Frana sul lago d’Iseo. SIGEA: Non c’è tempo da perdere

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La frana sul versante del lago d’Iseo in agro di Tavernola Bergamasca (BG). Evidenziata la porzione di terreno e rocce che sta scivolando in acqua con una velocità di 2 cm/giorno (foto SIGEA)

Fiore (Presidente della Società Italiana di Geologia Ambientale): “La stagione autunno inverno 2020/2021, se non ci fosse stata l’emergenza sanitaria, economica e sociale, sarebbe stata ricordata per la vera emergenza che il nostro Paese soffre da decenni: l’emergenza territoriale”

C’è palazzo di 73 piani grande quanto un campo di calcio che sta venendo giù e che se sprofonderà in acqua provocherà un’onda anomala alta almeno 5 metri. Quel palazzo in realtà non esiste ma è necessario averlo davanti agli occhi per capire il grandissimo pericolo che corre il territorio sul versante del lago d’Iseo in agro di Tavernola Bergamasca (BG), dove una frana gigantesca sta poco a poco scivolando in acqua.

La frana procede 2 cm al giorno

“In questi giorni stiamo seguendo con una certa preoccupazione l’evolversi della situazione”,  spiega Antonello Fiore, Presidente Nazionale della Società Italiana di Geologia Ambientale (SIGEA). “ E’ una frana molto pericolosa perché in funzione della sua evoluzione e velocità di spostamento finendo nel lago d’Iseo potrebbe generare un’onda anomala alta fino a 5 metri. Una frana molto probabilmente influenzata dall’attività estrattiva lungo il versante che sta franando”. Attualmente la frana a si muove a velocità pressoché costante di circa 2 cm/giorno ed è tenuta sotto controllo con un sistema di monitoraggio in tempo reale.

Intanto le analisi condotte dal Prof. Nicola Casagli, Presidente dell’Istituto nazionale di oceanografia e di geofisica sperimentale di Trieste e docente Geologia Applicata dell’Università di Firenze, parlano di si tratta di una “frana di scivolamento planare che interessa un versante con rocce stratificate con assetto a franapoggio, interessato in passato da attività estrattiva”.

Il volume a rischio frana  è stato stimato in almeno 1,5 milioni di metri cubi. E Fiore rende concreti i numeri: “Immaginiamo un campo di calcio (105 x 65 metri) con una superficie di 6.825 mq; per arrivare al volume di 1,5 milioni di metri cubi bisogna immaginare tutto il campo coperto di terra per 220 metri di altezza, in altre parole un grattacielo alto 73 piani”.

Fiore: “La transizione ecologica è anche questo”

Intanto cosa è cambiato da Ottobre 2020 a oggi, ossia dall’alluvione  che ha interessato di Limone Piemonte? Fiore ricapitola gli eventi estremi più significativi (ammesso che si possa fare una graduatoria). “La stagione del dissesto geo-idrologico 2020 iniziata con l’alluvione a Limone Piemonte, è continuata in novembre con l’alluvione di detriti e fango che ha sepolto una parte dell’abitato di Bitti in Sardegna e si è chiusa a dicembre con la rottura dell’argine del Panaro in Emilia Romagna e l’alluvione di Crotone, città calabrese già interessata da un fenomeno analogo nel 1996”. E il 2021 non è stato da meno, prima con la frana che a gennaio ha distrutto l’albergo Eberle a Bolzano – per fortuna senza ospiti a seguito dell’emergenza sanitaria – poi con la grande voragine nel parcheggio dell’Ospedale del Mare di Napoli, infine a con febbraio con i numerosi fenomeni franosi sempre in Campania e lungo la costiera Amalfitana. “Sembrava che il peggio si fosse materializzato in Liguria con la porzione del cimitero di Camogli franata e 320 bare finite in mare con i loro resti umani in balia di pesci e gabbiani” dice sconsolato ma anche abbastanza contrariato il presidente di SIGEA, quando è arrivata la frana sul Lago d’Iseo.

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Frana cimitero Camogli, Liguria, 23 febbraio 2020

“Questo elenco conferma la fragilità del nostro Paese, con i sui tanti piedi nel fango”, dice. “La conoscenza dell’ambiente e dei suoi delicati equilibri, la consapevolezza di come le attività umane possono interferire su questi equilibri producendo severe alterazioni, dovrebbero interessare tutti, perché ogni alterazione degli equilibri naturali interferisce con la nostra salute, con il nostro benessere. Se transizione ecologica deve essere, che sia basata, pensando al futuro –continua Fiore –  su regole certe di pianificazione e sulla manutenzione e monitoraggio di quel territorio che abbiamo così egoisticamente sfruttato.

Se qualcuno non si è reso conto, è bene ricordarlo a chiare lettere: l’Italia si trova ormai in un’emergenza territoriale difficile da contenere, per la quale il “vaccino” necessario potrebbe avere i suoi effetti benefici tra diversi decenni. E’ evidente – conclude Fiore – che stiamo pagando, e pagheremo per i prossimi anni, “le cambiali” dei prestiti egoistici chiesti alla natura negli ultimi 70 anni”.

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