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Forte come la montagna

Tutto è relativo. Messner, abituato a scalare la roccia dolomitica fin da piccolo, ha visto pian piano nelle montagne del Tirolo una dimensione angusta e ha puntato oltre, verso le vette più alte del mondo, verso l’Everest. Pensando con l’ottica di un italiano medio, però, le nostre Alpi restano cime sconfinate, immense. E non dimentichiamoci dei nostri Appennini, della varietà paesaggistica e naturale che custodiscono, della bellezza e della biodiversità che racchiudono percorrendo pressochè tutto lo Stivale.

Paesaggio del Tirolo

L’idea di montagna è perciò un’idea relativa, a seconda del luogo in cui si è nati, in cui si vive e si è vissuto. Eppure una parte di montagna esiste in un po’ tutto il nostro territorio – basti pensare agli alberi e al verde – e il ruolo di alture più o meno imponenti non tarda di avere ripercussioni su molteplici fattori ambientali, molto spesso ignorati o sottovalutati. Da qui l’importanza della Giornata Internazionale della Montagna voluta dall’ONU, che quest’anno si celebra l’11 dicembre ed è dedicata alle foreste. Designata nel 2003 dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, questo evento nasce con l’Anno Internazionale della Montagna dell’ONU del 2002, che ha aumentato la consapevolezza globale sull’importanza delle montagne e ha permesso la costituzione di comitati nazionali in 78 paesi. Si è così creato il partenariato internazionale per lo sviluppo sostenibile in Regioni di montagna, noto come il Mountain Partnership (WSSD, Johannesburg, 2 settembre 2002).

Nonostante questi sforzi oggi – come sottolinea la FAO – l’integrità e la capacità di risposta delle foreste di montagna appaiono sotto lo scacco dell’aumento delle temperature, degli incendi, dell’incremento demografico e dell’insicurezza alimentare ed energetica. La crescita demografica assieme alla massiccia diffusione di una pratica agricola intensiva, hanno spinto molti piccoli contadini a spostarsi provocando una perdita di foresta. Il rapporto FAO Mountain Forests in a Changing World (Le foreste di montagna in un mondo che cambia) mette in luce questi fattori e ribadisce come il cambiamento climatico sia destinato ad incrinare un equilibrio già sensibile come quello che governa la sopravvivenza di montagne e foreste.

Teramo, appennini innevati

Con un’estensione pari solo al 12% della superficie terrestre, le montagne forniscono il 60% delle risorse mondiali di acqua dolce  ed  incidono fortemente sulla quantità e sulla qualità dell’approvvigionamento idrico sia delle comunità e delle industrie nelle zone montane che in quelle delle zone pianeggianti. Per non parlare dell’importanza assunta dalle foreste di montagna nel combattere l’erosione del suolo, il dissesto idrogeologico, nel preservare la qualità dell’acqua nei torrenti e nei fiumi. Determinante poi loro funzione nell’arginare il fenomeno dell’inquinamento: le foreste montane sono in grado di sequestrare un’enorme quantità di carbonio e possono svolgere un ruolo importante nelle politiche volte a contrastare il cambiamento climatico. Solo le foreste italiane riescono ad immagazzinare una quantità di carbonio pari a quella che viene emessa in atmosfera in 9 anni dal nostro Paese.

«Le foreste di montagna proteggono le comunità locali dai disastri naturali e tutelano le risorse naturali ed i sevizi ambientali su cui miliardi di persone fanno affidamento per la propria sussistenza – fa sapere Eduardo Rojas-Briales, vice direttore generale della FAO per le Foreste -; le foreste montane hanno risentito delle conseguenze di molte sfide globali: cambiamento climatico, penuria idrica, perdita di biodiversità, desertificazione, ma esse offrono anche notevoli opportunità per trovare le soluzioni.  Credo che lo sviluppo sostenibile delle foreste di montagna richieda, e meriti, un posto prominente nell’agenda politica internazionale». Una rivalutazione che non può prescidendere dal riconsiderare il ruolo delle popolazioni autoctone.

Il Pollino

É ancora la FAO a sollecitare una gestione diversa per questo immenso patrimonio da tutelare: «Le popolazioni montane, che sono tra le più povere e con maggiori problemi di insicurezza alimentare al mondo, sono decisive per il mantenimento degli ecosistemi montani – fa notare il rapporto -.  E dovrebbero dunque avere voce in capitolo nella gestione delle risorse forestali locali dalle quali dipendono e condividere i benefici del loro uso e della loro conservazione».

In Italia anche l’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) guarda alla necessità di un restauro forestale, visto come opportunità unica per mettere in sicurezza il territorio italiano. «I servizi ecosistemici forniti dalle foreste di ogni parte del globo – spiega il presidente dell’ISPRA, Bernardo De Bernardinis ‐ stanno guadagnando crescente riconoscimento e attenzione da parte dell’industria, dei governi, dei media e di privati cittadini, sempre più consapevoli dei pericoli e dei costi legati alla perdita e al decadimento dei servizi degli ecosistemi forestali. Nonostante ciò, – conclude l’esperto – il ritmo di deforestazione e degradazione delle foreste globali rimane allarmante».

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