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Fibronit: parco o edifici sulla tomba delle vittime per l’amianto?

Una sentenza del Tar di Bari (n. 1149/2011) ha dato lo stop alla realizzazione del parco sull’ex area Fibronit (per saperne di più del progetto leggere l’articolo di Ambiente&Ambienti Il parco che non c’è ma che ci sarà). Appare, nelle impervie vie della questione giuridica, perdersi l’obiettivo principale dell’iniziativa: realizzare un’area verde all’interno di un sito fortemente inquinato, già noto alle pagine di cronaca per disastro ambientale e per i numerosi casi di tumore che hanno colpito chi abitava e lavorava nella zona tanto da condurli alla morte (sono 374 i decessi finora accertati). Nonostante l’indubbia gravità della questione per aspetti legati all’ambiente, assieme a non trascurabili fattori morali e civili, inevitabile è stato il ricorso al Tar da parte del proprietario dell’area, che su quei suoli vorrebbe tornare a costruire.

Manifestazioni promosse dal Comitato Cittadino Fibronit con il sindaco Emiliano

Il suddetto proprietario – tale Immobiliare Spezzati s.r.l. – avrebbe (il condizionale è d’obbligo in quanto resta ancora da verificare la leggitimità del diritto dominicale, con accertamenti in corso presso la Conservatoria) acquistato nel 1993 dall’azienda Fibronit s.p.a. un’area da destinarsi ad attività terziarie. I confini di proprietà, stando agli ultimi rilevamenti tecnico-giuridici, delimitano una superficie di 7 ettari all’interno dei 16 complessivi di tutto il sito ex Fibronit. Resta, dunque, immutata la decisione di realizzare un’area verde presso il nucleo centrale del complesso, ovvero dove un tempo sorgevano i capannoni dell’azienda, e appartenente alla curatela fallimentare. Invece, in estrema sintesi, Spezzati rivendica l’acquisto dei suoli e richiede l’illegittimità del principio di inedificabilità all’interno della sua proprietà per poter tornare a costruire. Dunque non viene messo in discussione il progetto in toto.

Per il proprietario sembra valere la formula: “Il parco? Sì ma non a casa mia”. Di contro, si parla di suoli irrimediabilmente compromessi dalla presenza dell’amianto che, secondo i programmi approvati fino all’ultima sentenza del Tar di Bari, necessitano di una bonifica totale senza possibilità alcuna di andare ad edificare nella zona. «Riteniamo che quello sia un sito inedificabile – interviene nel merito l’assessore all’Urbanistica del Comune di Bari, Elio Sannicandro, che aggiunge – La situazione non ha soluzione diversa rispetto a quella della tombatura». Ecco dunque la proposta di costruire un’area verde, nella prospettiva di operare nella sola direzione possibile per evitare di intaccare quei suoli in profondità, un lavoro che per forza di cose porterebbe a venire a contatto diretto con materiale cancerogeno: l’eternit.

Fibronit: veduta dei tetti prima della bonifica

Il punto ora è che il Tar di Bari ha deciso di annullare la delibera con cui la Regione nel 2009 ha approvato la variante al piano regolatore, adottata dal consiglio comunale nel 2005. La suddetta delibera, una delle prime iniziative realizzate e volute dall’allora neo giunta Emiliano, valutava l’area come inedificabile. I giudici (seconda sezione, presidente Pasca) hanno riconosciuto che i proprietari del suolo non sono stati adeguatamente informati dell’imminente approvazione della variante, portando al decorso dei termini stabiliti dalla legge per impugnare le varianti urbanistiche. Secondo il Tar è perciò «illegittima» la «concentrazione» di quegli standard «in un’unica area, (secondo il principio della perequazione urbanistica, ai sensi dell’art.14 l.r.n. 20/2001, ndr) facente capo ad un solo proprietario, che venga in conseguenza privata di qualsiasi prospettiva di proficua utilizzazione».

«Essenziale», come non tarda a definirla nel suo intervento il resposabile dell’avvocatura comunale barese Renato Verna, l’udienza fissata per il prossimo 7 novembre dinanzi al Consiglio di Stato. In questa occasione si andrà infatti a decidere sulla validità dei termini temporali adottati con la variante urbanistica del Comune, primo step per garantire la realizzazione dell’area verde. Senz’altro importante per fare il punto della situazione e mobilitarsi in vista delle prossime procedure da adottare l’Assemblea urgente della Consulta dell’Ambiente del Comune di Bari che ha visto sedersi insieme al tavolo della Sala Giunta i delegati e soci delle 60 associazioni aderenti alla consulta, associazioni territoriali, esperti in materia e cittadini.

Veduta della Fibronit dopo la bonifica nel 2007

Grazie agli interventi del presidente della Consulta Elvira Tarsitano e del delegato all’Ambiente del Comune di Bari, Maria Maugeri, (oltre alle personalità già citate) sono emerse tappe importanti da adottarsi nell’immediato. Prima di tutto si andrà a costituire un tavolo permanente che vada a monitorare in via costante la situazione e a prendere tutte le decisioni del caso, via via che la procedura legislativa va avanti. Come suggerito dall’avv. Verna e caldamente sostenuto dalla dott.ssa Maugeri, Associazioni e Comitati dotati di personalità giuridica devono costituirsi parte civile dinanzi al giudice amministrativo. La proposta è quella di costituire un fronte collettivo che non escluda la possibilità di coinvolgere anche Regione Puglia e Provincia di Bari. In linea con la volontà di compattarsi per ribadire l’importanza di una soluzione definitiva al caso Fibronit anche l’ipotesi di un maggior coinvolgimento degli Ordini Professionali – come quello dei Medici piuttosto che dei Biologi – per scongiurare l’ipotesi di caduta nell’oblio di una questione tanto delicata sotto il profilo ambientale e sanitario, dunque per la salute della cittadinanza tutta.

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