Giornata del mare e della cultura marinara, direttore marittimo Leone: “Abbiamo fallito. Puntiamo sui giovani per sviluppare una vera cultura del mare”

Si chiude oggi la “Settimana blu”: una serie di iniziative che hanno coinvolto 7mila studenti pugliesi per diffondere la cultura legata al mare, come bene da tutelare e risorsa da sfruttare

Fa riflettere, ispira, a volte consola. Il mare, con il suo orizzonte infinito, esercita da sempre sull’uomo un grande fascino. C’è un proverbio che dice che “chi va per mare sa andare ovunque”. Enorme distesa di acqua salata che è insieme guida e smarrimento, ricerca e senso di protezione. Oggi, 11 aprile, cade la “Giornata del mare e della cultura marinara”, e per l’occasione anche a Bari si sono svolte manifestazioni. Anzi, in tutta la settimana dal 4 all’11, denominata “settimana blu”, la Direzione scolastica e la Guardia Costiera della Regione Puglia hanno promosso una serie di iniziative. Con la partecipazione delle Università pugliesi, Autorità di Sistema portuale, Regione Puglia, Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente e istituti scolastici di ogni ordine e grado.

In particolare, oggi nel Terminal Crociere del Porto di Bari si è svolto un convegno dal titolo “Paesaggio Costiero e Patrimonio culturale”, presieduto dal Direttore Marittimo – Contrammiraglio Vincenzo Leone – e dal Direttore dell’Ufficio scolastico regionale Giuseppe Silipo. All’evento erano presenti il Comandante Marittimo Sud – Ammiraglio di Divisione Salvatore Vitiello-, la Prefetta della città metropolitana Antonia Bellomo, il presidente dell’Autorità di Sistema Ugo Patroni Griffi,  e il direttore generale di Arpa Puglia Vito Bruno.

Leone: “Una contraddizione non alimentare la cultura del mare”

“L’obiettivo -ha sottolineato l’ammiraglio Vincenzo Leone– è quello di stimolare i ragazzi creando una vera ‘cultura del mare’. Con la direzione scolastica regionale abbiamo realizzato in questa settimana diverse iniziative con circa  50 scuole pugliesi coinvolgendo più di 7mila studenti”.

Dai laboratori sullo stato di inquinamento delle acque ad attività di sensibilizzazione e tutela del mare, passando per la pulizia delle coste spesso piene di rifiuti. “La sfida -ha sottolineato l’ammiraglio-  è quella di offrire ai ragazzi spunti di riflessione per creare percorsi formativi. La cultura del mare all’interno della scuola c’è ma non in modo sistematico, a parte gli istituti nautici che sono istituti specializzati”. L’ammiraglio Leone ha poi ricordato come per l’Italia, e in particolare per la Puglia, con i suoi quasi mille km di costa, sia un ossimoro non alimentare tale cultura.

“Dobbiamo cominciare a creare una sensibilità diversa, che ci conduca nel tempo ad avere una percezione del mare non solo come risorsa da sfruttare ma come bene da tutelare e su questo non possiamo che puntare sui giovani. Perché noi abbiamo in qualche modo fallito. E lo vediamo anche in quello che il mare, pur in modo benevolo, ci sta dicendo. Dobbiamo impegnarci noi affinché i ragazzi avviino percorsi diversi”.

Abbiamo chiesto all’ammiraglio cosa lo avesse colpito di più in questa settimana in giro per le scuole: “Quello che mi colpisce è l’entusiasmo di questi ragazzi – ha detto -. L’altro giorno siamo stati sulla spiaggia nel quartiere San Cataldo (nei pressi del faro, ndr) e ho chiesto a dei bambini di sette, otto anni chi fosse il peggior nemico del mare. E loro con convinzione mi hanno detto che è l’uomo. Peraltro il mare è una fonte di insegnamento: il mare insegna il rispetto, l’inclusività, i porti accolgono. Inoltre insegna a stare in equipaggio, è un lavoro di squadra”.

I campi di sfruttamento sostenibile del mare sono infiniti. Tuttavia il rischio è di innescare quel meccanismo “predatorio” già avviato sulla Terra. “Dobbiamo evitare di farlo sul mare -è infine il monito di Vincenzo Leone -. La Terra ci fa capire quando la stiamo sfruttando oltre il limite, il mare invece lo percepiamo sempre come “amico”, come “padre” direi. Ma dobbiamo cercare di impegnarci di più per lui”.

Il mare e la “blue economy”

Si chiama “energia” blu, l’energia rinnovabile che viene dal mare, ultimamente al centro del dibattito, entrata anche tra gli impegni dell’Unione europea. Una vera e propria sfida tecnologica e culturale del nostro tempo e che potrebbe trovare in Puglia terreno fertile. Di questo ha parlato ai giovani presenti in sala, Ugo Patroni Griffi, presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Adriatico Meridionale: “Oggi esiste una nuova economia che può dare a voi soddisfazioni: è la blue economy -ha detto-. Il fondatore è l’economista belga, Gunter Pauli. Riesce a tenere insieme sostenibilità ambientale e sociale attraverso la scienza applicata. Questo ci permette di passare dalla green economy a quella blue. Oggi i venti di guerra stanno bloccando l’approvvigionamento ma c’è la possibilità di produrre energia da fonti rinnovabili. C’è qui una pala eolica (la prima pala eolica collaudata nel porto di Bari il 29 marzo scorso, ndr).

Abbiamo la possibilità di essere il Texas del futuro. A voi non verrà più chiesto di scegliere tra sviluppo e benessere sociale. Potete avere entrambi: sviluppo e ambiente sano. Questo è il fondamento della blue economy.

Sarcastico ed efficace il rettore dell’Università di Bari, Stefano Bronzini che ha parlato di un inizio “traumatico” del proprio rapporto con il mare. “Il vero nemico del mare è mio zio Tonino -ha raccontato-. Da piccolo mi gettò in acqua e mi disse: ‘O impari a nuotare o è inutile che stai al mondo’. E io bevvi almeno una decina di litri di acqua salata”. Dagli aneddoti personali alla letteratura, Enea e Ulisse, definito dal rettore, il “primo eroe extracomunitario”, che volle sfidare il limite della conoscenza e andare oltre Gibilterra.

“Vendicatemi – ha chiosato Bronzini -. Andate oltre la linea di confine che noi non abbiamo saputo valicare”.

 

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