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Franz Navach, un filosofo prestato alla Fisica

Franz Navach nel suo studio al dipartimento di Fisica

È un uomo di altri tempi, merce sempre più rara oggigiorno, Franz Navach. Insegna fisica nucleare e subnucleare alla facoltà di Scienze dell’Università di Bari ma, se mi è permesso fare un paragone, al sottoscritto è sembrato di aver incontrato il professor John Keating (il protagonista di quel film stupendo che è L’attimo fuggente), diverso nel modo di insegnare ma colloquiale, confidenziale e rassicurante. Il discorso del nucleare per produrre energia, in Italia, nonostante la scelta del Paese di rinunciarvi, è tutt’altro che abbandonato in un cassetto, anche perché è rimasto il problema dello smaltimento e dello stoccaggio delle scorie radioattive prodotte dalla nostra industria. Sull’argomento Ambient&Ambienti ha già pubblicato il pensiero del professor Nicola Colonna dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare di Bari e di Juan Esposito ingegnere nucleare dell’Infn di Padova. È di questi giorni la notizia di un importante risultato ottenuto al Massachusetts Institute of Technology di Boston, negli Stati Uniti e sull’argomento ho voluto sentire anche il parere del professor Franz Navach che non è un esperto di energia nucleare  – «io sono un fisico», sostiene; ha partecipato a esperimenti al CERN e ha collaborato con Carlo Rubbia, per citare solo due step della sua lunga e prestigiosa carriera -.

Professor Navach, al Mit dicono sia riuscita una prova su un reattore a fusione fredda.
«Non sono a conoscenza di questa notizia – confessa in maniera candida, come la sua lunga barba e non nascondendo un certo scetticismo -, le posso parlare della fusione fredda».

E qui comincia la sua lezione, che mi detta in maniera molto semplice e che purtroppo devo limitare per motivi di spazio, spero, senza perdere l’originalità e il valore.

«Della fusione fredda si parla da decenni, con grandi annunci e smentite o, meglio, correzioni di quanto detto in precedenza. La fusione è un processo completamente opposto alla fissione – cioè quello che avviene nelle centrali nucleari che tutti conosciamo -. Si tratta di prendere dei nuclei semplici, piccoli – continua – e trovare quella particolare combinazione naturale per la quale questa fusione avviene, liberando energia. È lo stesso processo che avviene sul sole e su tutte le stelle. L’energia di qualunque tipo, calore, luce, che giunge sulla Terra dall’universo, in particolare dal sole, è prodotta da fusione nucleare, che avviene a temperature altissime. Tanto alte che non esiste ancora un modo facile, economicamente vantaggioso, di produrre un contenitore dove questi nuclei vanno fusi, perché, in pratica – abbozzando un sorriso -, a quelle temperature fonde pure il contenitore».

Il Massachusetts Institute of Technology (MIT) di Boston, Stati Uniti

Professore, se stiamo parlando di temperature così alte, perché si chiama fusione fredda?

La domanda è del tutto ovvia ma il professore, dietro la scrivania del suo studio al dipartimento di Fisica, mi rassicura dicendo che «stiamo qui per chiacchierare».

«A un certo punto ci si è chiesti se esiste un processo che non avviene sulle stelle, non avviene in natura, in cui non si raggiungano temperature così alte fondendo, mettendo insieme atomi leggeri per ottenere un atomo un più pesante e che al tempo stesso produca energia. Questa è quella che si chiama fusione fredda. Ma un processo a fusione fredda, industrialmente sfruttabile, a tutt’oggi, non esiste, amenoché nelle ultime ventiquattr’ore qualcuno non abbia fatto questa scoperta».

E della stessa opinione, si è poi dimostrato Steven B. Krivit, editor in chief della Nuclear Energy Enciclopedia, che ha definito l’esperimento un fallimento.

«In realtà – spiega Navach – viene chiamata “fusione fredda” un processo chimico che non ha nulla a che vedere con il cambiamento della struttura dei nuclei. Quindi le energie disponibili, su scala atomica, sono centinaia di miglia di volte più basse di quelle che si liberano su scala nucleare».

Mi sembra un controsenso

«Sembra un controsenso ma è proprio così che funziona la natura – precisa sorridendo -. Le forze su scala nucleare – aggiunge – sono forze più intense, si distrugge della massa e la massa ha un corrispettivo energetico molto alto, come insegna quella famosa relazione: E= mc2, che vediamo scritta sulle lavagne, dove quel c2 è un numero talmente grande per cui basta un piccolissimo m, una piccolissima massa per produrre una grande energia».

Risolverebbe, quindi, la fusione fredda, il problema energetico?

«Se vera, la quantità di energia prodotta dalla reazione chimica non era tanto grande. Quindi, non interessante: non risolve il problema energetico. Ripeto, ci sono tanti modi per produrre energia ma solo quella nucleare viene prodotta in quantità abbondanti. Per quello è appetibile nonostante i problemi connessi».

Fin qui, l’uomo di scienza.

Professor Navach ma oggi è ancora lecito pensare a un ritorno al nucleare, quello della fissione dell’atomo, per intenderci?

Il professor Navach (al centro) durante un acceso dibattito sull'energia, nella gremita aula di Fisica, febbraio 2010 - foto di Gianni Avvantaggiato

«L’Italia è uscita dal nucleare non in seguito al referendum, nel 1987 ma – da questo momento in poi è l’uomo di pensiero che prende l’iniziativa – è uscita negli anni ’60 a causa dell’opposizione fatta dalla Democrazia Cristiana di Andreotti e compagni che invece sposavano la causa delle sette sorelle, cioè dei produttori di petrolio. Fu stroncato il CNEN il Comitato Nazionale per l’Energia Nucleare; fu creato uno scandalo a spese del direttore Ippolito (Felice Ippolito, all’epoca promotore dello sviluppo dell’industria nucleare, venne arrestato per presunte irregolarità amministrative del CNEN, in seguito a indiscrezioni giornalistiche – ndr)».

L’Italia in quegli anni – si infervora Navach -, era all’avanguardia, a livello mondiale, per brevetti e capacità tecnologica nel settore. Ma poi chiuso il CNEN, il Paese è rimasto al palo, come si dice negli sport motoristici. E per soddisfare il fabbisogno energetico compriamo tutto dall’estero, dalla tecnologia alle macchine, alla manutenzione, passando così da una condizione trainante a una posizione di traino. Non abbiamo l’uranio in casa, non abbiamo i brevetti, abbiamo solo esperti, «chiamiamoli così, ma per diventare esperti non ci vuole molto». Quindi, sostiene il nostro, oggi non è più conveniente tornare al nucleare soprattutto perché nel frattempo sono state scoperte nuove forme di sfruttamento di energie naturali ma anche perché «è una forma antiquata di produrre energia». Conviene continuare a comprare l’energia, piuttosto che acquistare dalla Francia «reattori di seconda mano. Qual’è il vantaggio di comprare il reattore per produrre energia se posso comprare l’energia? La Francia ci vende l’energia che produce in eccesso; se comprassimo i reattori, la successiva manutenzione e lo smaltimento delle scorie, farebbero sì che l’energia che produrremmo non ci costerebbe meno di quella che acquistiamo adesso», dice convinto. «Quindi è un’operazione chiaramente fatta per servire gli interessi di qualcuno che ci vuole guadagnare; ma non ha nessun vantaggio per il Paese da un punto di vista economico».

Si conclude con questo aforisma l'appello del professor Navach, in vista del referendum sul nucleare

Il problema alla base della società attuale «è che ci fidiamo troppo degli esperti – evidenzia -. Ci hanno convinto che gli esperti sono degli oracoli. Basti pensare alla crisi finanziaria – dice con rammarico -.  L’esperto, per definizione, è colui che sa un’infinità di cose su un insieme di misura nulla. Quindi pensi un po’ ai danni che può fare un esperto». L’utilizzo del petrolio e del carbone sono state tappe importanti per la società, nei secoli scorsi e secondo gli esperti – continua Navach – dovremmo continuare a utilizzare queste materie. «Dobbiamo continuare a utilizzarle nel 2012? È questa la domanda». Non interessa sapere se il vapore, il carbone, il petrolio andavano bene cent’anni fa, a noi interessa sapere se questi elementi vanno bene ancora oggi (clicca qui per visionare una presentazione del professor Navach in vista dell’ultimo referendum sul nucleare). «L’esperto non si interessa del contesto, sta con la testa china a guardare il mattone sul quale sta e non va avanti; non riesce a capire che esiste un altro mondo al di fuori del suo campo».

Il professor Navach ne ha anche per il fotovoltaico e per l’eolico. Non per lo sfruttamento delle energie rinnovabili ma per l’uso “selvaggio” che si è fatto delle installazioni, molte delle quali non sono utilizzate e non sono utilizzabili perché collocate in posti dove la rete di ENEL non arriva. E l’imprenditore che ha realizzato l’impianto comunque percepisce gli incentivi.

«La Regione ha messo delle ottime basi perché c’è stato un momento di illuminazione. Però, c’è un grosso problema: anche lì ci sono soldi in giro, interessi, tangenti. Una legge che prevede che l’incentivo sulle rinnovabili si da anche a chi investe per produrre e vendere l’energia; è una legge balorda perché favorisce solo i grandi proprietari di capitali. Non voglio chiamarli capitalisti, perché il capitalista non è quello. Noi avremmo bisogno di studiare di nuovo Carlo Marx, perché le ideologie non sono morte, anzi. Sono state solo sostituite. Hanno solo fatto un’operazione mediatica fondamentale, nella quale sono riusciti a confondere le idee anche sulle cose che stanno scritte. Perché nessuno legge più». E la colpa, dice il professore, è del passaparola dei mezzi di comunicazione, internet soprattutto che contiene tante informazioni non corrette. Quindi l’individuo deve possedere già una cultura sufficiente per discernere l’informazione.  Ma la scuola dagli anni ’80 a questa parte «non è più in grado di fornire una buona preparazione ai giovani».

“O captain! My captain!”

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