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FVG e la Borsa del Legno: il bosco fa sistema

Il bosco di Pramosio

Pensare al bosco come a un’impresa sembra, ai più, un’eresia. La sacralità delle cime, del verde, porterebbe a pensare che sia meglio lasciare che la natura faccia il suo corso. Eppure, come è ben tristemente noto, non sempre la natura è benevola, soprattutto se a questa si va sommare l’incuria dell’uomo. Un principio che ben si sposa con la gestione del bosco, che necessita di giuste misure per essere perpetuato nel corso del tempo e – perchè no? – valorizzato nelle potenzialità in grado di apportare al territorio e alla sua economia. Una realtà che è presente in Friuli Venezia Giulia e, in particolare, nel bosco di Pramosio. Una foresta certificata, gestita in maniera sostenibile e perfettamente integrata nel sistema della Borsa del Legno. «Non dobbiamo aver paura di utilizzare gli alberi! – spiega il dott. Rinaldo Comino, direttore del Servizio gestione forestale e antincendio boschivo FVG – É meglio utilizzare una materia “sana” come il legno, piuttosto che plastica o cemento? Gestire in modo attivo la foresta è il miglior modo per garantirle continuità e prevenire il dissesto idrogeologico».

Rinaldo Comino mostra la nascita dei "nuovi" abeti rossi

La proprietà regionale di Pramosio, tra le Alpi Carniche nel Comune di Paluzza (Udine), ha una superficie boscata di circa 165 ettari ed è costituita prevalentemente di abete rosso, abete bianco, faggio e larice. La Regione ha  adottato, da alcuni decenni, un sistema di gestione forestale sostenibile, che permette la valorizzazione della filiera del legno e degli altri prodotti del bosco, senza rinunciare a godere del patrimonio naturalistico e di biodiversità assieme ad attività zootecniche, agrituristiche, escursionistiche ma anche didattiche, come quelle svolte con successo dal CESFAM (Centro Servizi per le foreste e l’attività della montagna). Attività possibili grazie all’efficienza della viabilità forestale. Un bosco ben gestito è anche questo: un luogo raggiungibile, che consente di svolgere tutte le fasi delle utilizzazioni forestali. Oggi la foresta di Pramosio ha circa 4 km di strada camionabile e si sta lavorando ancora per passare dagli attuali 12,4 m/ha a 40 m/ha, valore di riferimento della limitrofa regione austriaca della Carinzia.

E qui si affaccia un altro falso mito: sottrarre alberi al bosco non significa danneggiarlo? «Per avere un’economia del bosco bisogna avere una strada», chiarisce Antonio Brunori, segretario generale del PEFC (Programme for Endorsement of Forest Certification schemes) Italia, il sistema di gestione forestale più diffuso nel mondo. Un’economia sana del bosco che ha portato alla creazione della Cooperativa Legno Servizi e nel progetto Borsa del Legno. Il settore legno dei Paesi europei da tempo ha visto riunirsi i produttori per ottimizzare la commercializzazione dei loro prodotti, attraverso le “Borse del Legno”.

Da noi, invece, per utilizzare il legno – materiale ecosostenibile per eccellenza – è ancora largamente diffusa la vendita “in piedi” della superficie forestale. L’acquirente, in pratica, compra una fetta di bosco con tutte le implicazioni che ne possono venire: una porzione di foresta che viene utilizzata nei modi più diversi per non parlare, poi, del fatto che l’acquisto della pianta così com’è non garantisce la qualità del legname. La Borsa del Legno, invece, permette di avere un sistema di trasparenza, con legname classificato per qualità a seconda delle necessità dei diversi clienti. «La Borsa del Legno – illustra il dott. Comino – prevede la gestione in modo associato, un referente unico, un prezzo unico con i venditori che si occupano della vendita. Al gestore del bosco è garantita la trasparenza delle operazioni, una gestione attiva del bosco, che garantisce continuità allo stesso».

Bosco di Pramosio, piccoli abeti crescono

Un lavoro che – come già avviene nella maggioranza delle nazioni europee – comporta il coinvolgimento attivo dei tecnici forestali privati, con un occhio esterno che garantisce la bontà di tutte le operazioni svolte in foresta. Ecco perchè il bosco certificato ha più valore. Dal 2004 perciò anche le foreste di proprietà regionale del FVG sono certificate PEFC, come circa il 9% degli altri boschi italiani. La foresta rimane così preservata attraverso una gestione sostenibile, sono garantite la qualità del legname e la sicurezza dei lavoratori, con la possibilità di entrare in un regime equo di concorrenza con i mercati degli Stati del Nord e del Centro Europa, che da lungo tempo adottano percorsi di certificazione forestale. Non solo un marchio, perciò, ma una garanzia che riconosce un’economia di rete che funziona e che si sviluppa nel pieno rispetto dell’ambiente. Vale la saggezza popolare: è l’unione che fa la forza.

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