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Giardini condivisi a Bari: storie di resilienza urbana

Parliamo di giardini condivisi grazie al contributo di Terry Marinuzzi: “Un giardino condiviso che nasce e cresce in periferia può essere un luogo protetto, uno spazio di mutuo-aiuto, un luogo di gioco libero, uno spazio interculturale; in una sola parola un’occasione di crescita per chi occasioni non ne ha”.

Parliamo di giardini condivisi grazie al contributo di Terry Marinuzzi. Attrice e musicista è da 25 anni imprenditora nel settore dei servizi alla cultura e da sempre attiva nell’ambito del sociale. Da 5 anni coordina il comitato dei genitori della Scuola primaria “Marconi” del quartiere San Cataldo. E’ madre di due bambine: Biba e Carla.

“Giardini condivisi, l’esperienza di Clodì e Orto Domingo”

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“Un giardino condiviso che nasce e cresce in periferia può essere un luogo protetto, uno spazio di mutuo-aiuto, un luogo di gioco libero, uno spazio interculturale”

«Nelle ultime settimane la nostra città si è arricchita di nuove esperienze in merito alla condivisione di spazi verdi; sono nati due nuovi giardini in due diverse zone della città e questo è stato un motivo di grande gioia per tutti specialmente per le comunità di riferimento di quegli spazi spesso inutilizzati o sottoutilizzati e finalmente aperti ed ABITATI.

«A Palese è partita l’esperienza di “Clodì”: il giardino condiviso della Scuola Materna “Collodi” che sul modello della Scuola Marconi di San Cataldo ha voluto avviare una collaborazione fra genitori, residenti e istituzione scolastica per utilizzare lo spazio del cortile scolastico come giardino pubblico negli orari extra.

«Differente ma altrettanto innovativa l’esperienza di “Orto Domingo“, il primo Orto urbano su suolo pubblico  animato e gestito dai condomini del complesso di “Parco Domingo” e che sorge proprio ai confini del quartiere Poggiofranco con la tangenziale cittadina».

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“Parco Gargasole, un’idea condivisa di spazio pubblico urbano”

«Aprile è stato un mese da ricordare in tema di “giardini condivisi”; nella nostra città, da sempre considerata all’interno delle classifiche nazionali fra quelle con il rapporto più basso fra numero di abitanti e spazi verdi, il “Parco di Gargasole” nato dall’infaticabile opera del Comitato “Amici del Parco Rossani” (dal nome dell’ex caserma sul cui suolo sorge) con il sostegno forte ed autorevole dell’assessorato comunale all’urbanistica si è nelle ultime settimane “vestito a festa” presentando iniziative settimanali per tutte le fasce d’età e promuovendo davvero la costruzione di un’idea CONDIVISA di spazio pubblico urbano.

«Sembra allora che a Bari l’entusiasmo per un’idea di giardino autenticamente condivisa stia contagiando da qualche tempo diverse comunità scolastiche e di quartiere generando un vero e proprio effetto moltiplicatore anche grazie al Patrocinio morale dell’amministrazione comunale che ha provveduto a snellire considerevolmente le procedure di adozione dei suoli aumentando così le occasioni di fruizione degli spazi: penso allora al Parco Carrante o al giardino condiviso della Scuola Santomauro che sta per attivarsi.

«Ma ogni spazio condiviso, arena o giardino nasce da una storia, ha una propria identità, viene investito da una specifica missione.

«Non posso allora non soffermarmi su che cosa possa rappresentare un ex cortile scolastico scarsamente utilizzato che si riattiva a beneficio di un quartiere privo di piazze, giardini, luoghi di aggregazione giovanili, servizi per le famiglie».

“Save the children Italia, una petizione per riattivare gli spazi abbandonati”

«Da pochi giorni Save the children Italia sta promuovendo la campagna: “ITALIA VIETATA AI MINORI” invitando tutte le cittadine ed i cittadini a firmare la petizione online che mira a riattivare spazi abbandonati in favore di minori svantaggiati: bambini e ragazzi che provengono da contesti famigliari fragili, spesso interessati da insuccesso scolastico, che passano la maggior parte del loro tempo per strada.

«Un giardino condiviso, un orto urbano, un’area pubblica cogestita è sempre un’occasione preziosa per tutti, ma un giardino condiviso che nasce e cresce in periferia può essere un luogo protetto, uno spazio di mutuo-aiuto, un luogo di gioco libero, uno spazio interculturale; in una sola parola un’OCCASIONE di crescita per chi occasioni non ne ha».

“Non è facile l’esperienza della condivisione”

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Le scuole che danno vita ai giardini condivisi avviano una collaborazione fra genitori, residenti e istituzione scolastica per utilizzare lo spazio del cortile scolastico come giardino pubblico negli orari extra.

«Sono tre anni che mi coinvolgo assieme ad un gruppo di genitori e di cittadini nella cura e nell’animazione del giardino condiviso di San Cataldo e mi sento sempre al punto di partenza: ho capito che non basta “tenere in ordine” il giardino magari preservandolo da “incursioni sgradite” e non basta pulirlo e dare acqua alle piante e non basta nemmeno organizzarci “una tantum” belle manifestazioni ed iniziative ludiche; ho capito che la condivisione autentica richiede la CURA QUOTIDIANA DELLE RELAZIONI, l’attenzione ai bisogni di ciascuno e di ciascuna, la FANTASIA per dirimere le inevitabili controversie, l’UMILTA’ per superare i singoli, limitatissimi, punti di vista, la FORZA e la PASSIONE per ricominciare sempre tutto da capo.

«E’ un’attività difficile, costosa ma indispensabile per costruire serenamente una visione equa e solidale di futuro. Lo dobbiamo a noi stesse, alla città ma soprattutto ai bambini e ai ragazzi “difficili” perché come direbbe Don Milani: “Se si perdono i ragazzi più difficili la Scuola non è più Scuola. E’ un ospedale che cura i sani e respinge i malati”. Riflettiamoci su e impegniamoci.

Per davvero».

(Le foto sono di Terry Marinuzzi)

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