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Gas di scisto: risorsa rivoluzionaria o inganno energetico?

Lo scisto è una conformazione rocciosa bituminosa presente in profondità del suolo, che contiene percentuali significative di gas naturale. Una serie di trivellazioni in tutto il mondo hanno rivelato la presenza di enormi giacimenti, soprattutto in America, ma anche in Europa, particolarmente in Francia, Paesi Scandinavi e Polonia.

Benché conosciuto da tempo, ma inaccessibile per i costi proibitivi e pericolosi del processo d’estrazione e per l’inadeguatezza delle tecnologie, solo da alcuni anni gli scisti sono considerati la vera rivoluzione energetica e la soluzione alla “crisi del petrolio” per il prossimo mezzo secolo.

Manifestazioni a Parigi

Estrazione dello scisto: quale impatto ambientale? – Il gas di scisto è intrappolato nella roccia e può essere estratto solo tramite un processo di frantumazione idraulica: attraverso trivellazioni del suolo in profondità, si pompano a fortissima pressione ingenti quantità di acqua mescolata ad additivi chimici e sabbie contro le rocce che, rompendosi, liberano il gas contenuto. L’estrazione di questo gas ha costi molto elevati sia per l’impatto ambientale, sia per i rischi di inquinamento e contaminazione. Infatti, per rompere le rocce, servono enormi quantità di acqua, bene comune sempre più prezioso, nonché l’uso di componenti chimici, che aumentano i rischi di infiltrazioni, contaminazione delle falde acquifere e distruzione di terreni agricoli. Mentre negli Stati Uniti molti giacimenti sono localizzati in aree desertiche, per l’Europa è difficile trovare ampie zone spopolate da sfruttare per questa finalità. Una grande quantità di scisto è stata localizzata nel Sud della Francia.

Inquietudini d’oltralpe –  Il governo francese aveva recentemente concesso licenze di esplorazione per la ricerca di gas di scisto alle multinazionali del settore, senza alcuna consultazione dell’opinione pubblica e dei cittadini dei territori coinvolti. Fortunatamente, un forte impegno civico è riuscito a imporre questo tema al centro del dibattito politico circa gli alti rischi ambientali e sociali connessi a tali attività. Le associazioni ecologiste francesi (confluite a fine agosto nel movimento http://www.convergenceenergetique.org) hanno ottenuto la sospensione di tutte le licenze finora concesse.

Gli ambientalisti inoltre pretendono il divieto di rilascio di nuove licenze per l’esplorazione anche solo “sperimentale” e lo sfruttamento del gas di scisto, sia in Francia che all’estero, da parte di filiali di società francesi. La mobilitazione Gaz de schiste : ni ici ni ailleurs (“Gas di scisto: né qui né altrove”) è parte di un’agenda di lavoro molto più complessa: quella della Transizione energetica verso una società giusta ed ecologicamente sostenibile, che chiede alla politica la protezione delle risorse ambientali, in primis cibo e acqua, e della salute umana.

In Italia non risultano esserci depositi di scisto significativi, almeno per il momento. Qualsiasi investimento, esplorazione anche solo sperimentale o importazione, non porterebbe alcun vantaggio energetico ed economico. Una ragione in più per continuare ad investire sul nostro futuro: le energie rinnovabili.

Per approfondire l’argomento, ecco l’interessante documentario Gasland” di Josh Fox.

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