsa, nascosta, si protegge da sola tra le viscere della terra. Correndo verso il mare e lasciando tracce del suo passaggio ovunque. Uno strato leggero e sottile, bianco, che si sovrappone ad un altro leggero e sottile. Infiniti strati bianchi semitrasparenti, creando forme, sulle pareti dolci, lucide, opache. Gocce mobili e cristalline che si trasformano in calcaree, fisse, per sempre nel tempo. Da terra, le esili colonne modellate dall’alto, si spingono lente verso la volta della grotta cercando gocce d’acqua ritmiche e lente che le raggiungono con calma geologica. Una sensazione di tempo fermo mi coglie, staccandomi dal cordone ombelicale della vita che corre in superficie. Folle corsa verso il nulla. L’ambiente carsico abbassa il ritmo del respiro, dei pensieri. Li semplifica. Li riduce ai minimi naturali.

L’uomo, la terra, l’acqua, il calcare bianco e rosa sono, insieme, l’ambiente primo dell’uomo sulla terra e vederlo con i propri occhi, poterlo toccare, sentire l’odore umido e caldo, realizza un dialogo con l’origine del mondo.

"...il grande foro irregolare, blu, ritagliato nel cielo di Puglia..."

Dono infinito all’umana generazione che cogliendolo, attua la prima vera relazione con la natura vista non solo in superficie ma dall’interno. Una natura non compresa, oltraggiata, distrutta. Incendiata nei giorni d’estate.

Le grotte proteggono. Proteggono dagli occhi e dalle mani degli uomini l’oro trasparente, l’acqua, che insieme al sole, ai mari, alle montagne, alle colline, alle valli, ai laghi, ai fiumi, creano una fitta rete vitale. Un sistema di vasi e percorsi comunicanti tenuti sulla terra dalla sua forza di gravità, una forza che tiene tutto e tutti verso il centro della terra. Acqua, uomini, vento, mari in una continua tensione in cui tentare di volare, staccarsi, salire verso l’alto è faticoso, come faticosa è la risalita, dopo una dolce discesa, verso l’uscita delle grotte di Castellana in direzione del grande foro irregolare, blu, ritagliato nel cielo di Puglia.

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www.domenicotangaro.it/biografia

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