Giornata mondiale delle api: al centro la biodiversità

Giornata mondiale delle api 2021

Dall’apicoltura urbana all’appello di Coldiretti Puglia passando per il whiskey al miele: le api da sempre fondamentali per l’impollinazione, sono anche degli ottimi “rilevatori” del clima

Sono piccole, laboriose, e anche se spesso fanno un po’ paura, sono utili all’ambiente perché fungono da “regolatrici” del clima. Parliamo delle api. Il 20 maggio è la giornata mondiale istituita dall’Onu e dedicata appunto a questi insetti che, oltre a darci un miele buonissimo contribuiscono anche a rendere il nostro ambiente più sostenibile. Infatti, forse molti sanno che le api aiutano il biomonitoraggio del clima misurando il livello di inquinamento presente nelle nostre città. A questo proposito ci sono diversi esempi negli ultimi anni di apicoltura urbana. Cioè di migliaia di api che vengono portate dalle campagne in città dove vengono coltivate in appositi melari.

L’obiettivo è duplice: proteggerle dall’utilizzo inappropriato di alcune sostanze infestanti e far in modo che vengano apprezzate da tutti.

Le api esistono da quattro milioni di anni ma, ultimamente, la sono costantemente minacciate dai cambiamenti climatici, dall’aumento dell’inquinamento e dall’uso di pesticidi. Questi fattori hanno causato una riduzione enorme nel numero di api nel mondo, con conseguenze pesantissime sul mantenimento della biodiversità.

Le api, infatti, contribuiscono all’impollinazione del 75-80% delle piante superiori a fiore, sia di quelle coltivate (circa 150 – 200 specie in tutto il mondo) sia di quelle selvatiche (oltre 350mila). Per questo necessitano di interventi di salvaguardia.

Da Bari a Bergamo: gli esempi di apicoltura urbana crescono

“Don’t’bee escared” in italiano “Non aver paura” è il nome del primo apiario urbano a Bari. Si tratta di circa 70mila api coltivate in un terreno confiscato alla criminalità organizzata e oggi della cooperativa sociale “Semi di vita”.

L’apiario urbano si trova in via Peucetia, nel quartiere Japigia di Bari

Un piccolo “polmone verde” della città, nel quartiere Japigia, aperto a tutti, grandi e piccini, non solo nella giornata mondiale delle api.  L’associazione “Facelie” nasce grazie a un bando PIN della Regione Puglia che i due apicoltori per passione – Cristian Scalise e Nicola Ignomeriello (nella vita operatore sociale e infermiere) vincono 3 anni fa.

Da qui il progetto “Don’t bee escared”. L’obiettivo: far passare a tutti la paura delle api e utilizzare questi insetti nel biomonitoraggio ambientale.

È importante che le condizioni climatiche sia favorevoli quando i melari vengono aperti e che ci si avvicini alle api in tutta sicurezza indossando tute e guanti. L’associazione “Facelia” organizza anche laboratori e visite all’aria aperta per i bambini delle scuole. Che potranno restare lontani almeno per qualche ora dal clima della città. Clima che – secondo quanto rilevato dagli apicoltori – risulta essere assai inquinato.

Da Bari e Bergamo. L’azienda SORINT.lab ha scelto di farsi protagonista di un’iniziativa di apicoltura urbana adottando tre alveari, curati da apicolturaurbana.it.

L’iniziativa di protezione e biomonitoraggio ambientale grazie ad Apicolturaurbana.it

Si tratta di una realtà creata da Mauro Veca – apicoltore urbano a Milano da oltre dieci anni – e Giuseppe Manno. I due fondatori sono stati i primi in Italia a fornire soluzioni e strumenti per l’installazione degli apiari sui tetti, terrazzi e giardini di uffici ed aziende.

L’apicoltura urbana ha fatto il suo ingresso nei progetti di CSR di diverse aziende e realtà industriali e oggi si trovano alveari sui tetti di tantissime città in tutto il mondo. “Oggi i progetti di apicoltura urbana sono diffusi in tutto il mondo. Secondo le Nazioni Unite, sono a rischio estinzione il 40% degli alveari: fare apicoltura in città è possibile e vuol dire proteggerle. Per le api la città è diventata un ambiente protetto e, contrariamente a quello che si può pensare, il miele urbano non è contaminato” ha detto Giuseppe Manno Giuseppe Manno, co-fondatore ed ideatore del progetto apicolturaurbana.it.

“Sciroppo a base di zucchero per far sopravvivere le api”: l’allarme di Coldiretti Puglia

La tropicalizzazione del clima ha creato gravi problemi agli alveari con il maltempo che ha compromesso molte fioriture e le api che non hanno la possibilità di raccogliere il nettare. Il poco miele che sono riuscite a produrre se lo mangiano per sopravvivere. E’ l’allarme lanciato da Coldiretti Puglia.

Quest’anno l’inverno bollente e la primavera segnata da ripetute gelate hanno creato in molte regioni gravi problemi agli alveari con le api che non hanno avuto la possibilità di raccogliere il nettare, a causa delle basse temperature che hanno danneggiato i fiori.

“Serve una stretta sulla proposta di modifica della legge regionale per aiutare un settore determinante per l’economia e per l’ecosistema pugliese, che ogni anno perde il 40% della produzione di miele anche a causa della tropicalizzazione del clima”, ha affermato Savino Muraglia, presidente di Coldiretti Puglia.

In quasi 10 anni, nonostante il “clima pazzo”, sono aumentate del 61,5% le aziende che in Puglia producono miele, un trend positivo che, eccezion fatta per Brindisi che non ha segnato alcun aumento, interessa tutte le province pugliesi, con punte del 63,3% a Foggia e del 90% a Lecce, secondo quanto rileva Coldiretti Puglia sulla base dei dati della Camera di Commercio di Milano.

La crisi delle api rappresenta un danno ambientale ed economico in una situazione in cui la “svolta salutista” dei consumatori per effetto della pandemia ha spinto all’aumento del 13% degli acquisti familiari di miele nel 2020. Ma sugli scaffali dei supermercati italiani più di un vasetto di miele su due viene dall’estero a fronte di una produzione nazionale stimata pari a 18,5 milioni di chili nel 2020.

Proprio per evitare di portare in tavola prodotti provenienti dall’estero, spesso di bassa qualità, occorre verificare con attenzione l’origine in etichetta oppure di rivolgersi direttamente ai produttori nelle aziende agricole, negli agriturismi o nei mercati di Campagna Amica.

“Parco per api e farfalle”: il programma del Parco dell’Alta Murgia

Il parco Nazionale dell’Alta Murgia ha dato il via al progetto “Parco per api e farfalle”: un programma per la salvaguardia degli insetti impollinatori avviato in collaborazione con la Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile e il Dipartimento di Biologia dell’Università di Firenze, che punta ad aumentare la conoscenza delle specie che vivono nel Parco, individuando interventi di miglioramento ambientale e pratiche di gestione delle aree forestali e agricole. Il progetto si inserisce nell’ambito della Direttiva 2021 sugli Insetti Impollinatori, firmata dal Ministro della Transizione Ecologica, Roberto Cingolani, lo scorso 31 marzo.

Sotto il Coordinamento scientifico di ISPRA è inoltre in fase di sperimentazione un database ad uso multiplo, orientato ad assicurare la compatibilità e l’interoperabilità dei dati e dei servizi di monitoraggio nelle azioni dei parchi, che punta anche a realizzare un’app per smartphone e tablet per la raccolta dei dati, secondo i protocolli definiti dall’ISPRA.

 Con Jack Daniel’s  whiskey al miele

Dopo la carrellata di progetti e iniziative, è arrivato il momento di solleticare il palato. Ci pensa Jack Daniel’s, la nota marca di whiskey, che nella giornata dedicata alle api ha deciso di rilanciare dei whiskey più amati della famiglia Jack Daniel’s: Tennessee Honey.

Da qui il supporto dell’azienda a “Bee2Bee”, un movimento di tutela ambientale a sostegno della produzione artigianale, ecologica e naturale del miele, coinvolgendo piccoli e medi apicoltori che vivono e lavorano secondo natura, rispettando il lavoro delle api e allevandole secondo il giusto ritmo, producendo miele di ottima qualità.

Jack Daniel’s appoggia il lavoro di Bee2Bee, invitando i consumatori a porre attenzione ai comportamenti quotidiani che danneggiano lo stato di salute del nostro ambiente ostacolando il lavoro e la vita delle api.

 

 

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