Fusi orari, binocoli, parole: la Storia cambia anche così

Il Presidente degli Stati Uniti J.K. Kennedy, protagonista della crisi di Cuba nel 1961 (foto Pixabay)

I grandi errori fatti di parole che hanno cambiato la storia: tra questi, una interpretazione sbagliata di un messaggio giapponese che portò alla tragedia di Hiroshima e una frase che accelerò la caduta del Muro di Berlino. Le avvincenti storie che arrivano fino ai giorni nostri

 

Alessandro Giraudo *

Dopo la carrellata degli errori degli scorsi secoli arriviamo a quelli del XX secolo. Le due Guerre Mondiali sono un catalogo di errori tragici che costarono la vita a milioni di persone. Ma andando più nel piccolo, anche la disattenzione di un ufficiale del Titanic ebbe le sue conseguenze, certo meno drammatiche di quelle dovute ad errori di calcolo degli uomini della NASA.

La chiave dell’armadietto del binocolo ed il Titanic

Può sembrare una barzelletta, ma è una grande verità: quando il Titanic parte per il suo primo ed ultimo drammatico viaggio atlantico, il secondo ufficiale David Blair, rimpiazzato all’ultimo minuto da un altro collega più esperto, dimentica di consegnare la chiave che apre l’armadietto dove è racchiuso il binocolo destinato agli uomini della coffa incaricati di avvistare ostacoli. Questi segnalano la presenza dell’iceberg solo quando si trova ormai sulla rotta di collisione; il comandante della nave, il capitano Smith, ordina l’indietro tutta, invece di accelerare deviando la direzione di marcia. E forse i responsabili dell’evacuazione dei passeggeri commettono un terzo errore: privilegiando donne e bambini nell’abbandono della nave, lasciano partire mezzi vuoti i canotti di salvataggio… potevano contenere 1178 passeggeri e ne hanno trasportati solamente 711!

Questa chiave non è la sola ad essere entrata nella storia. Nel 1453, verso la fine dell’assedio di Costantinopoli da parte degli Ottomani, una delle porte (la Kerkoporta) non è stata chiusa con la chiave. Questa porta è difesa dalle truppe dei tre fratelli Bocchiardo ed altri genovesi, che sono venuti a spese loro a Constantinopoli per difendere la città. Da questa piccola porta partono tutte le sere degli uomini coraggiosi che praticano operazioni di comando contro le truppe ottomane. E proprio attraverso la porta non chiusa a chiave penetrano i giannizzeri che issano la loro bandiera sulla torre, azione che scoraggia molti difensori perché interpretano questo gesto come la caduta della città. Ma i combattimenti continuano senza scampo per i bizantini. Mehmed II invia a Costantino XI la proposta di resa che è rifiutata e la città è sottoposta al saccheggio per un giorno intero.

Una lunga guerra per un tragico evento preceduto da uno stupido errore

Una trincea durante la I Guerra Mondilae

Prima del 28 giugno 1914 , quando l’arciduca Francesco Ferdinando e sua moglie Sofia Chotec visitano Sarajevo, la stampa locale pubblica i dettagli del percorso ufficiale. Uno degli attentatori lancia una bomba contro l’auto dell’arciduca, ma questa esplode contro l’auto che la segue e ferisce gli occupanti. Francesco Ferdinando vuole che le cerimonie continuino. Al municipio la coppia è ricevuta in grande pompa; in seguito, è previsto un pranzo ma, durante il trasferimento, l’arciduca decide di andare all’ospedale per esprimere la sua simpatia ai feriti. Il percorso del corteo ufficiale deve essere modificato. Ma l’autista della prima auto del corteo non è informato del cambiamento e prosegue… grave errore degli uomini che hanno organizzato protocollo e visita. La polizia cerca di modificare il percorso e gli urla di ritornare indietro; l’operazione è difficile perché l’auto non ha la retromarcia e un altro attentatore, passato alla storia, riesce a profittare della confusione e spara. Gavrilo Princip uccide immediatamente Sofia e ferisce gravemente alla giugulare l’arciduca che muore più tardi, anche perché i soccorritori non riescono a sfilare il giubbotto di protezione, troppo stretto. Durante il mese di luglio il dialogo diplomatico in Europa si infiamma in un crescendo rossiniano e la guerra è dichiarata esattamente un mese dopo l’attentato. Firmando la dichiarazione di guerra, l’imperatore d’Austria-Ungheria Francesco Giuseppe avrebbe detto: “una guerra preventiva è come un suicidio per la paura di morire”…

Strane voci corrono lungo i fiumi

E uno strano rumore ha cambiato l’esito della battaglia della Marna del settembre 1914 e forse ha deciso l’esito della Prima Guerra Mondiale. Una strana voce corre sul fronte occidentale: una massa enorme di cosacchi russi è arrivata nella Scozia e nel nord dell’Inghilterra e sta scendendo verso Dover da cui si imbarcherà per il fronte franco-inglese contro i tedeschi. Il New York Times scrive che il numero dei cosacchi supera le 250 mila unità. Sulla stampa inglese ci sono vari articoli che parlano di treni con le finestre oscurate e di persone che hanno interrogato i soldati dei treni per conoscerne la regione di provenienza; parlano gaelico, una lingua poco conosciuta nell’Inghilterra del sud e rispondono che arrivano da “Rossshire”, chiaramente confuso con Russia!

Le fonti ufficiali inglesi ed un alto responsabile dei servizi speciali britannici, il Brigadiere Generale John Charteris, smentiscono tutti questi rumori ed illazioni. Ma i servizi segreti tedeschi interpretano questa smentita come un’operazione di disinformazione. Allora, lo Stato Maggiore tedesco modifica interamente i suoi piani di attacco sul fronte occidentale (il famoso piano Schliffen) per prepararsi a respingere un eventuale sbarco dei cosacchi nei porti francesi del Nord, dove trasferisce delle truppe fresche destinate a appoggiare lo sforzo sul fronte della Marna, nell’est di Parigi. Proprio questa improvvisa debolezza della pressione tedesca sul fronte decide il risultato della battaglia della Marna. I tedeschi devono ripiegare dietro la Marna e poi sull’altro fiume, l’Aisne. Vari documenti riservati resi pubblici dopo la guerra confermano che i servizi segreti inglesi hanno attizzato questi rumors, che però non sono stati messi in circolazione da loro, proprio per ridurre la pressione del nemico sul fronte, dove le truppe franco-inglesi erano sul punto di cedere. L’errore tedesco ha modificato il destino della guerra.

Due guerre mondiali, due conflitti impari

Le due Guerre Mondiali sono, tra l’altro, un calcolo errato del potenziale economico sullo scacchiere. Se i principali responsabili dei paesi, che hanno scelto la guerra come soluzione politica ai conflitti fra i due blocchi, fossero stati degli economisti, forse non avrebbero commesso il grave errore di lanciarsi in una guerra… nella quale i loro paesi erano condannati a perderla.

 Alla fine della Prima Guerra Mondiale, l’Alleanza dispone di una popolazione di 200 milioni di abitanti contro 1272 milioni per il bocco nemico che può contare su un PIL di 1761 milioni di dollari contro 400 milioni della Triplice Alleanza. La differenza è impressionante, anche se non bisogna sottostimare il potenziale bellico del blocco tedesco (qualità degli armamenti, capacità organizzative e di comando). Numerosi ufficiali superiori dell’esercito turco sono tedeschi, preparati alla scuola prussiana di guerra.  E bisogna ricordare che molti marescialli e sergenti  delle compagnie e dei plotoni tedeschi sono dei responsabili delle unità di produzione delle officine tedesche, abituati ad organizzare e comandare degli uomini. Ma l’Alleanza ha delle enormi difficoltà ad accedere alle risorse di materie prime (energia, cereali, metalli, ecc.), anche se l’industria tedesca, all’epoca, è una delle migliori e figura fra le più efficienti, moderne e tecnologicamente molto avanzate. Ed anche sul piano finanziario, le piazze di Berlino, Francoforte e Vienna hanno un potenziale inferiore a quelle di Londra, Parigi, New York.

E nel caso della Seconda guerra Mondiale la situazione è ancora disequilibrata. La popolazione dei paesi dell’Asse raggiunge i 190 milioni, quella degli Alleati 690 milioni; il PIL dei paesi dell’Asse pesa per 751 miliardi di dollari, quello degli Alleati 1024 miliardi. E la massa di persone mobilizzate per la guerra (militari e civili) nel 1945 è di 15 milioni di individui nei paesi dell’Asse e di 28 milioni di persone nel campo degli Alleati. Inoltre, il volume di capitali che gli Alleati possono mobilizzare è molto più importante di quello dei mercati finanziari dell’Asse. D’altro canto, i territori dell’Asse e quelli occupati subiscono dei bombardamenti e delle distruzioni, mentre vari paesi che fanno parte del nucleo degli Alleati o che ne appoggiano lo sforzo non sono l’obiettivo di bombardamenti e distruzioni delle capacità produttive e delle infrastrutture. In pratica, il blocco dei paesi dell’Asse, tranne ne caso di una guerra di tipo Blitz Krieg, rapida e corta, non aveva nessuna possibilità di vincere una guerra lunga che ha mobilizzato uomini e risorse in misura incredibile.

Ed all’interno della Seconda Guerra vari errori gravi sono stati commessi. Per esempio, l’Italia ha attaccato la Grecia con cinque divisioni, secondo il piano proposto dal Generale Visconti Prasca che ha sottostimato in misura clamorosa la capacità difensiva del nemico; ma il generale di divisione era abilitato a comandare fino a cinque divisioni ed allora, volendo essere il comandante della spedizione, ha proposto e difeso l’idea che cinque divisioni sarebbero state sufficienti, con l’appoggio dei servizi segreti italiani, anche loro male informati. Come si sa, furono necessarie 28 divisioni e l’aiuto delle truppe tedesche per sconfiggere la Grecia…

E Hitler ha commesso lo stesso errore di Napoleone quando ha voluto conquistare la Russia, in particolare le regioni del sud (grano, ferro, carbone, in particolare dell’Ucraina) ed il petrolio di Baku. Dopo l’attacco frontale dei primi mesi che è un successo incredibile, la Wehrmacht deve confrontarsi con la resistenza sovietica, la rasputiza, l’incredibile allungamento delle linee di approvvigionamento e poi l’arrivo del freddo russo che decima uomini e animali e blocca i mezzi militari che perdono in larga misura la loro mobilità…senza contare gli aiuti americani all’URSS nel quadro del piano “Lend & Lease” (carri armati, camion, jeeps, aerei, cannoni, materiale ferroviario, vettovaglie, ecc.).

Un errore di traduzione e la tragica decisione di Hiroshima

Il Memoriale della Pace a Hiroshima

Da un certo tempo l’ipotesi di lanciare una bomba atomica su Hiroshima circola a Washington. Ma la decisione finale è presa in seguito alla risposta giapponese ad un messaggio americano. Dopo la riunione di Potsdam fra Churchill, Truman e Stalin, un ultimatum è inviato a Tokyo. Gli Alleati minacciano il paese di une distruzione rapida e totale se i Giapponesi non depongono le armi. L’informazione sul test atomico realizzato due settimane prima nel deserto del Nuovo Messico è giunta a Tokyo ed il governo e lo stato maggiore ne discutono.  Il 28 luglio il primo ministro giapponese Suzuki parla alla stampa ed afferma che la posizione del governo è quella di “mokusatsu”. Si tratta di un concetto difficile da tradurre in inglese perché il termine letteralmente significa uccidere con il silenzio, ma si può tradurre con ignorare o non preoccuparsi di o fingere di essere sordo. L’agenzia di stampa ufficiale giapponese, la Domei News Agency, decide di scegliere il secondo significato. Un errore? Probabilmente è stato commesso un errore. Truman giudica offensiva e presuntuosa la scelta di “ignorare” l’ultimatum ed il 6 agosto Hiroshima è colpita da una tempesta di fuoco, seguita da Nagasaki e per un soffio Tokyo è risparmiata.

 Baia dei Porci, fusi orari…e la caduta del Muro di Berlino

E cosa dire dei vari errori nella gestione del tentativo degli USA di rovesciare il regime castrista a Cuba, nel 1961?  Il progetto è preparato dall’amministrazione Eisenhower e dalla CIA ed è messo in atto dal neopresidente Kennedy nel 1961. Un errore veramente molto stupido è rappresentato dal fatto che, a causa della differenza del fuso orario fra Cuba ed il Nicaragua (elemento dimenticato dalla pianificazione della CIA), una squadriglia di aerei che deve appoggiare lo sbarco giunge un’ora prima del previsto e quindi deve ritornare indietro e gli uomini che sbarcano sono falcidiati o fatti prigionieri! Nel mese di novembre, dopo il putsch in Algeria contro De Gaulle, Kennedy licenzia Allen Dulles, il direttore della CIA.

Un errore clamoroso costò alla NASA la riuscita delle esplorazioni su Marte (foto Pexels)

E la caduta del muro di Berlino è largamente favorita da una sola frase detta dal capo del Partito dell’Unità Socialista di Berlino Günther Schabowsky che risponde ad una domanda di un giornalista, durante una conferenza stampa. Quando gli chiedono di indicare una data alla quale i berlinesi dell’est potranno ottenere il lasciapassare per visitare i loro parenti all’ovest, l’uomo, preso alla sprovvista, risponde: ab sofort, unverzüglich (ormai, subito!). Questa parola incoraggia i berlinesi a recarsi immediatamente davanti al muro per chiedere i lasciapassare ed iniziano ad attraversarlo, senza la minima reazione dei Vopos che tradizionalmente sparano a vista contro chi tenta di attraversare il muro. I primi colpi di piccone contro il muro sono proprio dati quella notte del 9 novembre 1989.

Pollici o centimetri?

La lista di errori tragici è molto lunga, ma è possibile terminare con un errore da operetta alla Offenbach o ideale per il canovaccio delle commedie recitate nei teatri dei boulevards parigini. Nel 1998-99, la NASA ha un progetto per studiare l’atmosfera di Marte. I tre satelliti che devono orbitare intorno al pianeta sono persi: nel caso di due si tratta di calcoli errati. Ma nel terzo caso c‘è un errore incredibile. I  tecnici della NASA che lavorano in permanente contatto con i loro colleghi della Lockheed (l’impresa che deve fornire il satellite) utilizzano il sistema metrico decimale, impiegato degli scienziati in tutto il mondo; invece, i tecnici dell’impresa utilizzano il sistema di misure inglese in pollici, yards e libbre, anche se nel contratto è bene specificato che tutte le misure sono metriche. Il satellite non entra in orbita intorno a Marte e prosegue il viaggio nello spazio. Il costo dell’errore è di 125 milioni di dollari che sono imputati alla impresa privata. Evidentemente le procedure nella comunicazione fra la NASA e le imprese che partecipano ai vari progetti spaziali sono state riviste interamente!  Veramente errare humanum est…a da sempre! (2. fine. Clicca QUI per leggere la prima parte)

*Alessandro Giraudo, insegna Finanza Internazionale e Geopolitica delle materie prime in due Grandes Ecoles di Parigi e al Politecnico di Torino; è l’autore di “Storie straordinarie delle materie prime” (vol 1-2 )  e di “Quando il ferro costava più dell’oro” (tutti pubblicati da ADD editore)

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