“Ripensare il capitalismo, per un altro mondo possibile”. Questo, in sintesi, il messaggio lanciato da Convergences 2015, forum europeo alla sua quarta edizione, che ha riunito settore associativo, imprese, poteri pubblici e iniziative individuali, con l’obiettivo di contribuire alla convergenza di idee ed azioni, verso gli Obiettivi del Millennio per lo sviluppo sostenibile e la riduzione della povertà .
Nata come spazio aperto e permanente di riflessione, promozione ed azione, la piattaforma ha raccolto un corposo networking per condividere le variegate esperienze di microcredito e finanza solidale, commercio equo, economia e impresa sociale, cooperazione internazionale, in un momento in cui il sistema economico mondiale mostra segni di crisi e sregolatezza.
L’ aumento preoccupante delle ineguaglianze e dell’esclusione al Sud come al Nord, il continuo abuso e degrado dell’ambiente, rendono la mobilitazione attorno agli Obiettivi del Millennio per il 2015 -, per quanto improbabili da raggiungere – ancor più prioritaria. Sono otto, infatti, gli obiettivi che, con la Millenium Declaration firmata nel 2000, gli Stati membri delle Nazioni Unite hanno deciso di raggiungere entro il 2015 per ridurre l’estrema povertà nel mondo. Essi sono: 1) Ridurre la povertà estrema e assicurare il pieno impiego; 2) assicurare l’educazione primaria; 3) promuovere l’uguaglianza dei sessi; 4) ridurre la mortalità dei bambini e migliorare la salute materna; 5) ridurre il tasso di mortalità materna; 6) bloccare la diffusione dell’AIDS ed altre malattie; 7) proteggere l’ambiente; 8 ) mettere in moto un partenariato per lo sviluppo. (Approfondimenti su: www.endpoverty2015.org)
Ed è proprio per riflettere sulla necessità di avviare, almeno, l’impegno concreto su questi obiettivi , che abbiamo voluto raccogliere a Convergences 2015 la testimonianza di Francisco Chico Whitaker Ferreira, cofondatore del World Social Forum.
Essere responsabili per il futuro: ripensare il capitalismo – «La macchina infernale del consumo, dello spreco e della speculazione continua a funzionare per sé stessa -dice Ferreira – e la cupidigia smisurata è causa delle crisi, provoca sofferenze enormi al basso della piramide, che a sua volta si ribella. Questa corsa folle della crescita economica esige lo sfruttamento delle risorse naturali e umane fino all’esaurimento. Tutti i nostri comportamenti e desideri causano povertà, cambiamenti climatici, ineguaglianze interne e conflitti tra Paesi. Vendere di più, essere insaziabili, pubblicità del superfluo, la moda, gli imballaggi: tutto serve ad attrarre clienti, a conquistare mercati, a produrre rifiuti. Ogni cosa, anche la più immorale, può essere trasformata in affare: droga, tratta degli esseri umani, pedofilia, entrano nella macchina della crescita economica. Il nostro problema non è cambiare il capitalismo, ma uscirne». Già, ma come?
Passare dalla competizione alla cooperazione – «Questo sistema – continua Ferreira – si fonda su tre caratteristiche principali: guadagno di denaro, competizione permanente, consumo sfrenato a credito. Per ripensarlo, bisogna cominciare ad agire su questi stessi punti: guadagnare denaro non per accumularlo ma per metterlo al servizio di obiettivi socio-ambientali. Passare dalla competizione alla cooperazione, consumare meno per soddisfare i bisogni primari di tutti. Non è capitalismo frugale e neanche socialismo, ma un altro mondo possibile. E’ la filosofia del buen vivir, con noi e con la natura. Un proposta non facile da far accettare, specialmente ai Paesi emergenti, ma la prospettiva è di scegliere tra cambiamento dei paradigmi oppure distruggere il pianeta e noi stessi».
Nell’attesa di superare il capitalismo, intanto, su scala locale, si potrebbe cominciare da qui: riorientare l’azione politica verso la società civile e ricomporre i rapporti tra economia e territorio, in modo che gli interessi della comunità e dell’ambiente emergano in primo piano per un’autentica, non più illusoria, società del benessere diffuso.


