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Generazione decrescente

Oggi per la prima volta nella nostra storia ci troviamo di fronte ad una generazione senza identità, schiacciata tra chi è venuto prima e chi è arrivato dopo. Si tratta di coloro che hanno tra i 30 e i 40 anni. Spesso si parla di politiche a sostengo dei giovani e degli anziani, senza che ci si curi troppo dei giovani meno giovani, cioè di quelli che si trovano nel mezzo. Un particolare periodo storico questo dicevamo, che ritroviamo raccontato magistralmente da Andrea Bertaglio, giornalista e rappresentante tra i più autorevoli della decrescita nel panorama italiano, nel suo libro Generazione decrescente, uscito recentemente in libreria.  Una generazione, quella descritta dall’autore, che si colloca nel pieno del ciclo attivo di vita e dovrebbe sviluppare al massimo le proprie potenzialità, ma che invece non riesce a consegnare ai propri figli quanto ricevuto dai propri padri, ingessata tra l’impossibilità di esprimersi e l’incapacità di farlo.

Grazie agli sforzi dei genitori, gli individui della “generazione decrescente” sono cresciuti in un mondo ovattato, che ha permesso di viziarli dando loro più di quanto avessero realmente di bisogno. Una generazione divenuta adulta con l’idea che desiderare “sempre di più” fosse naturale e giusto e che quindi oggi pretende di ottenere subito e tutto – e non solo il necessario – senza sforzarsi molto per averlo. Da qui nasce l’incapacità di esprimere al meglio le proprie potenzialità. Inoltre il sistema economico e sociale in cui viviamo non può più offrire le possibilità di guadagno e di gratificazione dei decenni passati; sono state drasticamente ridimensionate le prospettive di miglioramento che avevano invece accompagnato i loro genitori.

Una generazione che deve quindi confrontarsi con una realtà fatta di sfruttamento del lavoro, di precarietà, di difficoltà nel metter su famiglia, con l’impossibilità di vedere un futuro sereno, che ricerca la sola frivola materialità, ma anche una generazione che ha perso la speranza e che non ha più spazi per esprimere le proprie potenzialità poiché già riempiti dall’eccesso del passato. Un passato che ora presenta il conto a chi non ne è responsabile sia per i disastrosi stili di vita che ci sono stati imposti, sia per le scellerate scelte economico-finanziarie che hanno caratterizzato le politiche neoliberiste occidentali.

Si sta vivendo in un periodo in cui c’è un evidente “appannamento” degli obiettivi che una società dovrebbe porsi: da qui la netta sensazione di un’intera generazione che si adegua alla condizione di disagio in cui vive e perde ogni capacità di reazione e di ribellione.

Generazione Decrescente, un libro dal chiaro gusto autobiografico, è un’attenta analisi di questa situazione e tenta, con la coerenza che contraddistingue l’autore, di tracciare una via d’uscita. Secondo Bertaglio il riscatto dei suoi coetanei potrà avvenire solamente grazie alla decrescita felice, ovvero per mezzo di una società in cui viene eliminato l’inutile, il superfluo e l’effimero – che spesso sono tra le fonti del malessere di questi giovani – a favore dell’utile e del necessario. Con una serie di esempi pratici – L’Università del Saper Fare, l’Ecovillaggio EVA a Pescomaggione in Abruzzo, l’esperienza di vita di Stefania Rossini, solo per citarne alcuni – Bertaglio vuole aiutarci a prendere coscienza che un’altra strada è possibile. Una strada, quella della decrescita, sulla quale la “generazione decrescente” può tracciare i propri obiettivi e quindi aspirare ad un futuro diverso, migliore.

Andrea Bertaglio, Generazione decrescente – Riflessione Semi-Autobiografica sul mondo che è. E che potrà essere, Età dell’Acquario Edizioni, 2013, €11,90

 

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