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Gargano, Matera e Pulo di Altamura: per scoprire le nostre bellezze

Al fitto programma redatto di incontri, rivolto soprattutto a professionisti, accademici, studenti che lavorano nel campo della conservazione della natura, sono affiancate quest’anno delle “gite” a carattere scientifico che hanno l’obiettivo di mettere in luce il nostro patrimonio geologico. In particolare, l’attenzione degli esperti che hanno segnalato i luoghi da visitare si è soffermata su alcuni siti che per le loro caratteristiche hanno forti connessioni fra caratteri geologici e geomorfologici.

Una veduta dei Sassi di Matera

In questo caso il riferimento principale è Matera, che si presenta al pubblico come una delle città che meglio evidenziano la personalissima bellezza paesaggistica – tra l’altro riconosciuta dall’Unesco- e la sua stretta connessione data dalla presenza dei Sassi, i noti due estesi rioni “rupestri” le cui abitazioni sono ricavate da grotte scavate in roccia lungo il versante destro del torrente Gravina. Le soste previste durante gli interessanti appuntamenti non vanno intese quindi come esclusiva illustrazione e descrizione di singoli geositi, ma come esempi di possibilità di osservazione geologica di un’area urbana, tutto questo per completare con un tocco in più il pacchetto turistico che si potrebbe offrire. Non a caso si è sottolineato che la conoscenza del patrimonio geologico di una zona, in particolare dei beni geologici di grande pregio in termini di unicità e rappresentatività scientifica, costituisce uno strumento di fondamentale importanza per la salvaguardia del bene, per l’impulso alla ricerca scientifica e alle attività di educazione ambientale, per le scelte di pianificazione territoriale, ma anche per la promozione turistica. Nello specifico, va detto che l’area in cui insiste la città di Matera rientra nella fascia di transizione fra le Murge e la Fossa bradanica e dal punto stratigrafico questa fascia presenta un’altra unità, la Formazione della Calcarenite di Gravina. Si tratta di una zona, quindi che rientra a buon diritto nel programma di conservazione e valorizzazione a cura della Regione Puglia.

Il Pulo di Altamura

Ma troppo spesso in Puglia all’individuazione del bene geologico segue l’assenza di azioni atte a favorirne e renderne possibili la fruizione e la valorizzazione. Basti citare il caso dei cosiddetti “puli” (esempio di geositi di interesse nazionale) o della Cava dei dinosauri nei pressi di Altamura (di interesse internazionale), o ancora delle “gravine” e delle “lame” che rappresentano un’ importante fetta del patrimonio geologico regionale, ma che purtroppo versano in un tale stato di abbandono che rasenta in alcuni casi il degrado. Un altro caso-limite è rappresentato dal sito di Punta delle Pietre Nere che è stato quasi del tutto smantellato, malgrado l’alto impatto paesaggistico, per far posto ad interventi da parte dell’uomo di basso valore sociale ed economico. La possibilità di operare in presenza di una legge sulla tutela e valorizzazione del patrimonio geologico, che si attende diventi operativa, ad esempio col censimento dei geositi, dovrebbe però scongiurare il ripetersi di situazioni simili, come potrebbe accadere alla Cava dei dinosauri: a partire dal 1999 infatti in Puglia si sono verificati alcuni ritrovamenti di impronte di dinosauro Le impronte più antiche sono state rinvenute su alcuni massi in calcare che costituivano parte di un piccolo molo a Mattinata (FG) e probabilmente sono di età supra-giurassica; quelle rinvenute in una cava a Borgo Celano, nei pressi di San Marco in Lamis (FG) sono datate invece al Cretaceo inferiore. Le impronte più recenti si trovano, appunto, nei pressi di Altamura e risalgono al Santoniano. Nella stessa formazione geologica all’inizio degli anni ’90 fu rinvenuto uno scheletro di varanoide (attualmente esposto al Museo di Scienze della Terra al campus Universitario di Bari). E per quanto riguarda il sito di Altamura, come spesso accade, il ritrovamento è avvenuto per caso, da parte di ricercatori dell’Università di Ancona durante una ricognizione in elicottero dell’area per scopi petroliferi. In particolare tali impronte si possono osservare nella cava dismessa De Lucia, in località Pontrelli, lungo la ex S.S. 171 che collega Altamura a Santeramo in Colle. Si tratta di un numero elevato di impronte, circa 30.000, distribuite su una superficie che si estende per circa 15.000 m².

Vieste, Gargano

Infine ecco il Gargano, il cui itinerario (si svolge in una sola giornata) è stato pensato per valorizzare la visione della parte lungo la fascia costiera orientale del promontorio, da Vieste (faraglione del Pizzomunno) fino a Mattinata. La restante parte va da Monte Sant’Angelo alla Dolina Pozzatina. Tutte location facilmente accessibili, sebbene si suggerisca, per apprezzare il significato di alcune ( la conoide di Mattinatella e Pantano di S. Egidio) l’osservazione da lontano. Senza dubbio l’elemento paesaggistico caratterizzante la parte centrale del promontorio è il carsismo, con la grande diffusione di doline, la maggiore delle quali è la già citata Pozzatina, e di spettacolari cavità ipogee, tra cui la Grava di Campolato (San Giovanni Rotondo) che, con un dislivello di 300 metri e lunga oltre un chilometro, è la più profonda cavità della Puglia. Invece sul versante sud-orientale alle doline si sostituiscono i polje, tra cui il pantano di S. Egidio. La passeggiata, di circa 8 ore, si snoderà quindi partendo da Vieste -dove si erge il Faraglione- e da Baia di San Felice si arriverà all’Architello per poi fermarsi in prossimità della Conoide di Mattinatella. Da qui il viaggio prosegue in direzione di Mattinata, verso Monte Sant’Angelo, dove si ci inoltrerà nella grotta di San Michele, prima di fermarsi. Poi si prosegue per San Giovanni Rotondo. Penultima meta Carpino – Cagnano Varano ed ancora fin lungo la Faglia di Mattinata verso San Marco in Lamis per completare la passeggiata in risalita alla Dolina Pozzatina.

(Fonti: Atti convegno Rionero (2002- Matera) ; Geositi Puglia GdA 2009; “Attraverso il Gargano: dal Pizzomunno alla dolina Pozzatina” a cura di Oronzo Simone & Antonio Fiore)

 

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