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Fouling o Antifouling? Questo è il problema.

Un esempio di Fouling in stato avanzatissimo

La prima domanda cui rispondere è: che cos’è il fouling? Il fouling (dall’inglese to foul = incrostare) e, in particolare, il “marine fouling” è un processo di accumulo, crescita, progressiva “colonizzazione” e corrosione, da parte di organismi uni o pluricellulari, vegetali o animali (molluschi, spugne o alghe), delle superfici di oggetti sommersi in mare, come, ad esempio, le carene di barche o navi.

Il fenomeno è contrastato perché incrementa la propagazione di organismi acquatici nocivi, di agenti patogeni nell’habitat marino, arreca disagi alla manovrabilità delle imbarcazioni, ne deteriora lo scafo, le pale, le eliche, ne rallenta l’andamento, facendo anche aumentare del 40% il consumo di carburante e, di conseguenza, le emissioni di gas di scarico in mare.

L’antifouling (metodo “anti sporcizia”) il rimedio più praticato, consistente nell’applicazione sulle carene delle imbarcazioni di sostanze antivegetative (le più usate sono le vernici che contengono lo stagno tributile – TBT) che arrestano il meccanismo di proliferazione e mantengono intatte più a lungo le superfici sommerse. Tuttavia, sebbene questo metodo sia efficace, è nocivo per la flora e fauna marina e la recente ricerca ha dimostrato che proprio il TBT, largamente usato, è tra le sostanze più tossiche mai introdotte dall’uomo nell’ambiente acquatico; esso, infatti, una volta rilasciato in mare, produce effetti devastanti (ad es. a livello endocrino) per numerose piante acquatiche, pesci, mammiferi e uccelli marini, specie in via di estinzione e, in generale, per la salute dell’intera catena alimentare, fino al punto che il consumo di alimenti di origine marina contagiati potrebbe danneggiare anche l’uomo!

Pertanto, l’Organizzazione Marittima Internazionale (IMO) ha varato una Convenzione Internazionale per il controllo dei sistemi antivegetativi nocivi applicati sulle navi (Anti-Fouling System Convention) (1) firmata a Londra nel 2001, alla quale l’Italia solo di recente ha aderito, con la L. n.163 del 31 agosto 2012 (2) in conformità al relativo regolamento di esecuzione CE, n.782/2003 (Divieto di composti organostannici  applicati sulle navi) (3). Tra i risultati più rappresentativi dell’azione dell’IMO è stata proprio la messa al bando del TBT a livello mondiale!

La chiglia delle imbarcazioni viene rivestita con sostanze antivegetative

Punti cardine della Convenzione   Essa impone ai Paesi che aderiscono alla Convenzione l’obbligo di ridurre o eliminare gli effetti nocivi dei sistemi antifouling sull’ambiente marino e sull’uomo, promuovendo sistemi ecosostenibili (ad es. pitture di nuova generazione, siliconiche a basso impatto o a base di agenti naturali estratti dagli stessi organismi marini); prevede misure di controllo, da parte di speciali gruppi tecnici, dei sistemi anti sporcizia presenti sulle navi, regolando anche le procedure di stoccaggio e conservazione degli scarti derivanti dal trattamento antifouling; dispone misure di ispezione e visite periodiche sulle navi per monitorare e individuare eventuali violazioni, le quali, se presenti, diventano oggetto di inchiesta, da parte dell’Amministrazione cui soggiace la nave e punite secondo la legislazione nazionale di appartenenza, purché quest’ultima sia in linea con le norme dettate dalla Convenzione stessa. In fine, tutte le navi di lunghezza uguale o superiore a 24m ma di stazza lorda inferiore a 400t, che effettuano viaggi fuori dalle acque territoriali, devono possedere un certificato internazionale del sistema anti sporcizia o un visto ad hoc,più una dichiarazione, relativa al detto sistema, firmata dal proprietario e la ricevuta della pitturazione effettuata;  invece, per le navi di stazza lorda superiore a 400t e superiori a 24m serve anche l’ispezione.

Legge n.163/2012   Con essa l’Italia ratifica la Convenzione di Londra e attribuisce al ministero dell’Ambiente e al ministero delle Infrastrutture il compito di effettuare le suddette ispezioni, tramite il Corpo delle Capitanerie di porto. Se, dunque, le ispezioni rilevano l’applicazione, riapplicazione o utilizzo di biocidi vietati dalla Convenzione, scatta la pena dell’arresto fino a due anni o l’ammenda fino a 15.000€. Pene queste, estese anche all’armatore oltre che al comandante. Se poi quest’ultimo è di nazionalità italiana, egli subisce anche la sospensione del titolo professionale a tempo da determinarsi; se di altra nazionalità, gli è inibito l’attracco in porti nazionali per un periodo valutabile di volta in volta, oltre alle sanzioni citate.

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