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Geopolitica dell’acqua

Nel 1999, in Bolivia, il dittatore Banzar decise di privatizzare l’acqua, affidandone la concessione alla multinazionale statunitense Bechtel e all’italiana Edison. Questa legge venne cancellata il 10 aprile 2000, dopo una dura battaglia del popolo boliviano : l’acqua rimase un bene comune.

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Eppure da allora i conflitti per l’acqua sono aumentati sempre più. Il problema è che noi pensiamo all’acqua come la risorsa più abbondante del nostro pianeta, senza renderci conto che in realtà è sempre più scarsa: così, mentre i servizi idrici sono sempre più controllati da multinazionali e aziende private, ancora un quarto della popolazione mondiale non ha accesso all’acqua potabile. C’è una relazione tra questi due fattori? Qual è in questo la parte di responsabilità spettante ai governi? Ma quali sono le ragioni della privatizzazione, e quali i suoi effetti?Queste e altre domande sono alla base del libro di Margherita Ciervo; nel suo lavoro, l’autrice –  ricercatrice presso il dipartimento di Scienze geografiche e merceologiche dell’Università di Bari, collaboratrice del “Bollettino della Società Geografica Italiana” e membro del Comitato italiano del Contratto mondiale sull’acqua –  propone spunti di riflessione su questo tema, che ci riguarda molto più di quanto possiamo immaginare, e invita implicitamente ad immaginare un futuro dominato dalla mercificazione di quell’ “oro blu”  (quindi più che appetibile per molti), che però è e deve rimanere un “bene comune”.

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