Francia: un governo per i prossimi 600 giorni e la scommessa di Macron…

Significativo rimpasto di Governo in Francia. Forte l’impronta ecologista, ma… L’analisi dell’economista Alessandro Giraudo

Il presidente Macron ha tirato fuori dal suo cappello magico il nome del nuovo primo ministro ed ha proceduto ad un rapido, ma significativo, rimpasto del governo. Ha cambiato circa un terzo dei ministri. Si tratta di un governo che dovrebbe accompagnare il presidente nel corso dei prossimi quasi due anni. Le elezioni presidenziali si svolgeranno verso la metà del mese di maggio 2022; il  mandato presidenziale è quinquennale. Nel corso del mese successivo, tradizionalmente, si tengono le elezioni della Camera dei Deputati. I cittadini non votano per il rinnovo dei Senatori; questi sono sono votati dai Grandi Elettori ogni tre anni con un rinnovo della metà del Senato; il loro mandato dura sei anni, ma il loro potere politico, secondo la costituzione francese, è molto meno importante di quello dei deputati, che rappresentano il vero potere legislativo.

Rimpasto accelerato dal risultato delle elezioni comunali

Parigi, il Palazzo dell'Eliseo (foto Remi Mathis)
Parigi, il Palazzo dell’Eliseo – cortile d’onore (foto Remi Mathis)

 Le elezioni comunali del mese di giugno hanno inviato un chiaro messaggio al presidente Macron, dopo i primi tre anni del suo mandato. Il voto del mese scorso ha registrato un’importante vittoria degli ecologisti, un recupero del Partito Socialista, una regressione del centro-destra, un significativo progresso dell’estrema destra ed un grave insuccesso dei piccoli partiti dell’estrema sinistra. Il mondo politico francese attendeva con impazienza il rimpasto di cui si parlava dall’inizio dell’anno; quindi non si tratta di una novità. L’attesa era concentrata sulla composizione del gabinetto e soprattutto sull’orientamento politico.

Le ultime scelte degli elettori hanno segnalato a Macron  che, se vuole ripresentarsi fra un paio di anni, deve assolutamente dare un nuovo impulso al suo mandato e, soprattutto, indicare ai francesi quali sono le sue scelte per rilanciare l’economia, duramente scossa dal Covid. Durante la classica intervista della festa nazionale del 14 luglio che ha luogo dopo la sfilata dei militari sui Champs Elysées (ma quest’anno sfileranno soprattutto il corpo della Sanità ed il personale sanitario civile), il presidente indicherà le grandi scelte del suo nuovo governo.

Un primo ministro con meno poteri?

Le prime reazioni dei commentatori politici alla nomina del primo ministro e la composizione del gabinetto sono molto chiare: Macron vuole essere il vero direttore d’orchestra nel dialogo fra l’Eliseo (luogo di residenza del presidente) e Matignon (residenza del primo ministro). Questa collaborazione è, secondo la costituzione, in larga misura favorevole al presidente; questi dà le direttive al primo ministro che deve eseguirle. Ma, ultimamente, il rapporto Eliseo-Matignon ha mostrato piuttosto delle frizioni ed un braccio di ferro fra i due. In varie occasioni il messaggio politico in provenienza dall’Eliseo e quello trasmesso da Matignon erano in contraddizione o, nel migliore dei casi, di colore molto diverso.

Prima delle elezioni nei sondaggi Macron aveva perso molto terreno, mentre il suo ex-primo ministro (un uomo di centro-destra) aveva continuato a salire. Questa situazione era inconcepibile nella struttura politica della Va Repubblica. Ed era diventato molto evidente che il primo ministro Edouard Philippe cominciava a fare ombra a Macron e, soprattutto, che il P.M. Philippe (sta preparando la sua possibile candidatura alle presidenziali) non voleva arrivare “usato” a questa scadenza, sapendo che i prossimi due anni saranno difficili per la Francia a causa delle difficoltà economiche, dell’evoluzione della disoccupazione e dell’inasprimento del dialogo sociale.

Un primo ministro grande “commis d’Etat”, non un politico

Macron ha preso una decisione molto chiara nella nomina del primo ministro. Si tratta di un alto funzionario dello stato (un commis d’Etat, come si dice nel gergo politico parigino). Non ha scelto un uomo con una forte colorazione politica. In pratica, Macron ha voluto inviare un messaggio preciso ai francesi: “sono io il presidente ed il mio primo ministro esegue i miei ordini”L’Eliseo comanda e dà gli ordini, Matignon esegue! Il nuovo primo ministro Jean Castex era il tecnico incaricato di “riaprire” il paese, dopo più di due mesi di confinamento, ed ha partecipato a tutte le importanti riunioni con il presidente, alcuni membri del governo, gli uomini incaricati dell’ordine pubblico ed il mondo dei virologi che ha formulato il quadro scientifico generale della pandemia. Nel corso della sua carriera, il nuovo primo ministro ha dimostrato di saper gestire le situazioni delicate, ma è uno “sconosciuto” per i francesi…Dovrà quindi conquistare il cuore degli elettori in un momento particolarmente difficile per il paese

Un gabinetto con prime donne e baritoni

Dalla lista dei ministri sono stati esclusi numerosi “macronisti” con un forte malcontento del partito di Macron (la République en Marche), come segnala Le Figaro, e sono entrate nel gabinetto alcune personalità con una precisa colorazione sarkozysta. Quindi il governo è leggermente più a destra del precedente. Macron punta su due ministri importanti: il ministro dell’Economia – che non è stato cambiato – ha chiaramente indicato che la sua missione si concentra sul rilancio dello sviluppo del paese; la nuova ministra del Lavoro deve terminare la riforma del sistema di protezione sociale contro la disoccupazione e quella (molto delicata)  del sistema pensionistico.

Barbara Pompili – ex portavoce parlamentare dei verdi prima di entrare in La République en marche, – è la nuova ministra dell’ecologia e della solidarietà. Naturalmente, il governo ha una forte venatura ecologica, ma gli ultimi cinque ministri all’Ecologia hanno sempre abbandonato le loro funzioni e gettato la spugna durante il loro mandato, indipendentemente dal colore politico del governo.

barbara Pompili
La neoministra per la transizione ecologica Barbara Pompili (foto Pmau)

Nella lista dei ministri figurano anche dei nomi che hanno attirato l’attenzione degli elettori e dei commentatori. Il Ministero degli Interni è stato affidato ad un uomo (di destra) con pronunciate simpatie per Sarkozy che rimpiazza un macronista; il ministro uscente aveva mal gestito la crisi dei gilets jaunes ed era riuscito a farsi ampiamente detestare da tutto il corpo della polizia.  Il Ministero della Giustizia è nelle mani di un “grande baritono del foro” con una forte vocazione mediatica e la signora Bachelot è la nuova ministra della Cultura. Questa ex-farmacista era ministra della Sanità all’epoca della crisi dell’H1N1 ed aveva fatto acquistare dallo stato milioni di dosi di vaccini che poi non erano stati utilizzati; lo scandalo l’aveva disarcionata politicamente, ma era diventata una apprezzata animatrice di trasmissioni radiofoniche grazie alla sua grande conoscenza e passione per la musica.

 I primi sondaggi sono favorevoli, ma con molti dubbi

I primi sondaggi “a caldo” sul nuovo governo sono leggermene positivi; la maggioranza approva il fatto che Macron abbia scartato certi ministri che si sono dimostrati incompetenti o incapaci. Ma i francesi hanno segnalato che si attendono poco da questo nuovo governo e varie risposte ai sondaggi indicano piuttosto una persistente preoccupazione per l’avvenire personale che delle speranze sull’azione del nuovo governo. Tutti si augurano che la pandemia sia sotto controllo in Francia e che la vita possa riprendere normalmente. Ma il direttore della Sanità ha appena annunciato che bisogna prepararsi ad una nuova fase della pandemia, con un rischio di dover confinare ancora una volta una parte o la totalità della popolazione.

Nella testa di tutti i francesi c’è un dubbio atroce: se questa previsione si realizza, l’economia già fortemente indebolita del paese potrebbe subire un tracollo molto grave con un aggravarsi della disoccupazione, una caduta dei consumi ed un forte incremento del risparmio personale, grave sintomo dell’incertezza e dell’ansia economica per il futuro, come ha segnalato l’ultima nota sulla congiuntura redatta dalla Banque de France.

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