Gestione illegale dei rifiuti, un male silenzioso e molto pericoloso

In aumento i reati connessi con la gestione illegale dei rifiuti. Le aree vengono contaminate pesantemente, tanto da portare l’inquinamento anche sulle nostre tavole. Servono pene più severe per un malcostume divenuto reato estremamente pericoloso per la salute

 

La gestione illecita dei rifiuti e le innumerevoli discariche abusive scoperte quotidianamente in Italia stanno portando alla luce del sole un fenomeno evidentemente consolidato nel corso degli anni di totale disinteresse dei problemi ambientali, di scarso senso civico e assoluta indifferenza verso la società e la salute pubblica.

Spesso si tratta di criminalità organizzata, che utilizza il sistema dei rifiuti per riciclare denaro sporco oppure si tratta di onesti cittadini che investono in questo settore per realizzare un vero e proprio business, che però può essere legale di facciata ma che invece nasconde tanta illegalità, come gestione illegale dei rifiuti, inquinamento e disastro ambientale, ma anche corruzione, concussione e persino peculato. Le aree scelte dove scaricare i rifiuti possono essere demaniali e private, ma anche aree vincolate dentro e fuori le città.

Da tempo le forze dell’ordine stanno eseguendo una serie di interventi, sequestrando ingenti quantità di rifiuti e aree da bonificare, mentre numerosissime sono le sanzioni e le denunce nei confronti degli autori. Pochissimi, invece, gli arresti, in quanto, le norme in materia ambientale non prevedono l’arresto, se non in alcuni casi particolari.

Negli ultimi giorni, la Guardia di Finanza ha eseguito in tutta Italia una serie di interventi, anche con l’ausilio dei reparti operativi, sia sul campo sia attraverso l’analisi degli aspetti amministrativi e burocratici delle aziende, mirati a reprimere il fenomeno e salvare le aree inquinate che rischiano di essere contaminate per sempre.

Per esempio, è stata scoperta a Ponza in una grotta ipogea, una discarica abusiva contenente rifiuti speciali e barche. Ad Ancona invece è stata accertata una frode fiscale nell’ambito di un vasto traffico illecito di rifiuti ferrosi, circa 7 mila tonnellate, che ha visto coinvolte oltre 70 imprese. In provincia di Pavia, alcuni rifiuti chimici pericolosi sono stati ritrovati anche all’interno di un canale utilizzato per irrigare le risaie. In provincia di Viterbo, in una cava sono state sequestrate circa 350 tonnellate di rifiuti speciali, mentre nel vicentino in un’area utilizzata come deposito attigua ad un’autofficina sono state trovate circa 50 tonnellate di rifiuti speciali e pericolosi, ammassati senza alcuna precauzione, con il rischio di inquinare il sottosuolo. Infine a Vicenza è stato sequestrato un capannone e un’area pertinente adibita a deposito in controllato di rifiuti speciali provenienti dallo smontaggio delle autovetture.

In tutti questi casi, i responsabili sono stati soltanto denunciati o segnalati alle Autorità.

Essendo ormai reati consolidati e riconosciuti dannosi per tutti, in quanto avvelenano la catena alimentare e l’ambiente in cui viviamo portando come conseguenza morte e distruzione, il legislatore deve quanto prima inasprire le pene per i reati ambientali e intervenire su più livelli per poterli fermare del tutto. Lo ricordiamo: l’inquinamento è la causa principale dei tumori e di altre malattie respiratorie in primis, comprese le allergie. Tanti studi lo hanno confermato. Per cui, i reati ambientali non si possono più considerare reati minori, ma sono equiparabili a quelli più gravi, come omicidio e strage, perché di fatto l’inquinamento provocato dalla gestione illegale dei rifiuti si manifesta con malattie, anche gravissime, per l’uomo, fino alla morte. Il caso ILVA docet.

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