Fenicotteri e monnezza: la tragica parodia della laguna di Lesina

Fenicotteri, kitesurfing e rifiuti: birdwatching e sport in laguna, ma anche tanti rifiuti abbandonati. Troppe consuetudini e poche regole certe nella gestione delle acque della laguna di Lesina

Così è (se vi pare). Prendiamo in prestito la celebre pièce teatrale di Luigi Pirandello per introdurre una storia la cui drammaturgia non rivela verità assolute. Al massimo, consuetudini abbastanza ramificate. Nella Laguna di Lesina i fenicotteri rosa trovano rifugio durante la stagione fredda, gli appassionati di kitesurfing praticano le loro evoluzioni a fil d’acqua spinti dal vento, i fotografi immortalano colori e paesaggi da cartolina. Gli zozzoni deturpano tutto. Sì, perché come appunto di consuetudine, dove c’è il bello una calamita attira gli incivili. Ed ecco che sulla tavolozza dei colori oltre al rosa e al blu, al verde e al marrone fanno capolino il nero degli pneumatici, il bianco delle macerie edili e il grigio della tristezza che cala quando vedi un uno spettacolo della natura deturpato.

Fenicotteri e kitesurfing

La Laguna di Lesina è uno specchio d’acqua della profondità massima di due metri. Qui vengono a svernare tantissime specie di uccelli tra cui il fenicottero rosa. «Fino agli anni ’90, solo pochi uccelli venivano nelle nostre zone, grazie a un lavoro ventennale fatto assieme agli altri paesi europei e africani, oggi possiamo  contare su colonie con centinaia di esemplari di fenicotteri rosa – dice Vincenzo Cripezzi, coordinatore LIPU di Puglia e Basilicata e delegato LIPU della sezione di Foggia, che continua – l’abbandono dei rifiuti è una piaga  a cui troppo spesso i Comuni devono far fronte con poche risorse a disposizione: sulla tutela dell’ambiente sono drastico, ci vogliono sanzioni pecuniarie e foto trappole per immortalare gli zozzoni». Continua: «Questa gente con lo smaltimento illegale non paga le tasse e arreca un doppio danno: all’ambiente e all’erario. La laguna è anche luogo di svago di chi pratica kitesurfing, sport velico nato come variante al surf.» «Abbiamo iniziato a fare kite lungo la sponda in zona Cammarata circa quattro o cinque anni fa: oggi il nostro spot si trova nei pressi del canale Acquarotta – racconta Diego Mezzina, referente del gruppo Crazy Kiter, che continua – la scorsa estate abbiamo registrato molte presenze di kiters da Svizzera e Germania: questo sport può favorire la destagionalizzazione e attira turisti amanti del genere e dell’ambiente». Continua Mezzina: «Come associazione ci siamo sempre occupati di ripulire la laguna dai rifiuti e soprattutto dai pneumatici che i pescatori usano come parabordi: ne abbiamo recuperati una cinquantina, che ho fatto smaltire a mie spese, bisogna obbligare i pescatori all’uso dei parabordi per barche».

Il paradiso dei fotografi naturalisti

Rifiuti lungo le sponde della laguna di Lesina. Foto Giorgio Ventricelli

Tra le attività da sviluppare e potenziare in laguna c’è il birdwatching. L’avifauna lacustre presente nella laguna di Lesina è molto ambita dagli amanti dell’osservazione ornitologica. «Le potenzialità sono enormi: la laguna non è solo pesca, la fotografia può dare un grande contributo nel raccontare le bellezze naturali che custodisce – dice Rocco Manduzio, apprezzato fotografo naturalista che conosce ogni angolo della laguna – quando si fa birdwatching è importante non disturbare gli uccelli, per questo è indispensabile che sul territorio, in luoghi strategici, vengano realizzati degli osservatori in grado di ospitare i fotografi i fotografi e camuffarli agli occhi degli uccelli».

Nella laguna ci sono due punti di osservazione dell’avifauna allestiti dall’Amministrazione Forestale: una in località Tamaricelle, vicino Torre Mileto, lungo il perimetro nord; l’altra verso il perimetro sud, a circa un chilometro dall’idrovora. «Ci vorrebbero più punti di osservazione, la laguna di Lesina è molto estesa – dice Rocco Manduzio, che rivela – attualmente le uniche due presenti necessitano di manutenzione, spesso non sono accessibili». Sull’abbandono di rifiuti Manduzio dice che è una piaga che va avanti da anni: «Il territorio da vigilare è troppo vasto e molte persone ancora non capiscono che la laguna non è una discarica: c’è un uso improprio di un bene comune ambientale».

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Una gestione fallimentare dei laghi

«La laguna di Lesina e il lago di Varano sono classificate come acque interne del demanio pubblico: la gestione è competenza dello Stato per tramite del Genio Civile, che ha passato il testimone alle Regioni sul management delle attività turistiche – dichiara Antonio Trombetta, direttore CNA Foggia, che continua – è evidente che la commissione d’uso delle acque dei due laghi andrebbe regolamentata con un atto di indirizzo della Regione Puglia, che deve disporre come utilizzare questo bene comune». Continua Trombetta: «Sulla gestione della pesca professionale e sportiva la Regione Puglia ha accumulato un ritardo ultradecennale: dal 1972 stiamo aspettando un regolamento attuativo definitivo delle attività ittiche  nelle acque interne». Trombetta aggiunge: «Non c’è mai stata una vera attenzione sui laghi da parte dell’Ente regionale, cosa molto grave visto che le due aree ambientali sono state riconosciute come SIC (Sito Interesse Comunitario, ndr): manca un piano di gestione delle due arre lacustri previsto dalle norme comunitarie e nazionali, su questo la Regione è in ritardo e rischia di incorrere in una procedura di infrazione».

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