«La legge quadro sulle aree protette (la 394) compie 20 anni – spiega Giampiero Sammurì, da tre anni presidente della Federazione italiana parchi e riserve e da dodici presidente del Parco regionale della Maremma -. In questo arco di tempo ha fatto crescere il territorio protetto in Italia, adesso però è utile rivederla, “fare un tagliando”. Bisogna superare infatti le attuali difficoltà economiche e trovare nuove forme di finanziamento puntando sulla qualità di gestione delle aree protette. Da tempo è in discussione il disegno di legge 1820 D’Alì per la sua modifica. Il bilancio dei primi vent’anni della Legge 394 è indubbiamente positivo; al tempo stesso però sono emersi dei ‘difetti’. Penso per esempio all’iter, eccessivo, necessario per approvare il piano del parco. Non solo. Il piano di sviluppo economico e sociale si è rilevato inutile, i suoi contenuti possono essere inseriti nel piano del parco. Questa macchinosità ha pesato sul piano della governance».
Secondo i dati resi pubblici da Federparchi – ente non commerciale associativo culturale e di promozione cui aderiscono oltre 300 aree gestite da circa 140 soggetti e alla cui guida Sammurì siede da un triennio – la tutela delle aree protette nel 2011 è costata alle Amministrazioni pubbliche in totale all’incirca 250milioni di euro (70 dal ministero e 180 dalle Regioni). Nel complesso quindi, il sistema delle 871 aree protette italiane, tra Parchi, Aree Marine e altre Riserve, impegna nel contribuente 4 euro l’anno. Su questi riferimenti Sammurì basa la sua analisi.
«Le proposte di Federparchi – continua – per migliorare la legge 394 sono molto chiare e precise. Chiediamo al legislatore di intervenire sulle procedure di nomina degli organi; vanno individuati nuovi strumenti di finanziamento; bisogna mettere ordine nella gestione faunistica. Va trovato, insomma, un migliore equilibrio tra salvaguardia del territorio, fruizione, economie. L’approvazione della nuova legge con una larghissima maggioranza parlamentare, proprio come avvenne vent’anni fa, aiuterebbe a rilanciare con forza certi messaggi».
Nato a Roma nel 1954, Giampiero Sammurì – che è laureato in scienze biologiche, specializzazione in amministrazione pubblica – unisce alla carica di presidente di federparchi quella di dirigente dell’area ambiente e conservazione della natura della provincia di Grosseto, dove da tempo risiede. Come unico italiano a farne parte, è membro del consiglio direttivo di Europarc Federation, l’organismo continentale nato nel 1973, che sovrintende alla gestione delle aree protette d’Europa: primo degli eletti in assemblea con 150 preferenze, incamerando non solo i voti dei connazionali, meno della metà (60), ma anche l’apprezzamento di francesi, spagnoli, delegazione baltica e ungheresi. Di recente è stato nominato responsabile del recupero e dello smaltimento dei rifiuti della nave Costa Concordia dal capo nazionale della Protezione Civile Franco Gabrielli.
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