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Geoparco: la geologia si fa turismo

Cristina Giovagnoli

Una geologia per tutti e fruibile da tutti, anche in Italia. Per districarsi tra geositi e geoparchi Ambiente&Ambienti ragiona con la dott.ssa Cristina Giovagnoli dell’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale), responsabile del censimento dei geositi a livello italiano nonché ospite del prossimo Simposio internazionale sulla conservazione del patrimonio geologico (Bari, 24 – 28 settembre 2012).

Cosa si intende quando si parla di geosito e di geoparco?

Parliamo di ‘geosito’ riferendoci ad un sito che ha particolare interesse geologico. Mi piace citare oggi la definizione che il prof. William A.P. Wimbledon ha dato nel 1996: “Un geosito può essere definito come località, area o territorio in cui è possibile individuare un interesse geologico o geomorfologico per la conservazione.” Si tratta, in sostanza, di un sito che ha importanza tale da necessitare di conservazione e che è in grado di “raccontare” la storia geologica del luogo in cui si trova. Quando si parla invece di ‘geoparco’ si intende un parco che fa parte della Rete Europea dei geoparchi e che afferisce all’Unesco (EGN, European Geoparks Network, ndr). Per entrare nella rete occorre soddisfare determinati requisiti. Fondamentale è la capacità di abbinare tutela ad un utilizzo economico del territorio. Alla base della definizione di geoparco, perciò, vi è l’idea di “sfruttare” il sito, con un’accezione assolutamente positiva del termine: da intendersi come “vivere il patrimonio geologico”, anche in qualità di risorsa economica.

Nello specifico: ad oggi quali sono le potenzialità che ha il territorio italiano?

In primo luogo il turismo: la geologia può diventare risorsa per quei territori che non possono farsi appannaggio di altri elementi per una più cospicua valorizzazione. Così parti del territorio italiano, rimaste in sordina, hanno la possibilità di ottenere nuove prospettive di crescita e sviluppo. Ad esempio diventa possibile valorizzare un prodotto locale non in evidenza: tramite la creazione di itinerari, al turismo geologico si può affiancare la scoperta dell’enogastronomia, piuttosto che delle attività artigianali del posto. Un tipo di percorso che, inoltre, può tornare utile anche nella valorizzazione del turismo fuori stagione.

La geologia può diventare una risorsa per territori finora in secondo piano dal punto di vista turistico

Quali sono, invece, le maggiori criticità e problematiche nel nostro Paese?

In Italia c’è senz’altro un deficit nel campo normativo. L’unica legge che tutela oggi il patrimonio geologico è il Codice Urbani, nato per proteggere i beni culturali e che, per estensione, disciplina i siti di importanza geologica. E’ bene poi ricordare che nel caso della creazione di un geoparco, a differenza di quanto avviene nei parchi e nelle aree protette, al territorio che lo comprende la norma non impone alcun tipo di vincolo. Un ostacolo alla tutela, talvolta, ma anche una facilitazione per quel territorio che miri a diventare geoparco.

Come può un ambito territoriale ambire a diventare geoparco?

E’ necessario seguire l’iter dettato dall’Unesco. E’ importante che nella procedura siano coinvolte tutte le comunità locali e che queste cooperino con l’istituzione a capo del geoparco. In questo sistema è fondamentale la filosofia della Rete Europea. Ciascun geoparco che rientra nella rete è invitato a presenziare a due riunioni collettive all’anno. Si tratta di importanti momenti di confronto utili a scambiarsi idee, assieme ad esperienze e conoscenze.

Si può parlare nel nostro Paese o all’estero di alcune ‘best practies’ da assurgere a modello per la creazione di un geoparco?

Sotto il profilo normativo può valere l’esempio dell’Inghilterra (che va comunque rapportato alle risorse economiche di cui ogni Paese dispone). Il modello inglese spicca per la presenza di un continuo controllo, partecipato e sentito dalla popolazione. Non molto tempo fa la cronaca riportava l’episodio di alcuni cittadini inglesi impegnati contro l’avvio di un intervento di manutenzione della costa. Una caso di erosione costiera che non prevedeva chissà quale cambiamento sull’ambiente circostante ma che, comunque, comportava una modifica del paesaggio a cui la popolazione si è opposta con forza. Siamo dinanzi ad una consapevolezza, ad un coinvolgimento sentito dal cittadinanza, che purtroppo l’Italia è ben lontana dal raggiungere. E’ fondamentale che lo studio sia volto alla conoscenza e che questa conoscenza venga trasferita e divulgata quanto più possibile, in un linguaggio fruibile su larga scala.

Nel nostro Paese, tuttavia, non è tutto da demonizzare. Infatti alcune regioni più di altre si sono portate avanti nella tutela del patrimonio geologico. Tre in particolare – Emilia Romagna, Liguria e Puglia – si sono dotate di una propria legge regionale di tutela. Intanto, in questo 2012, anche la Sicilia ha avviato un primo censimento dei geositi ivi presenti. In questo scenario si distingue l’Emilia Romagna, con un ottimo servizio geologico regionale e una completa cartografia del territorio. Non mancano le risorse on line: alla divulgazione geologica si affianca un collegamento diretto con le strutture turistiche in loco (per saperne di più clicca qui ER Ambiente).

Il parco geominerario della Sardegna (nella foto) ha recuperato la memoria della precdente attività estrattiva

Merita un cenno anche il Parco geominerario della Sardegna: è l’esempio di come sia possibile passare dallo sfruttamento di un territorio ad una sua nuova valorizzazione, in termini di tutela e conoscenza. In quelle zone “ferite” dall’attività estrattiva (caso analogo si è avuto presso le colline metallifere in Toscana) è stato creato un geoparco, utile sia a proteggere quell’ambiente che a conservare la memoria e la storia di quel lavoro ormai appartenente al passato. E’ l’esempio chiaro di come una risorsa mineraria, che non dà più un certo tipo di riscontro economico, possa tornare ad avere una propria utilità. Ci sono poi casi in cui i due aspetti possono trovarsi a convivere. Nella zona delle Alpi Apuane, infatti, si è riusciti a portare avanti l’attività estrattiva, che fa parte della storia e della tradizione di quel territorio, contenendola all’interno del parco e delle sue esigenze di tutela.

Prospettive per il futuro?

Ci sono altre nuove aree che vogliono candidarsi a geoparco e ci sono tante zone che potrebbero candidarsi ma che sottovalutano le loro potenzialità o che, magari, nemmeno conoscono il meccanismo della Rete Europea. Un’occasione invece importante se si pensa che anche un territorio con criticità apparenti può avere un’opportunità ed entrare a far parte della rete. Come alcune cave, troppo spesso destinate al ruolo di discariche, che hanno un’importanza non valorizzata: si tratta di veri e propri tagli nella roccia che molto possono dire della storia di quel luogo.

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