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Fashion in Fiber Recovery

Bianca Cappello (a cura di), Fashion in Fiber Recovery, Terre di Mezzo, pp. 150, euro 40

“Come dare una vita nuova agli abiti ed ai tessuti di recupero realizzando prodotti fashion di alto livello qualitativo e ad impatto sostenibile per l’eco-sistema e per l’economia?” Se lo sono chiesti alla Provincia di Milano, promuovendo anche per quest’anno il progetto Fashion-in, una selezione di talenti da Accademie di Belle Arti ed Università italiane a confronto con materiali inusuali. Nel 2011 la carta con Fashion in paper; per questa edizione 2012 le fibre tessili di recupero con Fashion in Fiber Recovery. A rispondere, dal 18 al 30 settembre, la mostra allestita alla Triennale di Milano di via Alemagna, su “Il fascino delle fibre tessili di recupero. Giovani talenti della moda e del design italiano per lo sviluppo della raccolta tessile”, evento promosso appunto dalla Provincia di Milano, in collaborazione con Afol Milano, e curato da Bianca Cappello. Che firma anche la cura del bel catalogo.

In catalogo un centinaio di opere (tra abiti, gioielli e accessori) alla scoperta delle fibre tessili e dei tessuti di recupero – così come in mostra, incluso l’annuale appuntamento alla sfilata della moda eco-chic “So Critical So Fashion” dei Frigoriferi Milanesi di via Piranesi – con lavori originali su cui si sono cimentati giovani artisti di Afol Moda Milano, Accademia di Belle Arti di Brera, Politecnico di Milano, Accademia Albertina di Belle Arti di Torino, Accademia di Belle Arti di Firenze, Accademia di Belle Arti di Frosinone, Accademia di Belle Arti di Foggia, Università degli Studi Mediterranea di Reggio Calabria.

Qualche esempio? Abitini da copriletto in piquet o tende in pizzo, da cravatte strappate e cinture promozionali in cotone, da collant lavorati all’uncinetto o sacchi di juta da caffè. Oppure sneakers ricucite su zeppa, pochette da cinture di sicurezza delle auto e asciugamani. Ancora, il riutilizzo degli orditi di scarto, centrini assemblati, tessuti da tappezzeria, lane rigenerate e maglioni dismessi, avanzi di tappeti e feltro ripescato dall’interno di un materasso. Così come impermeabili dal poliestere degli ombrelli rotti e orecchini da matassine di filo, persino corda e galleggiante di una rete da pesca non più in utilizzata in mare. Fondi di magazzino, campionature e vari materiali di scarto.

Ora che le Università e le Scuole di Moda hanno attivato veri e propri corsi di “Ecodesign”, possiamo star forse allora un po’ più tranquilli rispetto ai tempi consumistici del sistema moda, quello tradizionale, che aumenta l’offerta ed il ricambio dei prodotti fashion velocizzando produzione/acquisto con il conseguente sfruttamento intensivo delle risorse e delle materie prime. Qui ora si recupera e l’abito sfoggia la sua seconda vita.

I lavori sono visibili anche sul sito http://www.fashion-in.it dove la collezione accoglie anche i “mi piace” dei visitatori online. Il catalogo – corredato da breve schede di docenti, storici della moda ed esperti – può essere acquistato per corrispondenza, mail a giuseppesimonetti@terre.it oppure a ginevramarino@terre.it

Bianca Cappello (a cura di), Fashion in Fiber Recovery, Terre di Mezzo, pp. 150, euro 40

 

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