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Geotermia: un potenziale inesplorato

Il 10% del fabbisogno energetico nazionale può arrivare dalla geotermia, a cui va aggiunto il potenziale dei vulcani sottomarini. A dirlo è il responsabile progetti geotermici del Cnr, Adele Manzella. L’esperta ha spiegato ai microfoni dell’Adnkronos che lo sviluppo del settore «dipenderà dagli investimenti che si faranno nella ricerca e dalle nuove tecnologie». L’Italia è tra i primi paesi ad aver investito nella geotermia, con impianti realizzati già a partire dal secolo scorso. La maggior concentrazione si riscontra nella regione Toscana, dove oggi vi è una potenza installata pari a circa 840 Megawatt. «Dopo un periodo di scarsa attenzione negli ultimi anni si registra un rinnovato interesse», conferma la dott. Manzella. Il geotermico si presta, infatti, ad una molteplicità di usi. Grazie all’impiego in serie delle diverse temperature è infatti possibile produrre energia elettrica con liquidi o vapore, utilizzare direttamente il calore nei processi industriali, fino all’utilizzo nel settore termale o dell’acquacoltura piuttosto che nelle pompe di calore per la climatizzazione. «La resa energetica del geotermico -spiega ancora Manzella- è molto elevata, paragonabile a quella dell’eolico, con il vantaggio che il geotermico a differenza delle altre rinnovabili (eolico e solare) una volta realizzato l’impianto produce 24 ore al giorno».

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